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    Mi spiace interrompere il piacevole, gioioso giretto di Chawton, tanto più che vi avevo promesso di completare la lunga ed emozionante visita alla casa-museo e di concederci un tè ristoratore. Torneremo presto al calore del cottage di Chawton, ve lo assicuro. Ma oggi non posso esimermi dal farvi fare una piccola deviazione imposta dalla ricorrenza odierna

    Nel recente viaggio in Inghilterra non abbiamo mancato di visitare l'ultima tappa della vita terrena di Jane Austen. Il giorno dopo aver visitato Chawton, il luogo della sua rinascita, infatti, siamo salite su un autobus poco affollato a Alton per attraversare i pochi chilometri della verdissima campagna inglese fino a Winchester, il luogo della sua morte.
    Jane vi fu portata il 24 maggio del 1817, quando la malattia di cui soffriva ormai da mesi in modo sempre più acuto fece decidere la famiglia a tentare tutto il possibile avvicinandola all'ospedale della città perché fosse curata meglio.
    Che le condizioni di Jane fossero ormai gravi lo testimoniano alcuni particolari: nel mese di marzo dovette sospendere la redazione di Sanditon; poco dopo, il 13 aprile, risulta confinata a letto; ed il 27 di quello stesso mese fa testamento.
    Le sorelle Austen, dunque, arrivarono a Winchester, in una casa in College Street, al n. 8, procurata dalle amiche di famiglia, Elizabeth e Alethea Bigg, che vivevano in città.

    Ed è davanti a questo edificio che andiamo oggi.


    College Street è esattamente dietro l'imponente e splendida cattedrale: passiamo sotto alcuni contrafforti laterali e poi sotto gli archi di un'antica porta medievale, Kingsgate,


    ed eccola subito di fronte a noi.




    Vedendo la strada che è stata l'ultima meta della sua vita, Miss Claire ed io siamo molto turbate. Jane è passata di qui quel giorno, sotto la pioggia (quasi come ora, che è nuvolo e pioviggina...) senza sapere che non avrebbe mai più rivisto l'amata casa di Chawton, né sua madre, che è rimasta là ad aspettarla.

    E sembra di vederla, sofferente ma paziente, sostenuta dalla forza dell'amata sorella, mentre passa sulla carrozza e si ferma davanti alla casa che dovrà ospitarla. Ma qual è, ci chiediamo mentre, imbocchiamo College Street. Sarà quella laggiù, vicino a quell'edificio di quell'improbabile colore verde?...


    I nostri passi sono un po' titubanti: abbiamo quasi la sensazione di disturbare il raccoglimento di quei giorni lontani. E quando arriviamo lì davanti, è difficile non sentirsi improvvisamente tristi, come se Cassandra stessa avesse fatto capolino da dietro questa porta per far entrare il dott. Lyford, il medico che ha in cura Jane.


    Noi ci sediamo proprio lì, sul muretto di fronte.


    E non riusciamo a fare altro che contemplare, in silenzio, la targa, la porta, l'aspetto un po' dimesso della facciata, chiedendoci quale stanza occupasse Jane, se avesse la possibilità di dare un sguardo alla strada per cogliere quella vita quotidiana di cui non riusciva più a fare parte e che tanto le piaceva osservare.

    Il nostro Alloggio è molto confortevole. Abbiamo un lindo Salottino con un Bovindo che affaccia sul giardino del Dr Gabell.
    (lettera al nipote James Edward, del 27 maggio 1817, l'ultima lettera, tra quelle giunte fino a noi, che risulti compiutamente scritta da Jane)
    Non ci è dato visitare le stanze che l'hanno vista patire tanto e a lungo per lasciare questo mondo (oh, così giovane, così piena di cose meravigliose ancora da fare, vedere e raccontare!). La casa oggi è una proprietà privata: un laconico biglietto ce lo ricorda inesorabilmente.


    Ne siamo assai rammaricate ma forse è meglio così: lasciamo che il ricordo di quei giorni di sofferenza riposi per sempre nella memoria delle lettere e delle biografie.
    Nemmeno l'improvvisa uscita del proprietario (un signore di mezza età, con occhiali da vista e camicia bianca, che quasi fugge via dopo aver chiuso la porta - quella porta per noi così significativa!) riesce a scuoterci.
    Non si preoccupi, penso: so bene che noi Janeite possiamo essere davvero insopportabili quando siamo colti da impennate di entusiasmo fanatico per la nostra amata scrittrice. Ma qui è impossibile, glielo assicuro. Ripenso a quei momenti...

    Jane ha soltanto dei rari e brevi periodi di ripresa, del tutto illusori.
    [...] Chi mi assiste è incoraggiante, e parla di completa guarigione. Vivo principalmente sul divano, ma ho il permesso di passeggiare da una stanza all'altra. Sono uscita una volta in portantina, e lo rifarò, e sarò promossa alla sedia a rotelle non appena il tempo lo permetterà. Su questo argomento voglio solo ancora dire che la mia carissima sorella, la mia tenera, attenta, instancabile infermiera, non si è ammalata per le sue fatiche. Riguardo a quanto le devo, e all'ansioso affetto di tutta la mia amata famiglia in questa circostanza, posso solo piangere, e pregare Dio di benedirli sempre di più. (frammento di lettera di data incerta, tra 28 e 29 maggio 1817)
    Nel mese di giugno la sua salute è già del tutto compromessa e peggiora sempre di più, fino a quel 17 luglio quando Cassandra, rientrando in casa, la trova così grave che chiama il dott. Lyford, il quale le somministra un sedativo. Jane perde conoscenza e, lentamente, scivolando via in punta di piedi (una vera signora, fino alla fine) ci lascia alle 4 e mezza del mattino. E' il 18 luglio del 1817.
    I have lost a treasure, such a Sister, such a friend as never can have been surpassed. - She was the sun of my life, the gilder of every pleasure, the soother of every sorrow, I had not a thought concealed from her, & it is as if I had lost a part of myself. I loved her only too well, not better than she deserved, but I am conscious that my affection for her made me sometimes unjust to & negligent of others, & I can acknowledge, more than as a general principle, the justice of the hand which has struck this blow.
    Ho perso un tesoro, una Sorella, un'amica che non potrà mai essere superata. - Era la luce della mia vita, rendeva preziosa ogni piccola gioia, alleviava ogni pena, mai le ho nascosto un mio pensiero, ed è come se avessi perduto una parte di me stessa. L'ho solo amata troppo, non più di quanto meritasse, ma sono consapevole che il mio affetto per lei mi rendeva talvolta ingiusta e negligente verso gli altri, e posso riconoscere, più che come un principio generale, la giustizia della mano che ha vibrato questo colpo.
    (lettera di Cassandra alla nipote Fanny Knight, 20 luglio 1817)
    No, non voglio pensare al prosieguo di questa lettera.  
    La morte di Jane è raccontata da Cassandra con una prosa pulita ma dal tono confidenziale, ed è impossibile non commuoversi leggendola, o sentirsi come degli intrusi che piombano con la loro morbosa curiosità nel mezzo di un momento così doloroso ed intimo...

    Mi alzo dal muretto. E' ora di lasciare qui questi pensieri così cupi. Fa ancora freddo ma il sole ha vinto le nubi: non posso non sorridere mentre penso all'energia che emana dai suoi scritti, piena di luce e calore, alla forza dirompente che scorre sotto le sue parole apparentemente così innocue. Ed è lì che Jane appare più viva e scalpitante che mai.
    Va bene, andiamo. Un ultimo saluto, dunque, prima di tornare a Chawton. 

    Dear Aunt Jane, grazie per avermi insegnato tutto sulla vita, l'amore, me stessa. E per continuare a farlo. 

    Link Utili: 
    - lettera al nipote James Edward, del 27 maggio 1817
    - frammento di lettera di data incerta, tra 28 e 29 maggio 1817
    - lettera di Cassandra alla nipote Fanny Knight, 20 luglio 1817

    Nota:
    Tutte le lettere citate sono tradotte da Giuseppe Ierolli e tratte dal sito jausten.it

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    Oggi vi invito a immergerci nuovamente (e per l'ultima volta) nella frescura confortante della casa di Jane Austen.
    Confesso che, nello scrivere quest'ultimo post dedicato alla nostra visita al cottage, mi è balenato il timore di rivelare troppo, e rischiare di rovinare la sorpresa a chi deve ancora andare in questo luogo magico, quasi come se stessi "spoilerando".
    Ma pensando bene a quali e quante emozioni ho provato nel compierla, pur avendo visto abbondanti testimonianze fotografiche e scritte di chi c'era già stato, il timore mi è passato subito.
    Questa volta, tuttavia, non mi soffermerò a lungo nelle stanze ma cercherò di limitarmi a ciò che mi ha colpito di più (impresa ardua ma necessaria).

    Non voglio farvi attendere oltre e ci incamminiamo subito su per la scala - la stretta, cigolante, luminosa scala che ci porta alle camere al piano di sopra
    ...Dal quale vengono rumori di passi e di voci - e doveva essere questo, penso, il rumore di sottofondo che accompagnava Jane, arricchito dal passaggio delle carrozze e dei cavalli sulla strada, nonché degli animali della stalla e nel cortile...





    Indugio qualche minuto sul pianerottolo davanti a questa finestra, da cui si vede il cortile,


    e poi salgo anche l'ultima breve e stretta rampa. Oh, eccola qui!


    La stanza di Jane...!
    Decisamente, le emozioni non si spengono mai, qui, sembrano semmai alimentate costantemente dalle suggestioni che emanano dalle pareti ed impregnano l'aria.
    Davanti alla soglia, trattengo un po' il fiato... Mi sembra davvero di disturbare. Appoggio lievemente le nocche sullo stipite di legno e mentalmente fingo di bussare e di chiedere "E' permesso?" ed infine entro.


    Tutto (o quasi) qui dentro è una riproduzione, compreso il bel letto a baldacchino, ma non importa: queste pareti hanno accompagnato il suo sonno, i suoi sogni e gli incubi, le notti insonni e i risvegli, e di certo anche le elucubrazioni creative, i mille e mille pensieri sugli intrecci e i personaggi dei suoi romanzi, ma anche le chiacchiere e le confidenze con Cassandra.
    Magari guardando fuori da questa finestra...


    Petra/Miss Claire ed io ci muoviamo con ancora più cautela e non solo per disturbare il meno possibile: questa stanza è magnetica. Ma altri visitatori indugiano sulla soglia e, con grande rammarico, usciamo in corridoio. E restiamo a lungo davanti alla piccola stanza in cui un vetro ci separa da alcuni oggetti originali, tra cui la trapunta fatta da Jane, Cassandra e Mrs. Austen mentre erano a Chawton.

    La visita non si esaurisce certo con l'interno degli appartamenti. Zia Jane ci aspetta dabbasso, nella cucina con l'entrata indipendente incorniciata dalle rose, che abbiamo visto a fianco di quella della casa.
    Ad accoglierci c'è un intenso profumo floreale, di lavanda misto a qualche carezza alla rosa.
    Dappertutto sono appesi fasci di lavanda e di qualche altra pianta odorosa del giardino. 
    Sul grande tavolo di legno, alcune cose attitrano subito la nostra avida e mai appagata attrenzione: 


    una ciotola ricolma di fiori secchi di lavanda, 


    alcuni fogli di carta, una penna con calamaio 


    e un cartello. Scopriamo così che è possibile confezionare un piccolo sacchetto profumato con qualche pezzetto di mussola nonché lasciare un messaggio cimentandosi con la scrittura a penna. Petra ci si prova subito e alla fine ecco l'ottimo risultato:


    un biglietto con un messaggio per le forze dell'universo (Mr. Darcy, where are you?) e due sacchettini con la lavanda del giardino di Zia Jane! (Ci pensate? Questi sacchettini sono ora nelle nostre case!)

    Sì sì, siamo qui ormai da tre ore (perbacco, tre ore!) e se non fosse per lo stomaco che comincia a brontolare per la nostra disattenzione potremmo restare ancora un'oretta sedute sulla panchina in questo angolo del giardino...


    Ma davvero è già venuto il momento di accomiatarci dalla nostra cara Zia Jane?... Petra/Miss Claire ed io dobbiamo convincerci a vicenda, e solo la reciproca rassicurazione che anche domani possiamo fare una passeggiata da queste parti riesce a farci trovare la via dell'uscita.

    L'allegro rumore di stoviglie e chiacchiere che viene dal locale di fronte a noi ci ricorda inesorabilmente che dobbiamo accontentare anche le esigenze del corpo, dopo quelle dello spirito.
    ...niente di meglio di un tè con Zia Cassandra! Sul serio...


    Ma di questo parleremo la prossima volta. Non mi resta che darvi appuntamento per un tè e qualche altro genere di conforto al Cassandra's Cup!

    Link Utili per la vostra visita a casa di Jane Austen:
    - la breve ma esauriente mappa del Jane Austen Trail
    - il sito della cittadina di Chawton (informazioni per i turisti)
    - il sito della cittadina di Alton (informazioni per i turisti)
    - il sito del Jane Austen's House Museum di Chawton
    - dal blog del Jane Austen's House Museum, un post dedicato alla penna e calamaio in cucina

    E non mancate di fare visita al salotto della Collezionista di Dettagli per i suoi racconti su questa emozionante visita!

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    Siamo di fronte all'ormai leggendario cottage di Chawton, l'amatissima dimora che Jane Austen condivise negli ultimi 8 anni della propria breve ma intensa vita con la madre e la sorella Cassandra.
    Abbiamo appena concluso la nostra visita a Zia Jane, consapevoli di aver fatto una vera scorpacciata di emozioni (e foto...) tra il cottage ed il bellissimo giardino che lo circonda.

    Sì, è esattamente come si può ben immaginare: se si riesce ad obbligarsi ad uscire di lì (la mia compagna di viaggio, Petra/Miss Claire, ed io ci abbiamo messo circa tre ore prima di convincerci a vicenda che era ora di andare), è quasi impossibile staccarsi subito da quel luogo e non si può fare a meno di indugiare ancora un po' all'esterno.
    E' come se tutti i sensi non si stancassero mai di guardare quell'edificio, respirare l'aria fresca e odorosa, ascoltare i rumori della placida vita quotidiana, percepire ovunque la presenza di Jane, Cassandra, Mrs Austen e tutte le persone che gravitavano intorno a questa casa.
    ...Ah, ma sto di nuovo lasciando briglia sciolta alla mia sensibility...!
    Il mio sense mi ricorda non solo che una visita di oltre tre ore è già più che sufficiente ma che abbiamo già passato abbondantemente l'ora di pranzo e il corpo ha pure i suoi bisogni primari da soddisfare.

    Dunque, per accontentare i miei insaziabili cuore e mente mentre mi prendo cura del mio vuotissimo stomaco, arriva in mio soccorso niente meno che Zia Cassandra stessa.
    Di fronte al Chawton cottage, infatti, proprio lì, sulla destra dell'incrocio, c'è esattamente ciò che fa per noi, teinomani austeniane senza speranza e con un po' di fame: la sala da tè (what else?...) Cassandra's Cup.
    Venite a prendere un tè con noi.




    dal sito www.yelp.it (foto dell'utente: Jill L.)
    La prima cosa che colpisce gli occhi entrando è proprio l'atmosfera vivace e rilassata. Ma soprattutto, il soffitto, dal quale pendono centinaia di tazze da tè di ogni genere, come stelle nell'unico cielo possibile per una sala da tè. Un particolare subito catturato dal vorace obiettivo di Petra/Miss Claire:


    Di fronte all'entrata, c'è il banco della perdizione assoluta: le torte! (molto inglesi, molto alte, molto cremose, da tuffarcisi dentro!)

    dal sito www.yelp.it (foto dell'utente: Rae D.)
    Una cameriera molto gentile ci fa accomodare nella saletta più interna. Il locale è ancora pieno ma un tavolino per dueè a nostra disposizione in un angolo con scatole di tè e teiere, di fronte alla finestra da cui occhieggia la casa di Jane Austen.


    Scorriamo il menu:


    e scopriamo che, oltre al tipico e vero Full Afternoon Tea (un tè che è quasi una cena), sono disponibili vari piatti, tra cui dei panini variamente e riccamente farciti.


    E per rinfrancarci dalla mattinata densa di emozioni nonché consolarci dal dispiacere che sia già finita, niente di meglio di un dolce adeguato al sacrificio


    e innaffiato dagli opportuni fiumi di tè. Che ci viene servito come si deve (of course!): con un mini-bollitore contenente acqua calda, una teiera, un bricco del latte e due tazze.

    Per chiunque dovesse trovarsi a casa di Zia Jane prossimamente, non posso che raccomandare di effettuare una visita finale anche a questa tea room


    E' un ottimo modo per chiudere in bellezza la visita al Jane Austen's House Museum. Il locale è accogliente, allegro, molto British, si mangia bene in modo semplice e a prezzi modici per il Regno Unito (due panini al salmone con verdure, due bottiglie di acqua, due tè, due mega-fette di torta al cioccolato per un totale di 23 sterline, equivalenti al momento a 29 euro).


    Non ci resta che ringraziare Zia Cassandra e le sue gentili amiche per l'ottimo pranzo tardivo che ci hanno preparato, salutare Zia Jane ancora una volta, e  riprendere  la strada per Alton.
    Mentre mi rassegno ad andarmene, mi volto un istante ancora a guardare la casa da lontano, così come mi era apparsa al mio arrivo,


    e prometto a me stessa che questo sarà soltanto un Arrivederci. See you soon, dear Aunt Jane!

    Link Utili:
    - il sito del Cassandra's Cup

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  • 08/25/12--08:00: Jane's Cup
  • Dopo Cassandra's Cup, la sala da tè austenianissima che accoglie i visitatori di Zia Jane appena usciti da una visita al leggendario cottage di Chawton, non potevo non invitarvi a un altro tè davvero speciale, opportunamente intitolato Jane's Cup

    Ma prima, occorre una doverosa premessa.
    (...suvvia, avete tè e dolcetti e cucumber sandiwiches in quantità a sostenervi in questa breve digressione.)
    La rete è di per sé uno strumento di comunicazione e condivisione senza pari ed i suoi usi distorti fanno solo parte della meschinità umana e non del carattere intrinseco di questa meravigliosa invenzione.
    Da quando sono uscita dal mio guscio austeniano, nel dicembre 2010, per prendere un tè nella blogosfera con chiunque abbia voglia di chiacchierare intorno a Jane Austen, ho conosciuto una quantità di belle persone che continuano a sorprendermi e gratificarmi con la loro attenzione, e so di non esagerare quando affermo che il sentimento di amicizia che ci lega è davvero sincero anche se si esprime in modo virtuale.

    Tra queste persone, c'è Aldina, che molti di voi di certo conoscono essendo la gentile e stralunata (come lei stessa ama definirsi) padrona di casa di Aldina's Corner, con una grande passione, il disegno e la pittura.
    A dire il vero, a questa se ne aggiunge un'altra, evidentemente di uguale intensità: Aldina è un'inguaribile Jane Austen Addict.
    Ebbene: unite disegno e pittura a Jane Austen, aggiungete una serie di chiacchiere e tè via e-mail e sms tra Aldina e me, mescolate il tutto con la generosità e la maestria di Aldina e... ecco Jane's Cup!




    E' stato un regalo sorprendente, arrivato tra le mie avide manine di Janeite teinomane poco dopo il mio ritorno dall'Inghilterra, lo scorso giugno. (piacevolissima coincidenza!)
    Credo fermamente che gli oggetti conservino le energie di chi li ha creati o usati, soprattutto se tali energie sono così positive e forti.
    Perciò in questa tazza donatami da Aldina trovo anche una dose massiccia, praticamente inesauribile di affetto e conforto.


    Il biglietto olografo - che vedete nell'immagine che apre questo post, accanto ad un'edizione di Northanger Abbey illustrata da C.E. Brock comprata proprio a Alton - raccomanda l'uso quotidiano della tazza (e come evitarlo?... impossibile resistere!) asserendo che è terapeutico
    E mentre sorseggio questo tè con voi, posso affermare di non avere alcun dubbio in merito: l'Austen Power - che è, manco a dirlo, una verità universalmente riconosciuta ;-) - viene esaltato da questo manufatto frutto di tante e tali energie benefiche.


    Quando non la uso, la lascio riposare tra altri oggetti da tè, alcuni di Fortnum & Mason (come la mia amatissima teiera). Ottima compagnia.

    Grazie cara Aldina, Janeite dalle mani (e dal cuore) d'oro!

    (Volete una Jane Austen's Cup anche voi? Non esitate a rivolgervi alla sua creatrice, che trovate nel suo irresistibile corner)

    Link Utili:

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    I tè speciali mi piacciono molto, soprattutto quando sono legati alle persone a cui mi sento particolarmente affine e con cui condivido la passione per le magie della cara Zia Jane.
    Perciò, dopo il tè delle cinque dedicato alla creatività pittorica di Aldina, ecco un tè dedicato alla creatività letteraria di un'altra amica regalatami dalla blogosfera, Mara.

    Non so se capita anche a voi ma, quando una persona che conosco scrive e pubblica un libro, io mi sento direttamente coinvolta: innanzitutto mi precipito a comperare l'opera come segno tangibile del mio sostegno al suo lavoro e, una volta iniziato il libro, la lettura diventa un'esperienza davvero unica, un misto di partecipazione emotiva e curiosità oggettiva e... orgoglio un po' infantile di essere tra le persone che possono dire "la conosco!".  Se poi il libro mi piace molto, vengo presa da un entusiasmo che cerco di far diventare il più possibile contagioso.

    Oggi ho intenzione di contagiarvi, quindi, facendo due chiacchiere su questo romanzo, La rivoluzione segreta, un giallo letterario che mi ha catturata fin dalle prime pagine e con tutti gli ingredienti che mi piacciono: un intrigo che affonda le radici nella letteratura e deve essere risolto tra biblioteche, manoscritti, diari ed epistolari, mistero e avventure, riflessioni e intrecci tra Storia, realtà e finzione, il tutto scritto davvero bene, in un italiano forbito ma scorrevolissimo, con una struttura romanzesca solida, personaggi ben caratterizzati, - originale, mai banale o scontato. (E persino qualche riferimento a Jane Austen!)
    Nel panorama editoriale odierno, fustigato dalle mode e povero di qualità, questi elementi basterebbero a far gridare al miracolo... e invece Mara ha dovuto autopubblicarsi per poter condividere questa sua avventura letteraria con chiunque ami la buona lettura.

    Per scoprire i retroscena e la genesi di questo bel libro, ho tempestato di domande la paziente Autrice e, tra un'e-mail e l'altra, ne è nata questa chiacchierata, alla quale vi invito nella speranza di suscitare ancora di più la vostra curiosità di avidi Lettori e Lettrici.


    Ma prima di iniziare con le mie elucubrazioni in forma di domanda, ecco la sinossi raccontata proprio da Mara e che prendo a prestito dal suo stesso blog:
    Ho voluto raccontare la storia di una scrittrice dimenticata vissuta tra la fine del Settecento e l'inizio dell'Ottocento, in un'epoca di forti tensioni sociali, di risveglio della coscienza femminile e di una significativa esplosione della letteratura delle donne. Il libro è articolato su due piani temporali, quello del presente, in cui una giornalista e uno studioso di letteratura attraversano l'Inghilterra alla ricerca di indizi per la decifrazione di un antico manoscritto, e quello del passato, cui dà voce il diario segreto di una poetessa inguistamente scomparsa dalle cronache. Tra biblioteche opulente, archivi preziosi, pagine ingiallite, lettere nascoste e oscuri misteri, sullo sfondo della campagna britannica imbevuta dei colori dell'autunno, i due protagonisti inseguono la soluzione di un enigma che restituirà al mondo la storia di una rivoluzione segreta ispirata ad un intenso, insopprimibile ideale di libertà.

    Diamo il benvenuto a Mara, dunque!


    1) Conoscendo alcuni aspetti della tua vita di appassionata lettrice, bibliofila, insegnante e ricercatrice, so bene che questo libro nasce dalla tua esperienza ma nessuno meglio di te può raccontare come è nata questa storia, quanto tempo e quante enregie hai impiegato per darle la forma che mi è piaciuta tanto. Perciò, ti pongo la domanda di rito (ma mai come ora necessaria): come nasce questo libro?


    M. - “Scrivi di ciò che conosci” è la regola ricorrente suggerita agli aspiranti narratori da tanti scrittori professionisti, tra le pagine dei manuali e durante le lezioni di scrittura creativa. La rivoluzione segreta nasce come conseguenza di questo motto, che nel corso della stesura ho percepito non solo come raccomandazione, ma anche come un bisogno. Tre anni fa uscivo dalla scrittura di una tesi di dottorato dedicata a un’autrice inglese oggi poco nota la cui biografia mi aveva del tutto affascinata: e smessi i panni e le naturali costrizioni imposte dal ruolo di “studiosa” ho sentito la necessità di parlare ancora di lei con maggiore libertà, immaginando di gettare luce sui momenti oscuri della sua vita, in un’atmosfera più lieve eppure più emozionale, quella della fiction. La mia storia scaturisce dal desiderio di onorare questa autrice e, in senso più esteso, di rendere una sorta di ringraziamento alle tante bellezze della cultura britannica. I brani del libro a loro più propriamente dedicati sono quelli che sono usciti più fluidamente dalla penna (dalla tastiera, dovrei dire); un po’ più complicato è stato architettare l’impianto di sapore mystery della storia, che ha richiesto molta concentrazione, molto del mio tempo libero e frequentissimi cambiamenti, cancellazioni e riscritture.

    Anna Barbauld, in un ritratto attribuito a Richard Cosway (1790?)

    2) Hai intrecciato realtà storica e finzione letteraria molto sapientemente non solo perché hai concepito un intreccio giallo di "archeologia" letteraria, condendolo con altri sotto-intrecci più prettamente gialli (che non distraggono affatto ma sono perfettamente funzionali alla trama), ma anche perché hai scelto come protagonista (fisicamente assente ma spiritualmente molto presente) una scrittrice tra fine 700 e inizio 800 che è frutto della tua fantasia - ma non troppo.
    Puoi raccontarmi qualcosa di lei, Allegra, come personaggio del tuo romanzo (ma senza spoilerare, ovviamente), e della figura reale a cui affermi di esserti ispirata?

    M. - Il literary mysteryè un genere che mi appassiona e che riempie la mia libreria, e per questa mia prima avventura da romanziera non potevo scegliere diversamente! Adoro le storie che saltano dal presente al passato, condendo la realtà con la fantasia e viceversa, e in La rivoluzione segreta ho tentato di riprodurre questo tipo di schema narrativo. Allegra Bourget, la protagonista dei capitoli del libro ambientati nel passato, è una donna straordinariamente colta, di spirito gioioso, una poetessa di fama, un’insegnante eccezionale, un’autrice che frequenta i più prestigiosi circoli intellettuali del suo tempo e la protagonista di una vicenda biografica davvero triste, quasi tragica. Una donna con la quale la Storia è stata ingenerosa. Questi sono gli aspetti che ha ereditato dalla figura reale alla quale mi sono dapprincipio ispirata, la scrittrice Anna Letitia Barbauld (1743-1825), della quale compaiono nel mio libro anche alcuni versi (le ho dedicato un sito in inglese: https://sites.google.com/site/aikinbarbauld/). Il resto della vicenda che la coinvolge è frutto della mia fantasia e di tutte le fervide elucubrazioni che hanno riempito i mesi in cui scrivevo la mia tesi. 

    La locandina delle due conferenze tenute da Mara su JA, 01/2012

    3) Pur non essendo in alcun modo direttamente legato a Jane Austen, in questo libro il suo nome ricorre nelle esperienze di uno dei protagonisti. E poiché vedo la cara Zia sempre, comunque e dovunque, sarei pronta a giurare che il suo spirito aleggi costantemente in queste tue pagine, al di là delle citazioni dirette. Mi sbaglio? Se sì, fino a che punto?
    (Ti confesso che, nel leggere come Allegra sia definita "maestra di tutto" e "madre della nostra mente", per me è stato immediato accostare persino lei proprio a Jane Austen! Per non parlare del fatto che l'unica biografia di Allegra sia stata scritta da una nipote... Come non pensare al Memoir di James Edward?... Sono inguaribile!)

    M. - Jane Austen vive sempre dietro le quinte di quello scrivo, e il suo nome è scivolato quasi autonomamente fuori dalla mia penna! Ci sono però dei reali tratti comuni che la avvicinano ad Anna Barbauld / “Allegra Bourget”. Innanzitutto la breve vita di Jane rientra interamente negli anni della vita di Barbauld; nessuna delle due ebbe figli, anche se Barbauld si sposò e li desiderò; entrambe coltivarono affettuosi e duraturi rapporti con i loro nipoti (Barbauld ne adottò uno) e amavano trascorrere il loro tempo insieme ai giovani, che le idolatravano. La citazione che riporti (“maestra di tutto” e “madre della nostra mente”) è ripresa da una lettera che un allievo di Barbauld, ormai adulto, scrisse ad un compagno di scuola parlando della loro amatissima insegnante. Inoltre, sia Jane che Barbauld erano straordinarie conversatrici; i loro spiriti erano frizzanti, e amavano condire di ironia i loro scritti; e last but not least, perché è una componente fondamentale di tanta storia letteraria femminile, erano figlie di un reverendo che generosamente apprezzava i loro sforzi artistici, mentre la relazione con la figura materna si rivelò per entrambe più difficile, meno spontanea, ricca di incomprensioni e di scontri.

    The Nine Living Muses of Great Britain, Richard Samuel, 1778

    4) Se fosse un film (francamente, credo si presti moltissimo), da femminista incallita quale sono mi rammaricherei del fatto che gli attori protagonisti sono quasi tutti uomini mentre solo due sono le figure femminili protagoniste. Eppure, a ben guardare, il ruolo femminileè fondamentale.
    Anna, la giornalista dalla famiglia molto cosmopolita, è un'eroina inconsapevole, che mi ricorda molto quegli eroi involontari e recalcitranti che, ad esempio, tanto amava un grande maestro del giallo cinematografico come Hitchcock. Si ritrova invischiata in un affaire ben più grande di lei e all'inizio non pensa ad altro che a liberarsi dell'impiccio, nonostante la sua natura di giornalista di inchiesta. Poi, trascinata dagli eventi (soprattutto nella figura di Henry Walden, lo studioso), il fascino irresistibile per il mistero che avvolge la figura dell'oscura scrittrice pre-romantica la conquista.
    E proprio lei, Allegra, è l'altra grande protagonista.
    Due donne, una dei tempi che furono ed una contemporanea, per un mistero letterario che si intreccia con la Storia. Non è un caso , vero? Stiamo parlando del ruolo delle donne, figure gregarie, negli eventi pubblici, convenzionalmente nelle mani delle figure dominanti della società, gli uomini?

    M. - La mia storia riproposta in un film? Sarebbe il culmine del sogno! È vero, in La rivoluzione segreta il campionario di personaggi maschili è senz’altro più numeroso, più variegato e forse più “attivo”, ma nelle mie due protagoniste ho cercato di riversare tutta la sensibility (con il significato che ben conosciamo), tutto il coraggio e l’anelito all’indipendenza, il senso della responsabilità, la spinta emotiva e la forte pazienza delle donne di ogni tempo, che per quanto appaiano figure di secondo piano nella quotidianità, sono le artefici profonde di tanto del bene del mondo. La femminilità, come la vegetazione, costruisce lentamente e senza rumore: ma il risultato sa spesso essere di una bellezza commovente.  


    5) Addentrandomi nei dettagli più minuti, ho trovato molto amore anche per un luogo fisico, l'Inghilterra, che è anche un luogo culturale. Nulla di quella realtà sfugge al tuo racconto, anche se si tratta di brevi dettagli sparsi qua e là che però aiutano a creare l'ambientazione e, ne sono sicura, a far conoscere meglio quel paese a chi eventualmente non ci è mai stato e lo considera più sulla base degli stereotipi e non dell'esperienza diretta. Come e quando nasce il tuo amore per questo paese e la sua cultura? Si può dire che ti ha portata al tuo lavoro? Sei una frequente visitatrice della sua terra? Conosci direttamente tutti i luoghi citati nel romanzo? Quelli eventualmente inventati hanno un riferimento a luoghi reali? (Il giardino segreto del Museo Jennings..)

    R. - Ricordo di essermi innamorata dell’Inghilterra in occasione del mio primo incontro con Shakespeare, al liceo. Sono passati tanti anni da allora, e quel “colpo di fulmine” si è tramutato in una passione totalizzante e forse inspiegabile, tanto che ogni volta che ho la fortuna di tornare nel Regno di Elisabetta mi sento come se fossi a casa. Questo amore mi ha indotta a scegliere la facoltà universitaria che ho frequentato, a intraprendere un percorso di studi prettamente letterario, a diventare un’insegnante di inglese che tra una regola grammaticale e l’altra non riesce ad evitare di parlare con trasporto dei musei, delle campagne, dei castelli, della musica, del mare britannico. 
    Cerco di organizzare un viaggio ogni volta che posso, anche se è stata la mia permanenza più lunga (era l’estate di cinque anni fa) a consentirmi di gironzolare in lungo e in largo per l’isola e di accedere a luoghi che mi sono rimasti nel cuore (per esempio Chawton!). I setting delle varie scene di La rivoluzione segreta sono luoghi che ho visto e conosciuto: Bristol, Oxford, St. Paul’s Churchyard a Londra li ho descritti con l’occhio della memoria, mentre l’esterno (con annessa cafeteria) della grande dimora di Lord Caulfield è la rappresentazione di un castello scozzese, e il giardino del museo Jennings è riprodotto, come un mosaico, dall’accostamento di scorci di tanti splendidi giardini che ho visitato in Gran Bretagna (uno su tutti, l’orto botanico dell’Isola di Skye, anche questo un luogo di suggestioni letterarie irresistibili…). 


    6) Infine, ma non meno importante, un altro amore traspare dal tuo romanzo: quello per i libri anche come oggetti (quasi magici, per il potere enorme che racchiudono). Mi sembra evidente anche per chi dovesse conoscerti solo attraverso questo romanzo. Eppure, è disponibile solo in formato elettronico. Presumo sia dovuto a moleplici fattori, tra cui il difficile mondo editoriale italiano in cui pubblicare un'opera prima è estremamente complicato.
    (Permettimi una mia digressione del tutto personale: ho letto molte opere contemporanee, italiane e straniere, negli ultimi tempi, tutte regolarmente pubblicate, e nella maggior parte dei casi mi sono stupita che avessero trovato la strada per la pubblicazione, tanto erano banali e talvolta persino piatte e scritte proprio male, tanto da farmi stupire delle buone cose che ho letto, come se fossero state un'eccezione a questa perversa regola di mercato.)
    Puoi spiegare perché non si tratta di un'incoerenza? Hai provato a proporlo ad una casa editrice? E come consideri il panorama editoriale italiano?

    M. - Per quanto mi sia sforzata di conoscerne i meccanismi, l’editoria italiana è un mondo per il quale fatico a trovare una chiave d’accesso. I consigli elargiti a chi tenta di pubblicare i propri lavori sono molto poco incoraggianti: alcune case editrici rifiutano direttamente i manoscritti, altre oppongono all’entusiasmo dello scrittore lunghissimi tempi d’attesa, e per chi come me è del tutto inesperto la strada verso la stampa del proprio libro è ostacolata purtroppo dal rischio dell’imbroglio, dallo spettro della pubblicazione a pagamento, dalle misteriose figure di certi agenti letterari. C’è chi suggerisce che una tra le vie più sicure sia quella della partecipazione a premi letterari: lo scorso anno ho dunque inviato La rivoluzione segreta ad uno di questi concorsi, e all’esito negativo ho risolto di tentare un’altra strada. Non so se sia stata una buona decisione, ma il fenomeno del self-publishing digitale è per me estremamente interessante: sono una vorace lettrice di ebook, e sebbene anche su di me il libro di carta eserciti un magnetismo tutto particolare, la nuova frontiera della lettura (e quindi della pubblicazione!) su schermo non mi crea alcun disagio. Certo, l’idea di tenere fra le mani un volume “vero”, profumato di tipografia, un oggetto denso di bellezza, lo scrigno di un incantesimo, è allettante… e se ne sta lì sospesa fra i miei sogni. Ma se La rivoluzione segreta avesse nel suo destino di moltiplicarsi in centinaia di file, di viaggiare da un lettore all’altro lungo i cavi della connessione internet, di accendersi sullo schermo di uno smartphone, la soddisfazione e l’orgoglio, per me, sarebbero gli stessi.
    Dopotutto, ciò che conta è la lettura. 


    Ti rinnovo i miei complimenti, Mara, per quest'ottima opera prima e ti ringrazio per avermi regalato ore di piacevolissima immersione nell'avventura della ricerca letteraria nonché nell'amore per i libri ed il loro prezioso, incommensurabile potere.

    Link Utili:
    - La rivoluzione segretaè disponibile nel formato Kindle perciò leggerlo vi costerà davvero pochissimo, poco più di 3 euro.
    Non esitate ad acquistarlo e a leggerlo! La rivoluzione segreta di Mara Barbuni su Amazon.it

    - Per conoscere meglio Mara: il suo blog, Ipsa Legit, dedicato all'amore per la lettura, e il suo profilo.

    Note:
    - Tutte le immagini del post sono tratte dal blog Ipsa Legit.

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    Alcuni anni fa, comprai questo libro ma non riuscii a leggerlo subito e questo rinvio fu fatale: nel corso degli anni dalla sua uscita sul mercato italiano, ho udito o letto troppi giudizi contrastanti, smaccatamente tendenti al negativo, per sentirmi interessata ad iniziarne la lettura.
    Qualche tempo fa, ho visto il film, sulla spinta dei troppi commenti sul fatto che pare essere l'eccezione alla regola secondo la quale un libro è sempre e comunque migliore del film che ne viene tratto. Il film mi è parso una piacevole commedia senza infamia e senza lode, proprio come avevo letto/sentito, in cui, però, Jane Austen non è particolarmente presente. In breve, non ha compiuto l'impresa di invitarmi a passare al romanzo.
    Dunque, ho sempre lasciato questo libro a oziare nella mia libreria senza alcun rimpianto, limitandomi a spolverarlo periodicamente con tutto il rispetto dovuto ad un libro, ammirandone la copertina, davvero azzeccata, ed il titolo, assolutamente invidiabile.
    E no, non è mai servito a nulla blandirmi con il fatto che una delle protagoniste si chiami come me e che l'autrice sia omonima dello sfortunato fidanzato di Cassandra Austen.

    Qualche settimana fa, però, una gentile frequentatrice dei miei tè delle cinque, Teresa, mi ha chiesto se non lo avessi mai letto, aggiungendo alcune domande specifiche. 
    Improvvisamente, a conferma dell'altra regola aurea dei bibliomani per cui è il libro a chiamarti e non tu a sceglierlo, ho sentito la sveglia: con decisione, sono andata a recuperarlo dal suo oblio nell'angolo meno raggiungibile del mio altarino austeniano e l'ho aperto. Per leggerlo. Con molto interesse, per giunta, curiosa di vedere come avrei vissuto questa esperienza libresca e desiderosa di colmare quella che, adesso me ne rendo conto, era un piccola lacuna nella conoscenza del vasto mondo del fenomeno Jane Austen.
    Ma, ahimé, l'esito finale non si discosta molto dall'opinione più diffusa. Ecco perché.




    Di cosa parla? 
    Un gruppo di 5 amiche di varie età decidono di riunirsi in un gruppo di lettura dei romanzi canonici di Jane Austen per aiutare una di loro, Sylvia, appena lasciata dal marito (dopo decenni di matrimonio e una selva di figli) per una donna più giovane e più indipendente. Per fare 6 (come i romanzi canonici) l'organizzatrice Jocelyn, grande amica di Sylvia, invita un giovane che ha conosciuto da poco, Grigg, e che diventa l'unico apporto maschile al gruppo.

    Come sinossi, è meravigliosa. E' esattamente ciò che farei io se solo avessi amiche Janeite come me nella mia città. Fa venire l'acquolina in bocca: sì, le vedo, queste gentili dame, in compagnia dell'unico gentiluomo, lasciarsi andare a parlare di Jane Austen, proprio come faccio io in modo virtuale nei miei tè delle cinque sulla blogosfera!

    L'edizione originale

    Il romanzo si dà una struttura molto rigorosa: è diviso in 6 capitoli, proprio come i romanzi canonici austeniani, a cui si aggiungono un prologo ed un epilogo; ogni capitolo ha un titolo preciso che è una vera dichiarazione d'intenti perché annuncia che "ci riuniamo a casa del tale personaggio a discutere del tale romanzo". 
    Le aspettative nel lettore nascono spontanee (soprattutto se gli occhi che scorrono cotanto titolo appartengono ad una austeniana sfegatata come me) e mi aspetto che l'impronta data in modo così preciso al capitolo venga pienamente soddisfatta da ciò che leggo di seguito. Invece, viene completamente disattesa.

    I 6 attori protagonisti del film JA Book Club

    Purtroppo, non c'è alcuna corrispondenza tra il romanzo oggetto del capitolo e il personaggio che ospita il gruppo e a cui è affidata la trattazione del romanzo. L'assonanza tra i protagonisti del libro e le eroine austeniane è solo accennata risultando troppo schematica e superficiale.
    E le vicende narrate, peraltro piuttosto banali, sembrano del tutto slegate dal filo conduttore del romanzo, per nulla funzionali alla trama (che di fatto non c'è) e ben poco alla caratterizzazione dei personaggi.

    In breve, l'impressione immediata è che l'autrice abbia scritto dei racconti indipendenti tra loro ma di vaga ispirazione austeniana ed abbia tentato di metterli insieme con un filo conduttore accattivante. Ma il risultato è noioso, disordinato, quasi senza capo né coda.

    La locandina del film

    Certo, è interessante proprio questo: le vite dei 6 sono magicamente riunite grazie Jane Austen e  i loro destini ne vengono in qualche modo influenzati. 
    Rendendomi conto di ciò, ho avuto un breve scatto di rabbia libresca: l'idea è ottima, originale, davvero accattivante ma viene trattata male. Ecco, mi sono detta, l'ennesima ottima occasione sprecata.

    Ci sono addirittura alcuni peccati mortali austeniani che non possono essere perdonati, soprattutto perché gettano un'ombra sulla reale conoscenza delle opere di Jane Austen da parte dell'autrice.
    Ad esempio, dice apertamente che il gruppo di lettura credeva che il romanzo I Misteri di Udolpho non esistesse nemmeno. Orrore!

    Grigg (Hugh Dancy)

    E poi le signore del gruppo denigrano apertamente i gusti dell'unico gentiluomo, Grigg, che apprezza la letteratura fantascientifica. No, una vera Janeite non si permetterebbe mai di compiere un atto così meschino: non denigra nessuno per i suoi gusti letterari perché sa, proprio grazie a Jane Austen, quanto la lettura sia un valore, indipendentemente dal genere che si preferisce. 
    Non è forse stata Jane stessa un'appassionata denigratrice del romanzo gotico? Eppure non solo lo leggeva insieme ai suoi familiari ma gli ha pure dedicato un romanzo, Northanger Abbey, splendida parodia del genere.

    Se si ha la pazienza di arrivare al capitolo 4, dedicato proprio al piccolo gioiellino gotico di Miss Austen, il libro sembra cominciare a prendere forma. Purtroppo, segue il capitolo 5, dedicato a Orgoglio e Pregiudizio, dove c'è un trionfo dello scollamento tra quanto viene raccontato e il filo conduttore del romanzo. 
    Ma ecco l'ultimo capitolo, il 6, dedicato a Persuasione. Finalmente il libro assume la sua fisionomia, è piacevole, le storie dei personaggi sono davvero intrecciate con il romanzo austeniano, ci sono vere riflessioni,  tutti gli elementi si mescolano con coerenza. Si parla di più di Jane Austen  qui che non nel resto del libro.
    E non è un caso che le mie sottolineature (appartengo alla schiera dei lettori sottolineatori che costellano le pagine di segni grafici, parole o frasi, e naturalmente sottolineature) sono quasi inesistenti nelle prime 200 pagine e improvvisamente fioriscono nelle ultime 100...
    Ed è un peccato perché siamo alla fine. 
    Però c'è una buona intuizione: una Guida alla lettura.
    Che inizia male, con i riassunti dei romanzi. Chi non li ha mai letti o ne ha letti solo alcuni, e incappa in questa Guida, si perde il piacere della scoperta. Gravissimo peccato mortale austeniano!
    Ma poi si passa aLe Reazioni, una raccolta delle opinioni su JA e i suoi romanzi. Si inizia con quelle che la stessa Jane annotò su Emma e Mansfield Park, che troviamo solitamente incluse con altre opere. Poi seguono quelle di grandi della letteratura che nel corso di questi due secoli hanno scritto su JA e i suoi romanzi. E questo è un punto a favore dell'autrice.

    Tutto negativo, a parte questa Guida finale? 
    No. Qua e là ci sono sprazzi piacevoli: da non perdere nel capitolo 6 il regalo di compleanno che riceve Sylvia e che ha un nome che è tutto un programma, "Chiedi alla Austen", una "palla 8 magica" in cui le 20 risposte standard sono sostituite da Allegra, figlia di Sylvia, con frasi tratte dai romanzi. 


    Un esempio di palla 8 magica standard

    Un regalo che davvero vorrei ricevere anch'io!

    Un esempio di risposta. Immaginate di trovarci una frase di Jane Austen!

    Per quanto possa sembrare lapalissiano e persino banale, questi momenti piacevoli coincidono proprio con l'entrata in scena di lei, Jane Austen. Peccato che venga chiamata in causa pochissimo.
    (il che mi ricorda un altro libro, Sognando Jane Austen a Baghdad: Jane viene citata 1 volta sola e non c'è alcun riferimento diretto o indiretto in quasi 400 pagine).


    In definitiva,Jane Austen Book Clubè un libro con un bellissimo titolo, pieno di promesse non mantenute e con due soli capitoli azzeccati.
    Può sembrare clamoroso ma davvero è meglio il film tratto da questo libro.


    Sono troppo cattiva?... In realtà, sono molto delusa perché, come dicevo, mi sembra un'ottima occasione sprecata malamente. Un vero peccato.

    Link Utili:
    - le Opinioni su Emma e su Mansfield Park in italiano e in originale, su jausten.it
    - che cosè la palla 8 magica su Wikipedia IT e Wikipedia EN
    - che cos'è What Would Jane Do? (che cosa farebbe Jane)


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    Attenti a quei due (e alla mia premessa).
    Gli adattamenti cinematografici o televisivi di Pride & Prejudice sono forse i derivati austeniani più visceralmente discussi: basta nominarne uno dei due  - sì, perché è sempre e solo di "quei due" che si parla - che anche il più rilassato tè delle cinque si trasforma in un'arena piena di forzuti e motivati gladiatori, ben divisi su due opposte fazioni.
    Io sarei costretta ad abbandonare il campo, sorseggiando le ultime gocce del mio tè e scuotendo sconsolatamente la testa.
    Potrò sembrare banalmente e comodamente salomonica ma tra lo sceneggiato BBC 1995 e il film Universal 2005 (di Joe Wright) - "quei due", appunto - non riesco proprio a scegliere la versione che preferisco. Per il semplice motivo che "questa o quella per me pari sono", non riesco a fare a meno di nessuna delle due. Ognuna soddisfa aspetti diversi che cerco in un adattamento del mio amato P&P.


    Ma il punto è un altro: non riesco a capacitarmi dell'ombra che il loro fulgore getta sugli altri adattamenti - come sul fantasmagorico e persino un po' strampalato film MGM di Robert Z. Leonard del 1940, con una super-coppia di attori come Lawrence Olivier e Greer Garson.
    O come sullo sceneggiato BBC del 1980.
    Quanti tra coloro che stanno leggendo queste righe sono a conoscenza di questa versione? O ne hanno anche soltanto sentito parlare?


    Servitevi di molte tazze di tè, accomodatevi sulla poltrona più comoda e partiamo alla scoperta di un adattamento ingiustamente semi sconosciuto.



    Fay Weldon
    Il primo elemento di grande interesse è la sceneggiatura. A scriverla è Fay Weldon, prolifica scrittrice britannica (due esempi su tutti:  The Life and Loves of a She-Devil, in italiano Vita e amori di una diavolessa, Feltrinelli; ed anche Down among the women, Giù tra le donne, La Tartaruga), femminista d'assalto, talvolta controversa, che si è fatta le ossa prima nel campo pubblicitario poi per lunghi anni come autrice per la BBC. Nel 1971, ad esempio, sceneggiò la prima puntata del famosissimo Upstairs, Downstairs.

    La sua verve femminista si ritrova in questo sceneggiato?
    La risposta è sì ed è evidente fin dai primi fotogrammi.
    L'apertura è emblematica, tutta decisamente femminile, concentrata sul matrimonio e sul destino delle donne: l'avvio della vicenda - nonché della riflessione su questi temi portanti - infatti viene affidato ad un personaggio-simbolo, Charlotte

    Charlotte (Irene Richard) e Lizzie (Elizabeth Garvie)

    E non è un caso, neppure questo, che Lizzie parli subito del matrimonio dei suoi, e del diverso carattere del padre e della madre, che li rende quasi due estranei, un esempio di tutto ciò che lei stessa vuole evitare nel matrimonio.
    Nonostante questa apertura "forzata", la fedeltà al testo originale resta: Lizzie replica a Charlotte citando il famosissimo incipit del libro (un particolare che sarà ripreso anche da Davies nel 1995).  
    In pratica, qui Mrs Weldon mette insieme molte informazioni effettivamente presenti nel libro anche se non a questo punto della vicenda: si prende delle libertà, sì, ma funzionali al racconto perché costruisce un'immagine completa della situazione, dipingendola esattamente dal punto di vista di Elizabeth, e cogliendo anche la sottotraccia involontariamente femminista di P&P.

    Le sorelle Bennet del 1980

    Si può dire che i primi 3 minuti siano emblematici del tono dato all'intera trattazione: alla fine delle puntate, la sensazione è che Fay Weldon rimaneggi la materia originale, sì, ma senza inventare nulla di diverso da quanto già creato da Jane Austen - e anche quando lo fa, è del tutto pertinente. In questa caratteristica, forse, lo sceneggiato del 1980 si può definire come la versione più fedele al libro, anche se a modo suo.

    Questo non è l'unico motivo per cui raccomando vivamente la visione di questo sceneggiato. Ma nel farlo, devo sottolineare un'avvertenza.
    La realizzazione è molto teatrale e poco cinematografica, girata su tutta in interni ricavati nei teatri di posa televisivi, per di più con evidenti limiti di budget (i costumi sono quasi tutti rubati da adattamenti già realizzati): forse è questo il suo più grande ostacolo per i nostri occhi di spettatori di oggi, assuefatti al realismo e al lusso delle riprese più moderne.

    Ombre si allungano sugli interni del teatro di posa
    Le critiche più feroci, inoltre, lo accusano di avere attori che declamano le frasi proprio come se fossero su un palcoscenico, senza alcun accento realistico.
    E sì, l'atmosfera di inizio anni '80 è evidente nel "trucco e parrucco", una nota che stona con l'ambientazione fine '700 (spostata, quindi, al periodo in cui Jane Austen iniziò a scrivere il romanzo).
    ...Di certo, occhi più attenti dei miei sapranno cogliere altri difetti.
    Nonostante ciò, invito lo spettatore moderno ad andare oltre questi difetti perché il terzo occhio austeniano di un vero Janeite riuscirà a cogliere tutti gli aspetti positivi di questo adattamento.

    Elizabeth Garvie è Lizzie Bennet

    Il primo riguarda proprio la sua protagonista: non bellissima, grandi occhi scuri, di statura medio-bassa, dal piglio vivace, ironico e leggero senza mai scivolare nel sarcasmo, sempre con un sorriso sulle labbra, Elizabeth Garvie è un'Elizabeth Bennet assolutamente conforme all'originale. Che mi è piaciuta molto.


    E - lasciatemelo dire - finalmente abbiamo una Lizzie davvero meno bella di Jane: Jane 1995 non è affatto bella (lasciando a Jennifer Ehle una vittoria fin troppo facile) e Jane 2005, che lo è senza ombra di dubbio, è comunque offuscata da una Keira Knightley decisamente troppo bella per essere una Lizzie fedele al romanzo.

    Sabina Franklyn è Jane Bennet

    La sorpresa più grande e piacevole viene da Mr Bingley e Jane Bennet: anch'essi, praticamente perfetti.

    Non sono i soliti salamoni (scusate il termine) creduloni e bamboloni a cui ci hanno erroneamente abituati i due più famosi adattamenti moderni, ma hanno il loro carattere.
    Leggendo il romanzo, non ho mai creduto alla Jane buona fino ad essere sprovveduta perché troppe scene la dipingono ben più acuta di quanto non si creda comunemente.

    Osmund Bullock è Charles Bingley

    Né ho mai pensato che Charles Bingley fosse un sempliciotto in balìa di Darcy e delle sorelle: la sua creatrice lo dipinge semmai ostinatamente aperto e sereno, sì, ma con una sua volontà, anche se un po' a scoppio ritardato.

    Moray Watson è Mr Bennet
    Strano ma efficacissimo Mr Bennet, forse il migliore tra quelli che conosco.
    Mr Bennet 1995 mi è sempre sembrato troppo ironicamente cinico, e Mr Bennet 2005 troppo teneramente inetto, quasi due estremi del carattere dello stesso personaggio. Qui invece siamo di fronte al giusto mezzo.
    Da non perdere gli scambi con Mrs Bennet!
    Ma sopratutto, risulta molto toccante l'affettuosità burbera e sincera che mostra verso Lizzie. Una delle scene che mi hanno colpita di più è quella, secondo me geniale dal punto di vista attoriale, in cui Lizzie torna da Netherfield e Mr Bennet la saluta con una stretta di mano più vigorosa ed uno scambio di sguardi complici, lasciando trasparire quanto le sia mancata la compagnia della figlia prediletta. Pochi secondi che dicono tutto.

    Potrei continuare ancora a lungo enumerando i personaggi che mi sono riusciti particolarmente graditi.

    Lady Catherine è esattamente aristocratica e niente affatto quella macchietta che lo sceneggiato 1995 continua ad ispirare anche in chi scrive Austen-inspired novels, anzi, qui è un'antagonista temibile per quanto condannabile.
    Azzeccatissimo è anche Mr Collins, finalmente alto e corpulento, sempre un po' goffo e pasticcione, proprio come viene descritto da Jane Austen.
    Altrettanto azzeccati altri personaggi: i miei zii preferiti, i Gardiner; la giovane, timida, meno bella del fratello, Georgiana; perfetta Miss Anne De Bourgh, a cui Fay Weldon regala momenti non scritti nel romanzo ma pertinenti e soprattutto memorabili (una scena su tutte: il saluto silenzioso ma eloquentissimo, con una stretta di mano intensa, che Anne riserva a Lizzie); Miss Caroline Bingley, dai sorrisi perfettamente forzati, i modi leziosamente falsi, insidiosissima iena da salotto...

    Tessa Pake-Jones è Mary Bennet

    Molto attenta è Mrs Weldon nei confronti di Mary: le regala una ribalta decisamente più vasta (è lei che apre lo sceneggiato correndo in casa a potare la lieta novella dell'arrivo di un nuovo padrone di Netherfiled) anche se la ridicolizza forse un po' troppo ma tale ferocia è comunque funzionale alla condanna di tanta presunzione e pedanteria scritta nelle pagine di Jane Austen.
    ...potrei continuare, sì, anche enumerando le piccole delusioni: un Wickham troppo dandy e vanesio per essere anche solo vagamente l'ammaliatore di una contea intera; un finale troppo frettoloso, che ci priva della memorabile scena tra Mr Bennet e la sua prediletta Lizzie...
    So che buona parte degli ospiti di questo tè televisivo stanno aspettando soltanto una cosa...

    Che dire del Mr Darcy di David Rintoul?

    David Rintoul è Mr Darcy

    Inevitabilmente, è qui che i giudizi si fanno più discordanti. Chi lo trova talmente legnoso da sembrare un pezzo di granito del tutto inespressivo, chi invece ne percepisce la profonda virile dignità e lo assurge a Darcy perfetto.
    Io sono con i detrattori, ma non del tutto. E' senza dubbio molto lontano dal "mio" Darcy ideale, composto dai più disparati ingredienti presi da questo o quel Darcy (essenzialmente tre: Olivier, Firth e Mac Fadyen).
    Risulta troppo sbilanciato sull'orgoglio fino a passare il limite e risultare estremo, e cioè snob, presuntuoso, arrogante. Ma, a ben pensare, non è esattamente così che lo vediamo nelle righe di Jane Austen, attraverso gli occhi di Elizabeth, almeno fino a Pemberley? Un baluardo vivente dell'orgoglio di classe, un monumento al la presunzione?... In breve, il mio è un giudizio negativo solo al 90%...
    C'è un aspetto positivo, tuttavia, non trascurabile: la voce. Per chi come me si sdilinquisce nel sentire una sola sillaba pronunciata da Matthew Mac Fadyen, il Darcy del 2005 (la voce di Darcy per eccellenza, per me), qui troverà un sorprendente degno concorrente!

    Da notare i disegni dei titoli di testa, sempre anticipatori di ciò che troveremo nella puntata.


    Non vi ruberò altro tempo e vi lascerò scoprire tutti gli aspetti, piacevoli e non, di questo sceneggiato, non senza rinnovare l'avvertenza a proposito della sua "confezione", visibilmente sorpassata e povera (che purtroppo può risultare persino fastidiosa in alcuni momenti chiave del romanzo, resi con voci fuori campo e lunghi minuti di quasi fermo immagine) ma che invito tutti a superare per poter ri-scoprire uno sceneggiato ingiustamente dimenticato.

    Quanto a me, l'ho già guardato tre volte da quando l'ho visto per la prima volta, recentemente - a proposito: ringrazio vivamente una frequentatrice dei nostri tè delle cinque, Donisan, il cui commento in proposito mi ha spinto definitivamente a scoprire questo adattamento.
    Di certo, Pride & Prejudice della BBC, 1980, sceneggiato da Fay Weldon, figurerà d'ora in poi tra le versioni che frequenterò di più.

    Il prossimo tè delle 5 sarà dedicato ad un libro di Fay Weldon, che ancora una volta ci riguarda da vicino: Letters to Alice on first reading Jane Austen - un testo che conferma l'amore di questa autrice per l'opera della cara Zia Jane.
    A presto!



    Link Utili:
    - Tutto lo sceneggiato P&P BBC 1980 in originale, senza alcun sottotitolo (grazie a Ksliron!)
    - E se dopo averlo visto, volete conservarlo come si deve nella vostra collezione austeniana, il DVD è a disposizione su Amazon.

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    Ho scoperto questo libriccino - minuscolo ma densissimo - del tutto per caso, passeggiando nella blogosfera alla ricerca di tracce sull'adattamento televisivo BBC di Pride & Prejudice che Fay Weldon sceneggiò nel 1979 (andato in onda nel gennaio del 1980).
    (per tutti i dettagli in merito, si veda il post: (Ri)Scoprire Pride & Prejudice BBC 1980

    Minuscolo è un aggettivo forse adatto alle sue dimensioni (e anche al fatto che è tra i lavori meno conosciuti di Mrs Weldon) ma non certo alla sua qualità:  la sua portata in termini di sollecitazione delle nostre celluline grigie, infatti, è inversamente proporzionale alle sue dimensioni ridotte.
    E non si limita all'argomento principale, cioè Jane Austen.
    Intendiamoci: non c'è nessuna grandiosa rivelazione ma è un lussuosissimo, frizzante, talvolta commovente  e di certo sempre originale spunto per la riflessione su ciò che, in quanto Janeite, amiamo di più: Jane Austen e le letteratura.
    E che per questo io consiglierei vivamente anche a coloro che di Jane Austen non hanno mai sentito (anche volutamente...) parlare.




    Fay Weldon, opportunamente ritratta tra i libri

    Si tratta di un saggio in forma epistolare, evidentemente ispirato dalle lettere che la stessa Jane scrisse alla nipote Anna Austen Lefroy, commentando la sua aspirazione ad essere anch'ella scrittrice.
    Si tratta di 16 lettere che Aunt Fay scrive alla nipote Alice, presumibilmente una figura inventata poiché non mi risultano nipoti di Fay Weldon con questo nome - un nome però assai eloquente, non trovate?, perché ci ricorda quell'Alice nel paese delle meraviglie che intraprende un viaggio alla ricerca di se stessa e del significato della vita... Anche questa Alice ha il suo "paese delle meraviglie", ancora non lo sa ma ci penserà Aunt Fay a farglielo scoprire.

    Tutto parte dalla lettera in cui Alice, studentessa diciottenne aspirante scrittrice, si lamenta con cotanta Zia di dover studiare Jane Austen, che ritiene noiosa e del tutto inutile.
    (Uh, ho fortissimo il sospetto che questa sia la cristallizzazione di una miriade di frasi sentite o lette nelle numerose lezioni, conferenze, presentazioni tenute da Mrs Weldon...)

    L'espediente delle lettere è indovinatissimo perché il taglio è più colloquiale e permette all'Autrice di vagare senza remore nei meandri dei propri pensieri.
    Forse, questo può spiazzare chi legge: il libro non segue alcuna trama, alcun filo logico, apparentemente; parte, viaggia qua e là e poi si ferma. E anche all'interno delle lettere, dei paragrafi, delle singole frasi, parte, viaggia, e ritorna... Sembra quasi un flusso di coscienza in forma epistolare. 
    Ma nel frattempo ha raccolto molte riflessioni e suggestioni apparentemente poco coerenti e del tutto slegate da Jane Austen e invece pertinentissime. 


    In questo suo girovagare, Fay Weldon parte da Jane Austen per raccontare il suo punto di vista sul mestiere di scrivere, sul mondo dell'editoria, e sulla funzione sociale ed etica della letteratura, nonché sull'esperienza favolosa della lettura che porta noi, lettori, a fare quattro passi nella City of Invention (dove ogni scrittore e ogni genere letterario ha la propria casa), il paese delle meraviglie che Alice imparerà presto a conoscere ed amare.

    Sì, ci sono innumerevoli e imperdibili riflessioni sull'opera austeniana - moltissime su Mansfield Park e Emma, e persino su Northanger Abbey o Lady Susan, un po' meno su Pride and Prejudice e Persuasion e praticamente nulla su Sense and Sensibility...
    (Aunt Fay ha le sue opinioni e in una lettera, così privata, così informale, può permettersi di dire ciò che vuole!)



    ...ed anche sulla vita di Jane e sui sacrifici che ha affrontato per conservarsi il diritto di scegliere di continuare a leggere e scrivere, nonché sul rapporto difficile con la madre (e l'influenza che ciò ha avuto sulla sua scrittura), fino a formulare ipotesi sul perché Jane non si sia sposata...

    ...e ancora, da qui, ecco Fay Weldon riflettere sulla vita delle donne a quei tempi (sì, decisamente, c'è un'eco della Stanza tutta per sé di Virginia Woolf!), e ripetere a questa fantomatica Alice "Quanto sei fortunata!" come un mantra propiziatorio della sua autodeterminaizione affinché metta a profitto ciò che le donne di oggi hanno ottenuto anche grazie al paziente, durissimo lavoro di donne del passato come Jane (per di più ricordando ad Alice di rispettare e onorare il lavoro di casa, per la fatica e le frustrazioni millenarie che racchiude...)... La scrittura di Jane Austen (e di tutte le donne scrittrici) diventa un piccolo miracolo guadagnato con le unghie e con i denti. 



    Ma soprattutto, questo saggio in forma di lettere contiene una grande dichiarazione d'amore per il mestiere di scrivere, ritenuto una vera e propria missione, con un ruolo sociale e morale di massima importanza, purtroppo messa a dura prova dalla spinta troppo commerciale del mercato dell'editoria, assai spesso dimentico dell'altra spinta, quella alla qualità di ciò che si pubblica.
    In breve, Aunt Fay impartisce, a noi come alla sua ingenua ma appassionata nipote, una piacevolissima ed indimenticabile lezione di vita tra Jane Austen e Letteratura, in 16 lettere.

    E' un tale piacere lasciarsi trascinare in queste riflessioni, non solo austeniane, dalla prosa vivace di Fay Weldon che non aggiungerò altro a questo breve tè delle cinque se non l'invito a visitare anche questa stanza della casa di Mrs Weldon nella City of Invention dove abitiamo noi tutti, Lettori Insaziabili, nonché Janeite.

    Fay Weldon - Letters to Alice on first reading Jane Austen

    Brossura, 160 pagine
    Editore: Sceptre (6 maggio 1993)
    Lingua: Inglese (purtroppo, non è disponibile alcuna traduzione in italiano)
    ISBN: 9780340589373

    Nota: ci sono molte diverse edizioni di questo libro, come mostrano le copertine che ho inserito nel post; qui indico quella che ho il piacere di ospitare nella mia libreria.

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    Un gioiellino. Ancora un po' grezzo, sì, ma così brillante da splendere di una potente luce propria nonostante la sua immaturità. 
    Questo si può dire dell'insieme di tutti quegli scritti che Jane Austen compose durante l'adolescenza, approssimativamente tra il 1787 ed il 1793, raccolti sotto il nome di Juvenilia e che lei stessa aveva catalogato in tre volumi dai nomi pomposissimi - Volume The First, Volume The Second, Volume The Three - già applicando a se stessa e alla propria vocazione di scrittrice quell'ironia sferzante che avrebbe deliziato schiere di lettori nei secoli seguenti.
    Ed è sempre con grande rammarico che devo constatare come questi scritti piacevolissimi siano pressoché sconosciuti persino presso i più convinti ammiratori della cara Zia Jane.

    Non mi sono stupita, dunque, quando nel 2010 Donzelli Editore pubblicò questo Jack & Alice - Ozi e vizi a  Pammydiddle e molti Janeite italiani furono sorpresi e si trovarono in preda a mille domande sulla provenienza di questo scritto.
    Mi sono invece assai rallegrata del fatto che una casa editrice italiana, di propria iniziativa, abbia colto una delle gemme più preziose di quel gioiellino dedicandole tante premurose attenzioni.
    Questa edizione di Jack & Alice, infatti, è illustrata con disegni originali di una giovane artista inglese, Andrea Joseph, commissionati appositamente da Donzelli.
    E' dunque con grande soddisfazione (anche un po' nazionalista) che ho scoperto sul blog dell'artista, in alcuni post dedicati a questo splendido libriccino, che questa edizione è un pezzo unico, persino ricercato dagli stessi lettori anglofoni, perché non ancora uscito in inglese.

    Ebbene, oggi vi invito ad un tè delle cinque molto prezioso, alla scoperta di un piccolo, grande racconto di una piccola ma già grande (grandissima) Jane Austen, in un'edizione piccola solo per le dimensioni perché grande nella qualità.

    E se riuscirò ad incuriosirvi, una volta bevuto il vostro tè non mancate di trattenervi per un commento:
    potreste avere la fortuna di 
    vincere una copia omaggio 
    di questo libro...!




    Immaginate una Jane Austen quindicenne, mossa dalla sua mente vivacissima e dalla sua irrefrenabile curiosità a conoscere il mondo e a rappresentarlo con il mezzo espressivo a lei più congeniale, la scrittura. Immaginatela mentre scarabocchia qualcosa sul foglio, facendo sfrigolare la penna con la stessa allegria con cui poi leggerà quelle righe a tutta la famiglia riunita alla sera per il dopo cena.
    Sulla pagina, questa giovanisima Jane mette tutto ciò che colpisce la sua sensibilità impastando gli elmenti con tutte le qualità che ritroveremo nell'adulta, scrittrice di capolavori immortali

    Come giustamente sottolinea Giuseppe Ierolli nell'introduzione alla sua traduzione degli Juvenilia:
    Qui queste qualità sono allo stato puro, la piccola Jane non si preoccupa troppo dell'ortografia e della sintassi, sembra quasi correre sulle pagine come una bambina, e poi un'adolescente, che si diverta a smontare e rimontare a proprio piacimento i giochi che la appassionavano tanto: la lettura dei romanzi e la messa in scena in famiglia di lavori teatrali adattati alle capacità di figli e parenti degli Austen.

    In Jack & Alice, il genio ironico di Jane scorre libero e trascina il lettore in un divertentissimo ritratto dei tanti vizi e delle poche, praticamente nulle, virtù degli abitanti di Pammydiddle (un gioco di parole che potrebbe essere tradotto con "Imbrogliopoli"), un villaggio in cui accade tutto quanto potremmo leggere in un romanzo austeniano, ma senza alcun romanticismo.
    Anzi, qui Jane Austen sembra parodiare non solo i romanzi gotici e quelli sentimentali, quelli moraleggianti e quelli educativi, ma soprattutto se stessa, in anticipo sui tempi.
    Non a caso la stessa casa editrice ha scelto questo frammento dagli Juvenilia per questa sua caratteristica e, nella sinossi sul proprio sito, definisce questo racconto un "romanzo in miniatura".


    C'è un'eroina molto anti-eroina, Alice, che affida le proprie pene d'amore per il bello e impossibile Charles Adams(un Mr Darcy esilarante nell'estremizzazione dei suoi difetti) a fiumi di un irresistibile Vinello e alle premure di una giovane vedova, Lady Williams, sconclusionata come i consigli strampalati che le dispensa con la più serafica naturalezza (quasi una Miss Bates portata alle estreme conseguenze).
    Intorno a loro, tanti personaggi perfettamente delineati con pochi tratti (come la signorina da marito mossa al delitto da un'Invidia smisurata, o il giovane alcolizzato che ci rimette le penne) si destreggiano tra giochi d’azzardo, passeggiate bucoliche e balli in maschera.

    Questo racconto è perfetto se letto ad alta voce davanti a qualche familiare o amico, proprio come era solita fare la sua Autrice, per gustarne tutta la forza evocativa e lo splendido gioco teatrale.


    La bellezza trascinante del racconto non è l'unico motivo per mettere le proprie avide manine austeniane su questo libriccino edito da Donzelli.
    La narrazione, infatti, è intrecciata alle puntualissime illustrazioni di Andrea Joseph, che Donzelli le ha commissionato appositamente.
    Il destino, forse, ha giocato a favore di questo felice accostamento grazie ad una serie di coincidenze significative.
    Infatti, questa artista vive e lavora in un luogo austeniano per eccellenza, il Derbyshire (Vi ricorda qualcuno?... E un luogo di sogno, in particolare?...).
    Inoltre, c'è una seconda coincidenza che mi rende questo connubio particolarmente gradito: Andrea Joseph è stata selezionata nel 2009 tra gli illustratori in mostra alla Fiera del libro per ragazzi di Bologna, la mia città.

    I suoi disegni, a china e a matita, sono particolarmente curati nei minimi dettagli.


    Ho chiesto alla mia cara amica Petra Zari - illustratrice, fotografa e web designer (la grafica di questo blog è sua) nonché padrona di casa del blog La collezionista di Dettagli - di darmi il suo parere esperto su questi bellissimi disegni:
    Da artista e grafica, non posso che ammirare la bravura di Andrea Joseph, in particolare, nell'interpretare con successo il tono ironico di una giovanissima - ma già argutissima - Jane Austen.
    Può sembrare semplice illustrare un piccolo volumetto più simile ad una favola che ad un racconto, ma cogliere le sfumature, i sottintesi insiti nelle parole e tradurle in disegno, mantenendo intatto il tono ironico, è un'impresa ardua, eppure questa giovane artista sembra possedere la stessa sensibilità della scrittrice e, ovviamente, il talento sufficiente a renderla in segni e colori.
    L'uso della china è appropriato, poiché si avvicina molto all'effetto delle stampe da incisione usate per illustrare i volumi dell'Ottocento, il tocco del colore, sia a china che a matita, unito ad alcuni "tagli moderni" attualizza il tutto; le atmosfere sono ricreate intelligentemente a metà tra lo stile regency-vittoriano (ci sono molte "citazioni grafiche del tempo") ed il tono fantastico delle favole - evocazioni spontanee da Alice in Wonderland e dame e signori che ricordano principesse e principi.
    Interessanti i dettagli "inverosimili" intercalati nelle molte silhouette e figure, a sottolineare il tono ridicolo dei personaggi nella caricatura disegnata con parole dalla Austen.
    Complimenti a Donzelli Editore per la scelta dei colori, della carta avorio e persino il formato usati per questo volumetto di puro divertimento: lo eleggono tra i gioielli austeniani da collezionare, che voi siate Janeite o meno.

    Questo libriccino, dunque, offre l'occasione di uscire dai "soliti" romanzi canonici e fare la conoscenza di uno
    splendido racconto giovanile di Jane Austen in un'edizione preziosa, che segna l'esordio di una giovane e talentuosa illustratrice, conterranea dell'autrice e quindi doppiamente perfetta per dare vita alle sue parole.
    Praticamente da non perdere per ogni appassionato Janeite.


    Se ancora non avete questo libro e 
    siete curiosi di immergervi tra le sue rutilanti pagine, 
    partecipate al

    GIVEAWAY di Jack & Alice - ed. Donzelli

    Ecco le semplicissime condizioni:
    - essere lettori fissi di questo blog, Un tè con Jane Austen
    - lasciare un commento a questa recensione, pertinente all'argomento
    - indicandovi il proprio indirizzo e-mail (servirà per comunicare in caso di vincita).

    L'estrazione a sorte avverrà domenica 21 e sarà comunicata in un post apposito quindi avete tempo fino alla mezzanotte di sabato 20 per partecipare!
    Il fortunato vincitore riceverà in regalo dall'Editore Donzelli una copia di Jack & Alice - Ozi e vizi a Pammydiddle.

    JANE AUSTEN

    Jack & Alice
    - Ozi e vizi a Pammydiddle -


    Editore: Donzelli
    1a ed. 6 aprile 2010
    Collana: Wallpaper
    Rilegato, 74 pagine
    Lingua: Italiano
    ISBN: 9788860365224


    Link Utili:
    - la pagina di Jack & Alice - Ozi e vizi a Pammydiddlesul sito di Donzelli
    - la raccolta di recensioni dedicate a questo libro sul sito di Donzelli
    - i post dedicati a Jack & Alice - Ozi e vizi a Pammydiddle  sul blog dell'illustratrice Andrea Joseph
    - il sito di Giuseppe Ierolli, dedicato a Jane Austen e alle sue opere: jausten.it
    - il sito di Petra Zari, dedicato alle sue passioni tra arti figurative, libri e Jane Austen: La Collezionista di Dettagli

    Note:
    Le immagini sono state gentilmente fornite da Donzelli Editore.

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    E' venuto il momento di radunarci nei saloni di Pemberley per festeggiare degnamente la persona che è stata scelta dalla Dea Bendata (attraverso Random.org...) per vincere il primo GiveAway di Un tè con Jane Austen.
    Come annunciato nel post della scorsa settimana, il premio è una copia gratuita di un piccolo gioiello dell'editoria italiana, Jack & Alice - Ozi e Vizi a Pammydiddle, racconto (o, meglio, romanzo breve) di una giovanissima Jane Austen che Donzelli Editore ha scelto per questa splendida edizione illustrata da Andrea Joseph, una giovane artista del Derbyshire.
    (Per tutti i dettagli su questo libro, vi invito a leggere il post Un gioiellino austeniano per un Giveaway preziosissimo)

    Non indugerò oltre e procedo subito all'estrazione e alla proclamazione.
    Ecco l'elenco dei partecipanti, in ordine di commento:


    Ed ora, rullo di tamburi per sapere chi ha vinto...


    GIADA M.

    Congratulazioni, Giada!
    E grazie a tutti coloro che hanno partecipato!

    Per loro ho ancora un annuncio da fare: le ragioni per festeggiare non sono esaurite.
    Nel mio bollitore, per i frequentatori fissi di questa sala austeniana sono in serbo altre sorprese libresche: ve lo rivelerò tra pochissimi giorni...

    Non perdete il prossimo tè delle cinque!


    A Giada, vincitrice del mio primo Giveaway, un ultimo brindisi con la mia tazza per le grandi occasioni, creata dalla brava e cara amica Aldina (di Aldina's Corner).

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    Oggi ho una bella notizia per tutti coloro che hanno partecipato al recentissimo GiveAway.
    (e presto ce ne sarà una anche per chi non ha partecipato ma è comunque un lettore fisso del blog - ma ogni cosa a tempo debito!)

    Domenica scorsa, in occasione della premiazione del GiveAway dedicato a questo bel libro, avevo anticipato che ci sarebbero state altre occasioni libresche per rendere ancora più preziosi i nostri tè delle cinque.
    Ed è con grande piacere che posso annunciare che Donzelli Editore desidera dare agli appassionati Janeite che hanno partecipato al GiveAway, ma non hanno vinto, un premio per l'interesse dimostrato verso questa iniziativa editoriale, esclusiva e originale.
    Per questo, offre  uno sconto del 30% sull'acquisto di Jack & Alice - Ozi e vizi a Pammydiddle.

    (aggiornamento del 30/10/12:) 
    L'Editore spedirà il libro direttamente a casa, in contrassegno (cioè: pagamento alla consegna), a prezzo scontato (-30% sul prezzo di copertina), spese di spedizione gratuite. 
    In pratica, con 10 euro ricevete a casa il libro.

    Se si è interessati, usufruirne è molto semplice. E' sufficiente:
    - avere partecipato al GiveAway
    - inviarmi un'e-mail richiedendo il libro e indicando l'indirizzo per la spedizione.

    Sono molto contenta di avere l'occasione per ringraziarvi concretamente della vostra partecipazione.

    ...e chi non ha partecipato? Come dicevo in apertura: un po' di pazienza, tra qualche tempo ci sarà un pensierino anche per voi.

    Ai prossimi tè delle cinque, dunque!

    Link utili:



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    Inevitabilmente, le danze riempiono le pagine delle opere di Jane Austen. 

    Innanzitutto, perché facevano parte della vita quotidiana dei suoi tempi.
    I balli avevano una funzione sociale fondamentale perché permettevano alle persone di incontrarsi e conoscersi derogando, entro limiti ben precisi, alle rigide regole che governavano i rapporti umani. Erano le sole occasioni in cui giovani di ambo i sessi potevano non soLo interagire direttamente ma anche toccarsi, anche se solo per il brevissimo intreccio delle mani durante una danza. Questa prossimità, questa promiscuità fisica, che oggi appare così casta da sembrare addirittura inesistente, annullava temporaneamente alcune barriere.

    In secondo luogo, perché Jane evidentemente ama raccontare tutto quanto ruoti intorno alle occasioni danzanti.
    Le biografie familiari e le lettere, infatti, ci restituiscono l'immagine nitida di una donna appassionata di musica e ballo, che si prepara attentamente curando abiti e accessori (secondo le possibilità concesse dalle sue finanze sempre limitate), pregustando il divertimento e addirittura rinnovandolo nel piacere di raccontare nei particolari e con dovizia di commenti personali tutto quanto vi è accaduto.

    Il leggendario Almack's di Londra

    Leggere il libroA dance with Jane Austen di Susannah Fullerton, edito da Frances Lincoln Publishers significa immergersi totalmente nelle pagine dei romanzi di Jane Austen e, attraverso di essi, nella moda e nel costume dell'epoca.
    Inoltre, se vi sentite perfettamente in sintonia con la cara Zia Jane perché amate ballare, siete ballerini provetti, ammirati e ricercati ed avete nella memoria serate in cui non avreste mai smesso di volteggiare, questo libro fa al caso vostro perché qui troverete coniugate due diverse ma intense passioni, quella per Jane Austen e quella per il ballo.



    Jane (Anne Hathaway) balla con Thomas Lefroy (James MacAvoy)
    nel film Becoming Jane

    E' evidente che leggendo A Dance With Jane Austen mi sono divertita un mondo perché tanto il cuore quanto la mente sono stati pienamente appagati.
    Innanzitutto, l'analisi precisa e approfondita di Susannah Fullerton è condotta con un riferimento costante alle vicende raccontate nei romanzi o nelle lettere di Jane Austen. Inoltre, questa precisione documentale e accademica è coniugata alla prosa divulgativa, perciò ogni capitolo scorre via piacevolmente proprio come i nostri piedi farebbero sul pavimento di una sala al suono della musica.
    Ad accompagnarci, c'è un corredo di immagini bellissime e pertinenti, in una confezione di  ottima qualità.


    In breve, tutto concorre a farci sentire come se noi stessi dovessimo prepararci per andare ad una serata danzante in compagnia delle sorelle Bennet o di Jane Austen stessa, cominciando dall'abito e accessori, continuando con le lezioni necessarie per imparare le diverse danze, per finire con l'organizzazione del tragitto da e verso la destinazione e, soprattutto, l'attenzione scrupolosa all'etichetta del ballo e ai segreti di tutte le danze che vengono eseguite.
    Praticamente, scopriamo questo aspetto fondamentale della vita dell'epoca insieme a Jane ed ai suoi personaggi.



    Molto opportunamente, l'autrice definisce il ballo come "a vital arena for courtship", un'arena fondamentale per il corteggiamento, sottolineando come da "dance partners" i due membri della coppia diventino "marriage partners"- in perfetta sintonia con il famoso e argutissimo giudizio con cui il mio amato Henry Tilney intrattiene Catherine in Northanger Abbey al capitolo 10!

    Catherine (Felicity Jones) con Henry Tilney (J.J. Field)  in Northanger Abbey,  ITV 2007

    Nelle storie raccontate da Jane Austen, infatti, le danze tra eroina ed eroe sono anche metafora dell'incontro tra due anime e del loro lungo, articolato cammino nella conoscenza reciproca, verso l'unione finale. E soprattutto sono sempre perfettamente funzionali alla vicenda. Mrs Fullerton ce ne fornisce alcuni esempi eloquenti.

    Il ballo più lungamente descrittoè quello che troviamo in The Watsons (fin dalle prime righe, la vicenda ruota intorno a questo splendido ballo "nella città di D." del 13 ottobre) e vi accadono cose determinanti - non a caso,  Virginia Woolf spende parole entusiastiche per sottolineare la maestria di Jane Austen in questo frangente.

    L'eroina austeniana che balla meno di tutteè l'amatissima Anne Elliot, che in Persuasion non balla affatto ma, in una scena memorabile, si mette al servizio dell'allegria altrui, suonando al pianoforte, preda delle sue emozioni e del suo cuore spezzato, mentre tutti ballano e si divertono.
    Jane ci racconta così che i suoi giorni danzanti sono passati e la cosa è conclamata: è una zitella e nessuno si premurerà più di invitarla a ballare - pesante  metafora per sottolineare la sua uscita dal mercato matrimoniale.

    Anne (Amanda Root)  al piano, dal film Persuasion, BBC 1995

    L'eroina che balla più di tutteè, invece, la frizzante Catherine Morland che, nella ridotta misura del breve Northanger Abbey, volteggia in ben sei balli - tutti, però, rigorosamente funzionali alla vicenda perché ogni volta accade qualcosa che fa procedere la trama velocemente.

    (Non trovate singolare che le due opere accomunate dall'essere state pubblicate insieme e postume siano accomunate anche dall'essere i due estremi di questo aspetto "danzante"?)

    Ma forse il migliore esempio della funzionalità narrativa del ballo viene inevitabilmente da Pride & Prejudice: il primo ballo, nelle assembly rooms di Meryton, apre le danze anche dell'intera vicenda (tra l'altro, Elizabeth e Jane incontrano Bingley e Darcy)



    mentre il grande ballo privato di Netherfield è un capolavoro di orchestrazione e svolgimento della trama.
    Questo ballo "all'ultimo sangue" (come mi piace definirlo) è un vero duello danzante tra Elizabeth e Darcy, che si lasciano e si prendono, nella danza come nel dialogo al fulmicotone.

    Darcy (Matthew MacFadyen) e Elizabeth (Keira Knightley)
    si  confrontano al ballo di Netherfiled

    Intorno a loro accadono molte cose su altri fronti e l'abilità di Jane Austen nel dipingere il quadro generale con dovizia di particolari è qui al massimo.

    E' evidente che i capitoli più belli per me sono proprio quelli in cui i balli nei romanzi sono analizzati nella loro funzione narrativa: Assembly Balls e Private ma soprattutto Conversation & Courtship.
    Ma la curiosità più grande è suscitata dall'etichetta della sala da ballo, al capitolo Etiquette of the ballroom, stabilita da regole ferree scritte nel 1706 da un grande personaggio della storia inglese, Beau Nash (Rules to be observ'd at Bath); o da Dances & Music, in cui vengono indicati e spiegati i diversi tipi di ballo (anche se è bene ricordare, come giustamente fa l'autrice, che Jane Austen raramente indica per nome le danze eseguite dai suoi personaggi).
    Ho scoperto che un singolo ballo poteva durare anche mezz'ora. E non mi stupisco, dunque, dello sgomento di Elizabeth quando le tocca ballare con uno scombinatissimo Mr Collins, sotto gli occhi di un enigmatico Mr Darcy!

    Elizabeth (Elizabeth Garvie) e Mr Collins (Malcolm Rennie)
    a Netherfield, in Pride & Prejudice BBC 1980

    Devo per forza chiudere qui le danze, altrimenti vi racconto tutto il libro. 
    Che, invece, è splendido da scoprire in tutte le sue preziose informazioni: vi ritroverete da Almack's, o nelle Upper Rooms di Bath con il maestro di cerimonie James King, ballerete quadriglie e cotillon, sceglierete i guanti e lo scialle più appropriato, avrete l'imbarazzo di decidere il colore giusto per il vostro abito femminile (bianco era il massimo dell'eleganza), ammirerete l'abbigliamento dei gentiluomini, vi saranno svelate le regole degli inviti. L'ultimo capitolo (ahimé, brevissimo) torna ai nostri giorni e presenta le danze nei film austeniani - con particolare attenzione allo sceneggiato ormai leggendario di Pride & Prejudice della BBC del 1995.


    La prossima volta che rileggerò un'opera austeniana, sarà divertentissimo osservare questo aspetto così importante e lanciarmi nelle danze con Jane Austen!

    NB: Purtroppo, al momento il libro è disponibile solo in inglese ma spero che presto anche i Janeite italiani potranno volteggiare tra le pagine di un'edizione tradotta in italiano. 

    Scheda del libro:
    Susannah Fullerton
    A dance with Jane Austen
    - How a Novelist and her Characters Went to the Ball -
    (con una prefazione di Deirdre Le Faye)

    Rilegato, copertina rigida con sovraccoperta
    160 pagine
    Editore: Frances Lincoln
    prima edizione 14 ottobre 2012
    Lingua: Inglese
    ISBN: 9780711232457


    SUSANNAH FULLERTON è Presidente della Jane Austen Society of Australia ed ha tenuto conferenze in tutto il mondo sulla vita e di romanzi di Jane Austen. E' autrice di Jane Austen and Crime, un libro descritto da Claire Tomalin come "una lettura essenziale per ogni Janeite". Per Frances Lincoln ha scritto anche  Happily Ever After: 200 Years of Pride and Prejudice (9780711233744) di prossima pubblicazione. Vive a Sidney, in Australia. 
    DEIRDRE LE FAYE è un'esperta di Jane Austen ed autrice di numerosi libri su di lei, tra cui Jane Austen: The World of Her Novels, la fondamentale biografia Jane Austen: A Family Record per la British Library, ed un'edizione completamente rivista delle lettere di Jane Austen. Vive a Portishead, North Somerset.


    Link Utili:
    - la pagina di A dance with Jane Austen sul sito di Frances Lincoln Publishers
    - sul blog Austenprose, una bella anteprima delle prime pagine del libro
    - il sito della Società di Danza che propone in tutta Italia corsi di danze ottocentesche


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    Quando, nel 2010, inserii il CD nel computer e sentii Paola Cortellesi dare voce al microcosmo austeniano di  Orgoglio e Pregiudizio per la prima volta, esultai per la gioia di sentire realizzato così perfettamente il mio desiderio di un audiolibro di questo amatissimo capolavoro.
    ...tanto che cominciai ad utilizzarlo come una panacea ad effetto immediato, ascoltandone brani qua e là, capitoli interi, il libro completo, ogni volta in cui la vita quotidiana esaurisce la mia autonomia energetica - o più semplicemente, quando ne ho voglia (il che accade spesso, essendo io un'inguaribile Austen-addict).

    Ma da quel primo ascolto, ed ogni volta ad ogni ascolto, ho sempre desiderato ascoltare Paola in tutti gli altri romanzi austeniani. Oggi, questo mio desiderio (che, ne sono sicura, condivido con tutti i Janeite italiani) comincia a prendere forma:
    il 14 novembre
    Emons Audiolibri pubblicherà 
    Ragione e Sentimento 
    letto da Paola Cortellesi 

    Per di più, lo scorso 30 ottobre questo romanzo ha compiuto 201 anni perciò questa diventa una splendida occasione per festeggiarlo degnamente!

    Nei giorni scorsi, ho avuto il grande piacere, e onore, di ascoltare in anteprima questo audiolibro tanto atteso. Ed è dunque con immensa gioia che vi invito a questo tè delle cinque per questa Anteprima entusiasmante.

    E in chiusura, non perdetevi una pillola audio di 1 minuto e, soprattutto, la piacevolissima chiacchierata che abbiamo fatto con Flavia Gentili, la direttrice di produzione di Emons che è stata in sala di registrazione con Paola Cortellesi e che ha curato questo progetto austeniano fin da Orgoglio e Pregiudizio. Scoprirete che in Emons c'è... un covo di Janeite DOC!

    (da non perdere, in fondo al post, oltre 4 minuti con Paola, dietro le quinte della lettura!)



    Paola Cortellesi (foto tratta dal sito di Emons Audiolibri)

    Più ascolto Paola, e più sono convinta che lei sia perfetta per Jane Austen, anzi, praticamente è nata per leggere e interpretare i suoi romanzi tale è la sintonia con le parole scritte - il che mi conferma un'altra idea. 
    La sua bravura nell'interpretarla viene, sì, dalla sua grande e riconosciuta abilità di attrice ma, ritengo, anche da una sincera ammirazione ed una profonda conoscenza di questa insuperabile Autrice.
    Infatti, in questa lettura di Ragione e Sentimento Paola sceglie una linea precisa, una vena sottilmente ironica, che segue lungo tutta la lettura, ed è in perfetta sintonia con la volontà narrativa di Jane - come se la voce di Paola fosse proprio la voce di Jane Austen, che ci racconta le vicende delle sorelle Dashwood con il suo lieve sorriso divertito ed un sopracciglio leggermente alzato a misurare il bene e il male del variegato animo umano.



    Può sembrare troppo facile dirlo ma i temibili buffoni austeniani, catalizzatori di questa ironia sopraffina, che popolano riccamente ogni pagina di questo romanzo, sono resi con efficacia perfetta: Paola padroneggia la propria irresistibile vis comica per strapparci molte risate, sì, ma a denti stretti, senza mai scadere nella banalità, e con un lieve retrogusto amaro, in una sorta di "serietà comica".
    Ascoltando i suoi coniugi Dashwood (soprattutto Fanny!), Mrs Jennings (per la quale ho subito sviluppato un debole), Mr e Mrs Palmer e le sorelle Steele, siamo lontani anni luce dalle interpretazioni macchiettistiche (e fuorvianti) viste troppo spesso.

    Lucy (Anna Madeley) e Nancy (Daisy Haggard) Steele in S&S, BBC 2008

    Semmai, qui abbiamo di fronte personaggi subdolamente meschini, vere iene e serpi da salotto (un esempio su tutti: Lucy Steele, che talvolta mi fa venire i brividi lungo la schiena), o desolatamente semplici (come l'inemendabile Mrs Jennings!), secondo il caso.

    Egualmente azzeccati sono i personaggi tragici. L'inetto e codardo Edward ha un tono dimesso e pieno di tormento, che quasi ce lo rende più accettabile.
    Su tutti svettano, ovviamente, le due protagoniste, le sorelle Elinor e Marianne Dashwood

    Elinor (Hattie Morahan) e Marianne (Charity Wakefield) da S&S, BBC 2008
    Forse, tra le due, interpretativamente parlando è Marianne la più insidiosa: basta poco per farsi scappare l'impeto appassionato di questa adolescente e trasformarla in una bambina capricciosa senz'anima. Molto rischiosa è anche Elinor, perché si può finire col renderla, per contrasto, troppo fredda, cerebrale, una maestrina sempre pronta a sentenziare.
    Qui, invece, con mia grande gioia, Paola coglie la dualità presente in entrambe, la combinazione di ragione e sentimento che si alternano nel loro animo, e riesce a dare la giusta caratterizzazione.  Provate ad ascoltare i capitoli in cui le due sorelle si confrontano nei dialoghi serratissimi creati da Jane Austen: sono addirittura magnetici!

    In breve, in questa audiolettura non sentirete nulla di vagamente simile a quanto avete già sentito, ad esempio negli adattamenti per lo schermo. Sentirete solo Jane Austen all'ennesima potenza.

    Tutto il senso di un audiolibro, infatti, è dare vita alle parole di un autore senza farle diventare qualcos'altro; semmai lasciandole esattamente così come sono e semplicemente dando loro un'altra dimensione.
    Esaltarle senza trasfigurarle.
    Questa è la magia che fa Paola anche con Ragione e Sentimento.



    Intervista a Flavia Gentili, 
    direttrice di produzione di Emons

    Ma... come nasce un audiolibro austeniano? E che cosa ha in serbo per noi Emons, magari ancora in collaborazione con Paola Cortellesi?
    Di questo ho avuto il piacere di chiacchierare con Flavia Gentili, la direttrice di produzione di Emons che è stata in sala di registrazione con Paola Cortellesi e che ha curato questo progetto austeniano fin da Orgoglio e Pregiudizio.
    (N.d.R.: le evidenziazioni sono mie)


    UTCJA - Grazie infinite, Flavia, per aver accettato questo breve scambio a proposito della vostra attività in ambito austeniano. 
    La prima domanda che sorge spontanea è: come siete arrivati ad identificare in Paola la persona ideale per leggere Jane Austen? Anche voi avevate notato la sua perfetta sintonia con quel mondo letterario? 
    FG - La scelta del lettore a cui affidare le pagine di un romanzo è per la nostra casa editrice un momento delicatissimo, appassionante, fondamentale. Dedichiamo intere riunioni di redazione a questo argomento, spesso accese e combattutissime.
    Una volta deciso che avremmo affrontato – e come, lo racconto alla domanda successiva – quella meraviglia di Jane Austen, pensare a Paola è stato, per una volta, semplice ed immediato. Volevamo una giovane donna volitiva e intelligente, profonda ma con grande senso dell’humour e leggerezza, seria ma sorridente al tempo stesso. E naturalmente brava. Paola è tutto questo.
    Un connubio inaspettato, in verità, anche per Paola stessa: quando le ho chiesto di leggere per noi Orgoglio e pregiudizio, ha accettato con gioia ma mi ha chiesto di spiegarle perché, secondo me, lei fosse la persona giusta per questa lettura. Per me Paola (vedi sopra) è Elizabeth Bennet. E, in corso di lettura, è stata capace di sottolineare, senza enfasi alcuna, i vari personaggi nei loro tratti più significativi. E’ stata capace di farci entrare nel mondo di Jane Austen senza filtri, senza artifici, solo con la sua lettura intelligente e sapiente. 

    Ora per Ragione e sentimento, non potevamo rivolgerci a nessun’altra. E la personificazione vocale delle sorelle Dashwood, Elinor e Marianne, è una gioia e un grande divertimento: l’audiolettore si troverà di fronte a due caratteri così profondamente diversi eppure uniti e dovrà decidere, di volta in volta, a chi accordare la propria preferenza, oppure se amarle entrambe, nelle loro perfette imperfezioni e in perfetto stile austeniano. 
    Paola in sala di registrazione è irresistibile: precisa, forte, appassionata e anche rigorosa. E’ una gioia passare con lei le ore (tante) che ci vogliono per portare a termine letture così lunghe e complesse. 

    UTCJA - Tra tutti i classici, che cosa vi ha fatto decidere di scegliere la strepitosa “dear Aunt Jane”? (Confessalo: in Emons c’è un covo di Janeite sfegatate!) 
    FG - Jane Austen è, per alcune di noi, uno dei più grandi scrittori mai esistiti. Per me, in modo particolare, è stato un incontro folgorante. Avevo tredici anni e Orgoglio e pregiudizioè entrato subito a fare parte dei miei libri per la vita e la sua autrice, uno dei punti di riferimento letterari. Quante volte l’ho letta, non saprei dirlo e sempre con crescente piacere e stupore. Ogni volta, Jane mi regalava e regala nuove scoperte, che magari mi erano sfuggite fino a quel momento, nascoste nelle pieghe di una frase, di un concetto, di un personaggio. Lavorando con gli audiolibri, non potevano mancare i romanzi della Austen. Che sono bellissimi anche letti ad alta voce. 

    UTCJA - Ora che avete iniziato la serie, avete in programma la registrazione di tutti i romanzi canonici? 
    FG - Ci piacerebbe molto. Sono produzioni complesse e per ora ci godiamo il nostro secondo audiolibro-Austen. 

    UTCJA - Ci potete già rivelare quale sarà il prossimo? 
    FG - Non lo sappiamo ancora. Io amo particolarmente Persuasione e confesso che sceglierei questo. Ma ho appena finito di rileggermi, in inglese, Northanger Abbey ed è successo proprio quello di cui parlavo sopra, ho fatto delle “scoperte”, insomma mi sono accorta di profondità che nelle letture precedenti non avevo del tutto recepito. 

    UTCJA - Seguirete le date dei bicentenari della loro pubblicazione? Oppure, predisporrete un'edizione speciale in quelle occasioni? 
    FG - Speriamo di proporre un cofanetto Jane Austen. 

    UTCJA - Pensate di pubblicare anche altre opere austeniane, oltre ai romanzi, come Lady Susan, Sanditon e I Watson, piccoli gioielli di grande fascino?
    FG - E perchè no? Io amo tutto quello che Jane ha scritto. 

    UTCJA - E magari anche le splendide lettere? (Mi sembra quasi di sentire la voce di Paola che impersona proprio lei, Jane Austen, mentre racconta le vicende della propria vita quotidiana nell’Inghilterra Regency, tra affetti familiari, danze, tè delle cinque e scrittura!). 
    FG - E’ una bellissima idea. E per noi Emons, che abbiamo tra i nostri tratti più distintivi quello di dare “voce” agli autori – facendoli, quando possibile leggere in prima persona - sarebbe molto bello poterlo fare anche con la Austen, grazie a una lettrice come Paola.

    UTCJA - Ti ringrazio ancora, Flavia, per avermi permesso di ospitarti nella mia sala da tè austeniana per questo sguardo dietro le quinte dei vostri audiolibri dedicati a Zia Jane. 
    Ma soprattutto ringrazio te e tutti voi di Emons per l'ottimo lavoro che state compiendo con la vostra attività editoriale.

    ...E per finire, 
    un dietro le quinte della registrazione!


    Scheda Audiolibro:

    PAOLA CORTELLESI legge
    Ragione e Sentimento
    di Jane Austen

    1 CD mp3, versione integrale, durata 12:38
    Regia di: Flavia Gentili 
    Editore: Emons Audiolibri
    Prima edizione: 14/11/2012
    ISBN: 9788895703787

    Note:
    - Il testo letto (e animato) da Paola Cortellesi è quello edito da Einaudi nel 2010 tradotto da Luca Lamberti. Ovviamente, la versione è integrale.
    - La pronuncia dei nomi propri di persona o geografici è lievemente italianizzata (Marianne è pronunciato come se fosse Marian, ad esempio), una scelta che mi vede pienamente d'accordo perché non solo è coerente con il contesto italiano in cui tali nomi si inseriscono ma facilita la comprensione ad un uditorio non abituato alla corretta pronuncia inglese di nomi poco noti. 
    (pensate a quei giornalisti italiani che si ostinano a tentare di pronunciare Washington come se fossero americani, producendo un ibrido sconclusionato che non va bene né qui né là e suscita persino un'inopportuna ilarità...)
    - Quanto costa? Sul sito di Emons il CD (vd. link utili qui sotto) è sempre disponibile ad un prezzo speciale ed anche scaricabile (7 file .zip) ad un prezzo ancora più basso.

    Link Utili:
    - pagina di Emons dedicata a Ragione e Sentimento di Jane Austen, letto da Paola Cortellesi
    pagina di Emons dedicata a Orgoglio e Pregiudizio di Jane Austen letto da Paola Cortellesi
    - Se Paola dà voce ad Elizabeth (recensione di Orgoglio e Pregiudizio letto da Paola Cortellesi)
    - Come rendere giustizia a Jane Austen con un audiolibro (sul perché audio-leggere fa tanto bene)


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    Lo strano destino dei Watson
    (questa recensione è stata pubblicata per la prima volta il 25 luglio 2012 su Old Friends & New Fancies)

    Due sono i romanzi incompiuti di Jane Austen. Uno è Sanditon, iniziato nel gennaio 1817 ed interrotto meno di due mesi dopo per cause di forza maggiore essendo sopravvenuta prima la malattia e poi la morte della sua ancor giovane e geniale Autrice.
    L'altro è appunto questo I Watson (The Watsons) il cui destino è anomalo nella produzione austeniana, almeno considerando i romanzi cosiddetti "canonici". 
    Iniziato intorno al 1803 e proseguito con non poche difficoltà, viene interrotto nel 1805 e messo da parte senza mai più essere ripreso. Se si considera che dal 1809, anno dell'insediamento definitivo nella quiete ispiratrice di Chawton, Jane riprese e revisionò alcune opere già scritte dando loro una versione definitiva, (Ragione e Sentimento, Orgoglio e Pregiudizio e persino il giovanissimo L'Abbazia di Northanger), la defezione dei Watson appare evidente.

    Non sapremo mai le ragioni per cui Jane decise di abbandonare questa sua creatura senza mai darle una seconda possibilità.
    Personalmente, tendo ad associarmi a coloro che ritengono determinanti gli eventi che caratterizzarono la sua vita in quegli anni: l'improvviso trasferimento a Bath, voluto dai genitori, in un città che Jane non apprezza; ma soprattutto, l'improvvisa malattia e morte di suo padre (1805), che getta nello sconforto lei, sua sorella Cassandra e la madre e che apre un periodo buio, irto di difficoltà economiche e di sistemazioni di fortuna, in cui le tre donne vivono della carità dei fratelli. Fino a Chawton, nel 1809, appunto.
    I Watson appartiene a tutto questo e, pur senza alcuna prova appurata, ho sempre pensato che riprenderlo significasse per Jane riaprire un capitolo troppo doloroso che nemmeno le gioie della scrittura avrebbero potuto stemperare, soprattutto se si pensa che il padre della protagonista appare fin dalle prime pagine gravemente malato. Inoltre, alcuni spunti e personaggi sono stati "riciclati" per gli scritti successivi, come a confermare che per Jane I Watson era definitivamente abbandonato.

    Nonostante ciò, oggi noi sappiamo che cosa ne avrebbe fatto, Jane, di questi derelitti Watson, se avesse voluto dare loro un senso compiuto. Ce lo ha svelato nel 1871 il nipote James Edward Austen-Leigh, nella famosa biografia Ricordo di Jane Austen (Memoir of Jane Austen), nella quale pubblicò questo frammento dandogli anche il titolo che non aveva mai avuto:


    Quando la sorella dell'autrice, Cassandra, mostrò il manoscritto di questo lavoro a qualcuna delle sue nipoti, disse loro anche qualcosa sul seguito della storia, dato che con questa cara sorella - anche se, credo, con nessun altro - sembra che Jane abbia parlato liberamente di ogni lavoro che avesse tra le mani. Mr. Watson sarebbe morto presto e Emma costretta a dipendere per una casa dalla meschinità del fratello e della cognata. Avrebbe rifiutato la proposta di matrimonio di Lord Osborne, e molto dell'interesse del racconto sarebbe derivato dall'amore di Lady Osborne per Mr. Howard, innamorato invece di Emma, che alla fine avrebbe sposato. (trad. di Giuseppe Ierolli)
    Chi volesse completarne la stesura dovrebbe tener conto di ciò anche se, a ben guardare, è un canovaccio ben scarno che contiene solo l'inevitabile lieto fine.
    Nel 1996, Joan Aiken prova a completare l'opera di Jane Austen, con Emma Watson, ora tradotto in italiano dalla casa editrice TEA. Le note di copertina di questa edizione giustamente definiscono Mrs. Aiken prolifica ed eclettica perché, oltre ai tanti libri per bambini e ragazzi, da vera appassionata di Jane Austen si cimentò con ben sei derivati, tra cui Eliza's Daughter (che abbiamo letto con le Lizzies nel salotto di Old Friends & New Fancies lo scorso anno per il bicentenario di Ragione e Sentimento).
    Ma l'encomiabile sforzo di questa scrittrice, grande ammiratrice di Jane Austen, non mi sembra particolarmente ben riuscito.


    Il manoscritto di The Watsons conservato alla Bodleian Library

    Fin dalle prime pagine, è evidente come tutti i personaggi siano caratterizzati in modo più estremo rispetto all'originale: ad esempio, le due sorelle più pestifere, Penelope e Margaret, ricordano molto le due sorellastre di Cenerentola per quanto sono bisbetiche e viziate. Ma per alcuni dei "veterani" interviene un cambiamento radicale.
    La trasformazione scelta dall'autrice per Emma è molto netta e spiazzante: la giovane Watson appare fin troppo schietta, dice un po' troppo spesso ciò che pensa, è troppo sarcastica e mai ironica.
    In più occasioni, Joan Aiken le fa pensare e persino dire parole che l'Emma Watson austeniana non si sarebbe nemmeno sognata, soprattutto se si pensa che anche in questo seguito viene più volte sottolineato che la giovane ha un'educazione raffinata.

    Lo stesso trattamento di totale revisione è riservato anche alla sorella, Elizabeth, che sembra addirittura un altro personaggio. Il buon senso ed il senso pratico dell'originale austeniano vengono portati alle estreme conseguenze così che Elizabeth appare laconica più nei sentimenti e nei pensieri che nelle parole (che quando vengono dette sono comunque lapidarie).
    Si potrebbe dire che le due sorelle qui sembrano essere una versione più estrema ed essenziale rispettivamente di Marianne ed Elinor in Ragione e Sentimento...
    (e quante altre suggestioni da questo romanzo!, ad esempio: il fratello Robert che, superficiale e gretto, sembra un emulo di John Dashwood, e sua moglie Jane, ancora più avida del marito, che sembra proprio una Fanny Dashwood all'ennesima potenza).

    Harriet Walter e James Fleet (Fanny e John Dashwood, Sense and Sensibility 1995)

    Un esempio eloquente di cambiamento è Mr. Howard. A colpirmi non è tanto la scelta di un suo destino diverso da quello tracciato da Jane Austen (secondo quanto riferitoci nel Memoir) quanto il diverso carattere. Qui appare addirittura codardo, incapace di staccarsi dal senso comune e dagli schemi sociali, nonostante un affetto sincero per Emma.
    Tenendo conto di ciò che già conoscevo di Mrs. Aiken grazie alla lettura del suo Eliza's Daughter, posso dire che da questo romanzo mi aspettavo, sì, una rivisitazione dei personaggi ma non così radicale. Poco importa se Mrs. Aiken sceglie di disobbedire al Memoir disegnando una sorte diversa per Mr. Howard. Ma è un peccato che il personaggio di nuova creazione che prende il suo posto (il Cap. Freemantle) sia poco visibile, tanto che il suo rapporto con Emma è talmente poco raccontato da sembrare quasi inconsistente e poco credibile.

    Un altro aspetto che colpisce molto durante la lettura è l'andamento del ritmo narrativo.
    Dapprima, per ben 5 capitoli, è quieto, focalizzato essenzialmente sulla presentazione dei personaggi. Poi, al capitolo 6 (quasi a metà dei 14 totali) arriva un ciclone che scompagina la calma piatta della vita dei Watson e che addirittura, per il susseguirsi così repentino di avvenimenti importanti, sembra quasi frettoloso, come se l'autrice avesse voglia di liquidare velocemente questi fatti per catapultarci nelle immediate conseguenze. Peccato perché in questo modo sembra che gli eventi non producano alcun pensiero, alcuna reazione nei personaggi, che a questo punto ci appaiono come poco profondi (il che è un grave peccato austeniano!).


    Da questo momento, però, prende corpo un'atmosfera che rende omaggio a quel gioiellino spesso dimenticato o sottovalutato di Jane Austen, L'Abbazia di Northanger (Northanger Abbey).
    Se l'entrata in scena del Cap. Freemantle (cap. 5) ha portato con sé un vago accenno all'ironia allegramente arguta di Henry Tilney, al capitolo 7 assistiamo al dispiegamento di tutti gli elementi gotici.
    Clissocks, la residenza di Penelope Watson e del marito Dott. Harding, è descritta come "un labirinto di vecchi ambienti inutilizzati" con "stanzette umide e buie" "in apparenza tanto antiche che non era difficile immaginarle occupate da guerrieri sassoni" e persino il cortile ha il suo bravo pozzo ed i giardini sono in generale "in condizioni di abbandono assoluto".
    Inevitabilmente, il pensiero della protagonista va proprio ai romanzi che la stessa Jane Austen conosceva bene, come I misteri di Udolpho.


    All'atmosfera gotica contribuisce l'ignoto destino toccato in sorte alla zia di Emma, nonché un misterioso avvistamento notturno da parte della giovane, o la sistemazione di Emma ed Elizabeth in una vera e propria soffitta (fredda, polverosa e poco illuminata, voluta dalla pestifera sorella Penelope che le relega al ruolo di vere e proprie serve - il che ci ricorda un'altra protagonista austeniana, Fanny Price di Mansfield Park).

    Tuttavia, in questo Emma Watson (del 1996) l'arte narrativa e la scrittura stessa di Mrs.Aiken appaiono un po' appannate rispetto a Eliza's Daughter (di due anni prima, 1994). Soprattutto, non ritrovo la sua capacità, davvero notevole, di ricreare l'ambiente culturale dell'epoca.
    Addirittura, ho notato un errore eclatante. Mr Howard parlando con Emma dice (pag  201):
    Al funerale, tra i vostri famigliari, non ho potuto neppure tentare di conversare in privato con voi.
    All'epoca, però, le donne non potevano partecipare ai funerali: solo gli uomini potevano farlo, mentre le donne dovevano restare a casa ad aspettare (atroce segno della condizione femminile di quei tempi, per cui la mente femminile era considerata del tutto adeguata ad assistere un malato fino all'agonia della morte ma troppo fragile per vederlo seppellire).
    Per avere un quadro della consuetudine dell'epoca, basta leggere la toccante lettera che Cassandra Austen scrive alla nipote Fanny Knight il 29 luglio 1817, raccontandole i momenti del funerale e della sepoltura della cara sorella Jane, avvenuti 5 giorni prima e vissuti da lontano, nell'appartamento di College Street, a Winchester.
    La copertina dell'edizione in inglese

    In conclusione, è innegabile che l'ispirazione di Joan Aiken sia direttamente alimentata dall'intera opera austeniana, con grande piacere per chi legge, ma è altrettanto vero che tende ad allontanarsi notevolmente dall'originale austeniano di cui ha creato il seguito. Ma se in Eliza's Daughter glielo avevo perdonato perché ampiamente compensato dal piacere di leggere un romanzo molto ben costruito sotto ogni punto di vista, con elementi che ricordano anche i romanzi di Dickens e di Elizabeth Gaskell, non posso dire lo stesso per questo Emma Watson che, anzi, sembra piuttosto una bella occasione un po' sprecata.
    Complessivamente, anche senza considerare altri scritti di questa autrice, Emma Watsonè una lettura interessante per chi vuole scoprire il mondo dei derivati austeniani e, in particolare, togliersi la curiosità su una delle possibili varianti con cui I Watson avrebbe potuto finire, ma alla fine non si riesce a fare a meno di sentirsi un po' delusi.


    Mentre è encomiabile l'edizione italiana di TEA che mette insieme l'originale incompiuto di Jane Austen, I Watson, la conclusione di Joan Aiken, Emma Watson, uno di seguito all'altro, ed un corredo di note molto utili.
    Questo è il primo romanzo austeniano di Mrs. Aiken ad essere tradotto in italiano dando così anche a chi non legge l'inglese la possibilità di aggiungere un tassello a questo variegato mosaico del fortunato filone della letteratura del nostro tempo, gli Austen inspired novels (romanzi di ispirazione austeniana).
    Non posso che sperare che presto si aggiungano altri titoli, e non solo di questa autrice.

    (un suggerimento:Mr Darcy's Diary, di Amanda Grange, scrittrice già presente nel catalogo TEA con un romanzo dimenticabilissimo, Mr Darcy Vampyre, mentre questo diario meriterebbe decisamente di essere tradotto, senza considerare l'imminente 200° compleanno di P&P...)

    Link Utili:
    - recensione di Eliza's Daughter (sequel di Ragione e Sentimento)

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    E' il sogno nemmeno tanto inconfessato, il desiderio decisamente sfrenato di qualunque Janeite che si identifichi in Elizabeth Bennet: svegliarsi un bel giorno ed essere esattamente LEI!
    Sarà per quella sua mente vivacissima, quel carattere brillante, quella bellezza che irradia luminosa dall'interno e rende magnetici i suoi begli occhi scuri... sarà che aver conquistato un uomo di grande umanità e valore come Fitzwilliam Darcy non può che confermare le sue doti di donna altrettanto umana e speciale che la avvicina a tutte noi eppure la rende unica...
    ...il fascino di Lizzy, dopo duecento anni, è ancora intatto e forse più magnetico ed entusiasmante che mai.

    Dal 1° dicembre 2012, potremo davvero divertirci a indossare i suoi panni e viaggiare con la fantasia per i sentieri di Austen-landia grazie al libro che HOP edizioni ha portato in Italia


    LOST IN AUSTEN
    di Emma Campbell Webster
    illustrato da Pénélope Bagieu
    ed. HOP Edizioni
    (01/12/2012)

    Di che cosa si tratta? E' una vera e propria storia che si dipana su quasi 400 pagine, che si legge come un romanzo ma si vive come un gioco di ruolo in cui la protagonista sei tu, Lizzy Bennet.
    Per tutti i dettagli, vi invito con le mie care amiche Lizzies all'anteprima del salotto di Old Friends & New Fancies e nella dépendance ad alta densità creativa di La Collezionista di Dettagli.

    E non perdete i prossimi tè delle Lizzies...
    Presto, infatti, condivideremo con voi questa nuova esperienza in una tipica "recensione lizzesca" a sei mani e, soprattutto, in un 
    GIVEAWAY
    di Lost in Austen
    (HOP Edizioni)
    su Old Friends & New Fancies

    Grazie a HOP Edizioni per aver curato l'edizione italiana di questa chicca austeniana.
    (In uscita il 1° dicembre 2012)


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    Il traguardo importante si avvicina sempre più. No, non sto parlando del Natale... Più prosaicamente, ma con uguale intensità, l'attesa e la scadenza a cui mi riferisco riguardano il compleanno di uno dei più bei libri che la mente umana abbia mai concepito.
    Pride & Prejudice (Orgoglio e Pregiudizio
    compirà 200 anni 
    il prossimo 28 gennaio.

    Per celebrare degnamente questa data, e prepararci al meglio ai festeggiamenti, vi propongo un tè molto speciale, anzi, più di uno!

    Gruppo di Lettura
    Pride & Prejudice 
    (Orgoglio e Pregiudizio)

    allietato da un preziosissimo 
    Giveaway
    con questo audiolibro:


    offerto da Emons Audiolibri

    Di seguito, tutti i dettagli per partecipare!




    Calendario
    Iniziamo esattamente un mese prima del compleanno, il 28 dicembre, e leggeremo il romanzo suddiviso in 4 tappe settimanali. 
    Ogni settimana ci ritroveremo qui per un tè di inizio tappa e, soprattutto, per condividere le nostre riflessioni e le nostre emozioni durante la lettura.
    ☞ prima tappa: 28/12/12 capitoli 1-15 (Vol. I fino a cap.15)
    ☞ seconda tappa: 04/01/13 capitoli 16-30 (Vol. I capp. 16-23 + Vol. II capp. 1-7)
    ☞ terza tappa: 11/01/13 capitoli 31-42 (Vol. II capp. 8-19)
    ☞ quarta tappa: 18/01/13 capitoli 43-61 (Vol. III completo)
    ☞ Commento finale: 25/01/13
    ☞ proclamazione vincitore Giveaway: 26/01/12



    Come partecipare al Gruppo di Lettura
    Lasciate un commento in questo post e sarete ufficialmente iscritti.
    Se ne avete voglia, raccontateci se è la prima volta che lo leggete oppure, se ormai le riletture non si contano più, quando è stato il vostro primo incontro con P&P.


    Come partecipare al Giveaway
    Chiunque sia iscritto al GdL, su questo post, partecipa al Giveaway. A due sole, semplici, condizioni:
    - essere un lettore fisso di questo blog (NB: il "mi piace" sulla pagina Facebook vale solo per coloro che usano una piattaforma diversa da Blogger);
    - commentare almeno una volta una delle tappe del Gruppo di Lettura.
    Il 25 gennaio sapremo chi sarà il fortunato vincitore dell'audiolibro di Emons, Orgoglio e Pregiudizio letto da Paola Cortellesi.



    Come leggere Pride & Prejudice (Orgoglio e Pregiudizio)
    - Per leggerlo gratuitamente, online o scaricando PFD o simili, curiosate in questa pagina, Lo Scaffale di Jane. Troverete il romanzo in italiano, in inglese, in italiano con testo a fronte, e persino l'edizione illustrata.
    - Per leggerlo cartaceo, in italiano, e non riuscite a decidere quale edizione acquistare tra le tantissime offerte dalla vostra libreria di fiducia, vi invito a lasciarvi guidare da Giuseppe Ierolli in questo post creato appositamente, Leggere Jane Austen in italiano: quale edizione scegliere?


    Pensieri in libertà su Pride & Prejudice (Orgoglio e Pregiudizio)
    Nell'attesa di leggere insieme il romanzo, vi propongo una breve lista di tè delle cinque dedicati al nostro darling child per propiziare l'immersione totale in questo avvolgente capolavoro austeniano:
    - Così nacque "my own darling child", Pride & Prejudice ☞ Leggi
    - Se Paola dà voce ad Elizabeth (audiolibro di Orgoglio e Pregiudizio, letto da P. Cortellesi, ed. Emons) ☞ Leggi
    - Jane e le sue creature dopo la parola fine (1) ☞ Leggi
    - Jane e le sue creature dopo la parola fine (2) - Lizzie Bennet ☞ Leggi
    - La terza dichiarazione per Elizabeth Bennet ☞ Leggi
    - Dov'è il ritratto di Mrs Darcy? ☞ Leggi
    - Adoro camminare!, ovvero: la via verso l'autodeterminazione ☞ Leggi
    - Pemberley, proiezione dell'animo di Darcy ☞ Leggi
    - Mr Darcy, l'eroe imperfetto dei nostri sogni ☞ Leggi
    - Trilogia "Fitzwilliam Darcy, gentiluomo" di Pamela Aidan:
      (1) Che cosa c'è dietro il tuo sguardo enigmatico, Mr Darcy? ☞ Leggi
      (2) Il lungo inverno di Mr Darcy ☞ Leggi
      (3) Quello che resta: metamorfosi dell'eroe imperfetto ☞ Leggi
    - Charlotte Lucas, ovvero: mi piego ma non mi spezzo ☞ Leggi
    - Ancora a proposito di Charlotte, il matrimonio e le donne, con G. Parisi ☞ Leggi
    - Marriageableness ovvero: il grande equivoco austeniano ☞ Leggi
    - Lizzy a fumetti sembra Wonder Woman ☞ Leggi
    - Questa musica ti porta nel mondo di Elizabeth ☞ Leggi
    - Film & Co. ☞ Leggi


    Gruppo di Lettura parallelo su Old Friends & New Fancies
    Passate nel salotto qui accanto, dove io e le mie carissime Lizzies, LizzyGee (Garbiella) e LizzyP (Petra/MissClaire) stiamo già da tempo preparando i festeggiamenti leggendo i tanti derivati!
    In contemporanea con questo GdL, infatti, organizzeremo un 

    Gruppo di Lettura parallelo:
    Mr. Darcy's Diary
    di Amanda Grange

    P&P è di certo il romanzo austeniano più prolifico, che ha dato vita ad una variopinta gamma di sequel, prequel, spin-off, mash-up, riscritture - a conferma della sua forza evocativa e della sua smagliante modernità ancora oggi.

    ...Del resto, diciamocelo chiaramente: chi di noi è riuscito a resistere alla tentazione (sapientemente suscitata dalla sua creatrice, Jane Austen) di lasciare che la fantasia componesse nella nostra mente una rassegna completa di derivati da P&P?...




    Nell'attesa del 28 gennaio 2013,

    leggiamo insieme 
    Pride & Prejudice/Orgoglio e Pregiudizio
    in questa sala da tè,
    a partire dal 28 dicembre 2012!
    Vi aspetto per trascorrere un mese intero 
    con il mio (vostro?...)
    romanzo austeniano più amato!
    A presto!


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    Per i 237 anni della nostra Dear Aunt Jane, abbiamo organizzato un festeggiamento speciale nel salotto delle Lizzies, Old Friends & New Fancies, dove chiacchieriamo della nostra divertente esperienza di lettura con Lost in Austen, edito da HOP - un libro tutto da... giocare e ri-giocare.

    E poiché siamo convinte che ogni Janeite debba averlo, in occasione di questa festa così speciale ve lo offriamo in un Giveaway!
    LizzyGee (Gabriella), LizzyP (Petra/Miss Cliare) ed io, LizzyS (Sylvia-66) 
    vi aspettiamo!


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    Recentemente, in un gruppo di Facebook si è riacceso il dibattito su questo finale alternativo del film Pride & Prejudice (Orgoglio e Pregiudizio) di Joe Wright, per Universal Pictures, 2005. Mi sono resa conto che non sempre gli spettatori italiani sono a conoscenza della sua esistenza e che, una volta visto, il giudizio è (manco a dirlo) assai controverso.
    E poiché tra pochissimi giorni ci troveremo per iniziare a leggere insieme, in questa sala da tè, proprio Orgoglio e Pregiudizio, ho pensato di cominciare fin d'ora ad immergerci nelle riflessioni intorno a quest'opera eccelsa.

    So bene che questa elucubrazione potrebbe generare una piccola tempesta di opinioni contrastanti nella mia tazza di tè ma ciò che desidero fare oggi è semplicemente dare voce alle mie elucubrazioni, come sempre, e condividerle con chiunque vorrà scambiare la propria.
    Sì, perché, per quanto si possa discutere di questo finale - soggettivamente, secondo i propri gusti, o più oggettivamente, sulle sue qualità cinematografiche - c'è almeno una cosa che ritengo del tutto aderente allo spirito dell'appassionata vicenda della coppia d'oro del mondo austeniano...
    Ma prima, per rinfrescare la memoria a chi già lo conosce e dare l'opportunità di vederlo a chi ancora non lo ha visto, guardiamoci questo finale alternativo.


    La questione è presto detta: per gli spettatori americani, è stato concepito un finale aggiuntivo, che fa proseguire il film per appena un minuto e mezzo, dopo la frase di Mr Bennet che invita a mandargli senza indugio gli eventuali giovanotti che dovessero presentarsi per Kitty o Mary perché "I'm quite at my leisure", è particolarmente in vena.
    Su Youtube e negli extra del DVD possiamo trovare questo finale alternativo, anche se pare che non tutte le edizioni del DVD italiano lo contengano.

    Anche la ragione di questa scelta "personalizzata" è presto spiegata. E' evidente che la produzione (Universal) ha deciso che per il gusto del pubblico americano il film sarebbe stato più gratificante (e, di conseguenza, più gradito, più visto e più profittevole) con una scena più esplicita, per quanto lontana anni luce dal romanzo (e dall'autrice) a ci si ispira.
    Ora, mi sono immaginata il regista e tutta la sua squadra di realizzatori davanti al dilemma di dover accontentare la casa produttrice. Ed ho sempre trovato che tutto, in questo finale, racconti l'evidente frettolosa rassegnazione con cui è stato creato, quasi con il minimo sforzo per il massimo rendimento: dagli abiti, alla situazione, al dialogo, tutto è troppo palesemente una enorme... licenza poetica. Che per me è anche inutile.

    Personalmente, non sento alcuna esigenza di vedere il bacio tra Lizzy e Darcy. Per due motivi.
    Innanzitutto, ciò che Jane Austen riesce a creare sulla pagina, e dentro al fantasmagorico teatro della nostra mente quando leggiamo, fa percepire nettamente ciò che accadrà tra questi due strepitosi modelli di uomo e di donna nella loro vita di coppia, anche se lei non ce lo racconta.


    Quanta passione scorre tra le righe mentre li vediamo confrontarsi e conoscere se stessi attraverso l'altro, ad ogni sguardo, ad ogni parola, ad ogni gesto! E questo ci fa sentire con certezza assoluta che la loro vita coniugale sarà espressione totale di questa unione profonda. Lo sappiamo, lo percepiamo a livello inconscio, emotivo, razionale, quasi metafisico.
    In secondo luogo, il film  di Joe Wright si tiene perfettamente insieme così.

    Il finale su Mr Bennet che lascia andare la sua adorata figlia consegnandola alla sua vita adulta e di coppia, sancendo così il passaggio dal suo affetto paterno a quello coniugale di Darcy, non ha bisogno di altro.
    immagine tratta da prideandprejudice05.blogspot.it
    Del resto, noi a questo punto del film abbiamo già visto il "finale di Lizzy e Darcy", quello dell'alba della loro nuova vita insieme:


    ...le loro teste si uniscono, gli occhi sono chiusi, le mani intrecciate, la situazione è di massima intimità, sotto ogni punto di vista (onore a Joe Wright per aver avuto il coraggio di realizzare questa scena attraverso questa inverosimile, azzardatissima ma sinceramente azzeccatissima deroga non solo al romanzo ma soprattutto al costume del tempo). E' quello il loro bacio. Non c'è bisogno di spiegarmelo esplicitamente, l'ho già capito, anzi, sono già oltre, grazie.

    La mia sensazione, ogni volta che lo guardo, è che effettivamente questo finale sia, sotto ogni punto di vista, "appiccato lì", del tutto fuori tema, stonato, slegato da tutto ciò che abbiano visto fin lì, persino il dialogo appare troppo fantasioso e frettoloso...
    Anzi, no.


    In questo dialogo c'è l'unica ragione per cui sono disposta ad accettare l'esistenza di questo finale, un piccolo guizzo luminoso e prezioso dell'arte dei suoi realizzatori...

    "Come ti devo chiamare?", chiede Darcy.
    Le alternative che Lizzy propone a Darcy sono nel segno dell'ironia e della complicità: Lizzie per tutti i giorni, my pearl per la domenica, goddess devine solo per occasioni davvero speciali...
    "E quando sono arrabbiato? Mrs Darcy?"
    No! - e così gridiamo anche noi con lei - No.
    You may only call me Mrs Darcy when you are completely, perfectly, incandescently happy.

    Sì, sì, sa un po' troppo di zucchero. Eppure, è una verità inconfutabile, forse lapalissiana ma che improvvisamente dà a questo "finale appiccicato" la sua giusta tonalità.
    Pensandoci bene, se io fossi Lizzy - questa donna dal cervello fallibile ma vivacissimo ed irresistibile, che ha lottato e vinto, coltivando e affermando la propria autodeterminazione ed ha finito col conquistare il cuore e l'anima di cotanto compagno di vita, Darcy - la cosa più bella al mondo sarebbe, senza dubbio, essere chiamata da lui secondo ciò che definisce appieno i contorni di questa unione, in cui io resto io pur diventando qualcos'altro, con lui: semplicemente, Mrs Darcy.



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    A tutti coloro che passeranno di qui durante le Festività, faccio i miei più sinceri auguri di serenità.
    Per voi, raccolgo qui due piccoli, grandi regali che mi stanno molto a cuore e che trovo particolarmente consoni a questo mese che precede i grandi festeggiamenti per il bicentenario di Orgoglio e Pregiudizio.

    Il primo è un racconto scritto lo scorso Natale da Gabriella Parisi (LizzyGee), illustrato e impaginato da Petra Zari (LizzyP/Miss Claire), preceduto da una delle mie solite elucubrazioni in forma di Prefazione.

    Il Natale di Georgiana



    Il secondo è lo splendido regalo che oggi le due Lizzies complici mi hanno riservato e che condivido ben volentieri con chiunque avrà l'occasione di passare da questa sala da tè.
    E' un racconto nato dalla passione di Gabriella Parisi (LizzyGee) per le danze standard e da un gioco iniziato su anobii. E' anch'esso è ispirato a Orgoglio e Pregiudizio e impreziosito dalla grafica e dalle illustrazioni di Petra Zari (LizzyP/Miss Claire) - disegni di cui io mi sono già totalmente innamorata e che vorrei vedere moltiplicarsi al più presto...!

    Lezioni di Ballo con Jane Austen


    Buon Natale!

    Nota:
    Entrambi i racconti sono pubblicati su Old Friends & New Fancies, il blog dedicato ai derivati austeniani, cioè alle opere ispirate a Jane Austen ed i suoi romanzi.

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    La prima edizione di Pride & Prejudice, 1813

    Ci siamo. Tra un mese, our own darling child, il nostro caro bambino (come lo definì la stessa Autrice), compirà 200 anni.
    Ed oggi, come annunciato lo scorso 6 dicembre, dedichiamo questo tè delle cinque all'inizio del 

    Gruppo di Lettura
    del Bicentenario di
    Pride & Prejudice 
    (Orgoglio e Pregiudizio)



    che ci permette di attendere l'arrivo dell'importante compleanno di  questo romanzo, rileggendocelo in compagnia.
    Pronte a mettere sul fuoco il bollitore? A sfornare biscotti e dolcetti vari? A sfoderare il vostro miglior servizio e la miscela preferita di tè? Accomodatevi e cominciamo la Prima Tappa!

    Ma prima, un breve promemoria:
    - c'è sempre il GiveAway dell'audiolibro Emons, Orgoglio e Pregiudizio letto da Paola Cortellesi, al quale ci si può iscrivere fino al 25 gennaio;
    - nel salotto qui accanto, Old Friends & New Fancies, stiamo per iniziare un GdL parallelo, per leggere Mr Darcy's Diary di Amanda Grange (link al post con tutti i dettagli)!



    Calendario
    Leggeremo il romanzo suddiviso in 4 tappe settimanali. 
    ☞ prima tappa: 28/12/12 capitoli 1-15 (Vol. I fino a cap.15)
    ☞ seconda tappa: 04/01/13 capitoli 16-30 (Vol. I capp. 16-23 + Vol. II capp. 1-7)
    ☞ terza tappa: 11/01/13 capitoli 31-42 (Vol. II capp. 8-19)
    ☞ quarta tappa: 18/01/13 capitoli 43-61 (Vol. III completo)
    ☞ Commento finale: 25/01/13
    ☞ proclamazione vincitore Giveaway: 26/01/12

    Questa settimana
    ☞ prima tappa: 28/12/12 capitoli 1-15 (Vol. I fino a cap.15)


    Svolgimento
    Ogni settimana ci ritroveremo qui per un tè di inizio tappa: a partire da quel momento, nello spazio dei commenti potrete inserire tutto ciò che vi viene in mente durante la lettura dei capitoli previsti dalla tappa.
    Poche raccomandazioni:
    - non anticipate alcun commento riguardante i capitoli delle tappe successive;
    - se non resistete e proseguite la lettura dei capitoli della tappa successiva, nessun problema: annotate le vostre impressioni e scrivetele nel post di tappa quando sarà pubblicato;
    - se siete in ritardo, non preoccupatevi, ma ricordate di commentare nella tappa relativa ai capitoli che state leggendo.

    Come iscriversi al GdL (e al GiveAway)
    La partecipazione è sempre aperta perciò potete unirvi a noi anche a lettura iniziata. 
    L'importante, prima di commentare, è iscriversi al post di inaugurazione (Un mese con Orgoglio e Pregiudizio: Gruppo di Lettura e Giveaway! del 6 dic. 2012).

    Chiunque sia iscritto al GdL partecipa al Giveaway. A due sole, semplici, condizioni:
    - essere un lettore fisso di questo blog;
    commentare almeno una volta una delle tappe del Gruppo di Lettura.
    Il 25 gennaio sapremo chi sarà il fortunato vincitore dell'audiolibro di Emons, Orgoglio e Pregiudizio letto da Paola Cortellesi.


    E per cominciare...
    ...ditemi: quale versione utilizzate? 
    Cartacea o elettronica? O audiolibro? In italiano o in inglese? E quale edizione avete scelto, di quale casa editrice?
    Credo che uno degli aspetti più piacevoli di queste riletture sia proprio scegliere la versione da utilizzare. Confesso che, essendo assai in imbarazzo nella scelta, e volendo immergermi totalmente nel mondo di Elizabeth Bennet, userò l'audiolibro italiano (sì sì, proprio l'audiolibro che è oggetto del GiveAway) per i miei spostamenti in auto, quello inglese per deliziarmi del suono originale delle parole di Zia Jane e il libro cartaceo di Giuseppe Ierolli, ottimamente tradotto e ricco di note interessantissime. 

    Vi ricordo che molti Link Utili su Come leggere Pride & Prejudice/Orgoglio e Pregiudizio sono disponibili nel post di inaugurazione.

    Bene, il tè è pronto! 
    Entriamo nel libro - o meglio, a Longbourn, nella casa della famiglia Bennet,

    Luckington Court, la Longbourn di BBC 1995

    dove Mrs Bennet non vede l'ora di destare il marito dalla sua immancabile lettura per dargli una notizia a dir poco sensazionale...



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