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    Il giorno del 238° compleanno di Jane Austen, il prossimo 16 dicembre, uscirà per Jo March Agenzia letteraria, nella preziosa collana Atlantide, un nuovo titolo, Jane Austen: i luoghi e gli amici di Constance Hill, una biografia in forma di diario di viaggio riccamente illustrata da Ellen G. Hill, sorella dell'autrice. Tradotto, introdotto e curato da JASIT.


    (...Stavolta sono così direttamente coinvolta in questo gioiellino editoriale che mi è del tutto impossibile evitarvi un prossimo tè delle cinque con elucubrazioni a briglia sciolta sui retroscena della mia esperienza di lettrice, traduttrice di alcuni capitoli e redattrice dell'introduzione di questo libro - frutto gustosissimo di un lavoro di gruppo che è stato davvero un viaggio appassionante in Austenland. Come sempre, preparate i bollitori... e scarpe comode: si parte per Austenland. A presto!)

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    Nuovo Anno, Nuovo Bicentenario Austeniano, Nuovo Gruppo di Lettura!
    Il più complesso e sfuggente, e forse proprio per questo il più incompreso e spiazzante, dei romanzi austeniani, Mansfield Park, compirà 200 anni in questo nuovissimo 2014, per la precisione il prossimo 9 maggio. 
    Per celebrare degnamente questa importante ricorrenza, abbiamo pensato di leggerlo insieme organizzando un Gruppo di Lettura nel salotto qui accanto, Old Friends and New Fancies, in compagnia di LizzyGee/Gabriella e di chiunque vorrà partecipare. A partire da domani, 4 gennaio 2013, per 4 settimane.



    Personalmente, coglierò l'occasione per rileggerlo e fargli recuperare terreno rispetto agli altri romanzi di Jane Austen, riletti molte, molte più volte (sì, lo ammetto e chiedo umilmente scusa).
    E sono molto curiosa di sapere quali delle sue innumerevoli, articolate, sorprendenti sfaccettature emergeranno alla mia attenzione, in un contesto in cui niente e nessuno è ciò che sembra.




    Si tratta del romanzo più controverso e meno amato di Jane Austen, ritenuto assai superficialmente un libro morale, adatto alle fanciulle che devono imparare a comportarsi "come si deve". Oggi è saldamente riconosciuto come un capolavoro di ironia proprio contro questo genere di libri, ma non solo. La sua "strana", indefinibile, inafferrabile bellezza sta nella sua grande complessità ma anche nella sua profonda diversità rispetto a tutti gli altri romanzi austeniani, e per questo continua a sfuggire a qualunque classificazione.
    (Tant'è vero che le note che seguono potrebbero essere del tutto contestate da ognuno di voi, che le leggete, e persino successivamente smentite con sereno candore da me, che le scrivo...)

    C'è un'eroina, Fanny Price, che sembra lontana anni luce dalle splendide, volitive donne austeniane ed il cui comportamento spesso risulta incomprensibile - e che, più che un'eroina, sembra un' anti-eroina, o forse una non-eroina, o magari un'eroina riluttante... 


    C'è un personaggio maschile, Edmund Bertram, che avrebbe potuto (o voluto?) essere un eroe e invece si rivela una vera antitesi dell'eroe...
    C'è un'antagonista dell'eroina, Mary Crawford, che molto spesso e molto volentieri ruba la scena a quest'ultima, risultando talvolta, e per certi aspetti, assai più simile alle altre eroine austeniane...


    C'è un antagonista dell'anti-eroe, Henry Crawford (fratello di Mary), che sembra lasciarsi vivere nel suo ruolo di vilain ma che improvvisamente prova (sì, ho volutamente scritto "prova") ad essere più buono...
    C'è molta satira sociale, ma c'è anche uno sguardo su un ambiente insolito, mai visto nei precedenti romanzi di Jane Austen, quello della famiglia di Fanny, ben più povera dei Bertram (e persino delle Dashwood post Norland), e in generale c'è una quantità di altre suggestioni sociali....


    C'è una miriade di personaggi indimenticabili che non sono affatto ciò che sembrano ma che, pure in questa indefinibilità, riescono ad assurgere al ruolo di archetipo sociale e psicologico...
    Pare davvero che qui Zia Jane si sia divertita a farci impazzire con una fantasmagoria di sottili sfumature e di oscillazioni continue.
    In breve: non aspettatevi un altro Orgoglio e Pregiudizio.

    Di seguito, tutte le informazioni e gli strumenti giusti per prepararsi ad incontrare l'anomala (o normalissima?) Fanny Price e la variegata (molto variegata...) famiglia Bertram, con i suoi insoliti (o molto soliti...) ospiti.

    ☞ Mansfield Park in italiano, tradotto e introdotto da Giuseppe Ierolli 
    ☞ Gli altri Gruppi di Lettura di OF&NF per il Bicentenario di Mansfield Park

    Non lo avete mai letto? 
    Non vi ha mai ispirato?
    Lo avete letto una sola volta? 
    Non vi è piaciuto?
    Vi è piaciuto ma sentite che vi è sfuggito qualcosa?
    Leggetelo con noi!

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    Binomio inscindibile, quello tra Jane Austen e il tè. Tanto che non riesco a frenare una prevedibile (quanto verissima) parafrasi: è una verità universalmente riconosciuta che nei suoi romanzi, e nelle sue lettere, il tè scorra a fiumi. 
    Intorno a foglie, infuso, tazze, teiere e tavolini e tutto l'apparato che accompagna questo appuntamento, la vicenda continua a prendere corpo. Tra le spire del vapore lievemente profumato che sale dalla bevanda dorata ecco emergere sguardi e parole e gesti che si mescolano vorticosi come il latte e lo zucchero nelle tazze che, allo stesso modo, vengono scambiate in un tintinnio sfavillante. 

    Ma quante volte compare il tè in Pride and Prejudice (Orgoglio e Pregiudizio)? Sì, nel mio Numero Uno tra tutti i romanzi, il mio primo grande amore austeniano, il darling child che non mi stanco mai di frequentare in tutte le sue declinazioni? Di certo è presente in tutti i rinfreschi dati ai balli e nei dopo-pranzo o dopo-cena e in tutte le occasioni sociali che costellano il romanzo ma... Quante volte è esplicitamente citato?
    Non ho resistito alla curiosità: ho aperto il testo originale e l'ho cercato. La parola "tea" appare tredici volte.
    Sono tutti tè delle cinque? O solo citazioni sfuggenti? C'è sempre Lizzy? E Darcy? In breve: che cosa accade intorno a quei tredici tè di Orgoglio e Pregiudizio?
    Andiamo a prenderci questi tè e scopriamolo insieme!





    Il tè entra in scena nel salotto di Netherfield, al capitolo 9, nel momento in cui Jane, già ristabilita, può unirsi agli altri: Elizabeth può osservare, allora, le premurosissime attenzioni che Mr Bingley le riserva. 
    E "when tea was over", una volta preso il tè, alcune cose notevoli accadono, proprio come se questa bevanda fragrante, allo stesso modo di una pozione magica, abbia avuto il potere di scatenarle... 
    Oh, sì, all'inizio ognuno sembra isolarsi dall'altro: Mr Hurst dorme sul divano (che novità); Mrs Hurst si gingilla con i braccialetti; Mr Bingely e Jane sono su un altro pianeta, impegnati come sono in una conversazione esclusiva; Miss Bingley (uh, la mia adorata iena da salotto) prova a seguire l'esempio dell'eccellente Mr Darcy e prende un libro ma non si sforza nemmeno di reprimere un attacco di sbadigli e comincia a tormentare Darcy con una raffica di domande senza esito, esplodendo in una delle sue famose frasi storiche:
    Mi sento di dire che in fondo non c'è nessuno svago come la lettura! Come ci si stanca presto di qualsiasi altra cosa che non sia un libro! Quando avrò una casa mia, mi sentirei davvero infelice a non avere una biblioteca eccellente.
    (attenti a non rovesciare il vostro, di tè, mentre ridete...)


    La scena ci porta dritto alla pianificazione del ballo a Netherfield, al fatale giro intorno alla stanza di Caroline e Lizzy e alla scoppiettante schermaglia intellettuale tra quest'ultima e Mr Darcy su "vanity and pride" e sui rispettivi difetti, un semplice assaggio del duello all'ultimo sangue che si terrà di lì a poco proprio durante il ballo in quelle stesse stanze...
    Il tè appena preso, ne sono sicura, ha contribuito a vivacizzare le loro celluline grigie tenendole deste durante questo scambio di cortesie! 


    Si prende moltissimo tè a Rosings, nel fatidico Kent, dove il tè con Lady Catherine è una graziosa concessione di Sua Signoria, come dimostrano le parole colme di meraviglia di Mr Collins, al cap. XXIX, a proposito di un invito stupefacente: 
    "Confesso", disse, "che non sarei stato affatto sorpreso se sua signoria ci avesse invitati domenica per il tè e per passare il pomeriggio a Rosings. Mi aspettavo, conoscendo la sua affabilità, che sarebbe successo. Ma chi avrebbe mai potuto prevedere un'attenzione del genere? Chi avrebbe potuto immaginare di ricevere un invito a pranzo (un invito per di più esteso a tutti) così immediatamente a ridosso del vostro arrivo!"
    Il tè è determinante anche quando lo si rifiuta: al cap. 33 Lizzy, sconvolta dalle rivelazioni sul ruolo di Mr Darcy nel mancato matrimonio tra sua sorella Jane e Mr Bingley, non si unisce ai Collins per il tè a Rosings e resta a Hunsford, dove nel cap. successivo sarà raggiunta proprio da colui che vuole evitare - e che le chiederà di permettergli di dirle ciò che mai e poi mai Lizzy si sarebbe aspettata... 


    La magia del tè agisce inesorabilmente, anche a distanza! Così, mentre a Rosings si consuma quello che possiamo immaginare sia un formalissimo e freddissimo tè, a Hunsford si consuma il culmine dell'incomprensione tra Lizzy e Darcy, che è anche il punto di svolta dove tutto precipita e scoppia, innescando il percorso di crescita individuale dei due protagonisti fino a ricongiungimento finale.

    Ed è pensando al tè a Rosings che Maria Lucas chiude l'avventura di Lizzy nel Kent:
    "Dio mio!" esclamò Maria, dopo qualche minuto di silenzio, "sembra che siano passati solo un giorno o due da quando siamo arrivate! eppure quante cose sono successe!"
    "Davvero tante", disse la sua compagna con un sospiro.
    "Abbiamo pranzato nove volte a Rosings, oltre a esserci state due volte per il tè! Quanto avrò da raccontare!"
    Elizabeth aggiunse tra sé, "e quanto avrò io da nascondere."
    Al cap. 48 è il tè a confortare Mr e Mrs Bennet durante il terremoto provocato dalla fuga di Lydia con Wickham.

    Ma è al cap. 54 che il tè diventa quasi un tormento per Lizzy, scossa da un tumulto interiore di pensieri, emozioni, sentimenti e consapevolezze ormai consolidate nella loro inesorabile realtà durante la visita di Mr Bingley e Mr Darcy a Longbourn
    Ed è qui che troviamo un eccellente esempio di come il rito del tè possa essere funzionalissimo alla vicenda nelle mani abilissime della maga Jane Austen
    Sperava che in serata avrebbe potuto cogliere qualche occasione per stare insieme; che non tutta la visita trascorresse senza dar loro modo di intavolare una conversazione che andasse almeno un po' al di là dei cerimoniosi convenevoli che avevano accompagnato il suo arrivo. Ansiosa e agitata com'era, il periodo trascorso in salotto, prima dell'arrivo dei signori, fu talmente pesante e noioso da renderla quasi scortese. Aspettava impaziente il suo ingresso, come il momento dal quale dipendessero tutte le sue possibilità di gioia della serata.
    "Se nemmeno allora verrà da me", si disse, "rinuncerò a lui per sempre."
    I signori arrivarono, e le sembrò che lui stesse esaudendo le sue speranze, ma, ahimè! le signore si affollarono così fitte intorno al tavolo, dove Miss Bennet stava preparando il tè, ed Elizabeth versando il caffè, che vicino a lei non rimase un solo posto libero, idoneo a far spazio a una sedia. E, all'avvicinarsi dei signori, una delle ragazze si strinse più che mai accanto a lei [...].
    Tutti i nostri sensi, come quelli di Lizzy, sono all'erta. È come se anche noi potessimo percepire non solo le sue emozioni ma anche i movimenti di Darcy nella stanza, al di sopra del tintinnio, dei profumi, dei vapori del tè (e del caffè) e del chiacchiericcio che lo accompagna.
    Darcy si era spostato in un altro lato della stanza. Lei lo seguì con lo sguardo; invidiava tutti quelli a cui rivolgeva la parola, non aveva nessuna voglia di servire il caffè, e poi si arrabbiò con se stessa per essere così sciocca!

    Colpo di scena! È proprio l'oggetto della frustrazione di Lizzy, il caffè, a offrirle un po' di sollievo. Forse...
    Si rianimò un pochino, tuttavia, quando riportò lui stesso la tazza del caffè, e lei colse l'occasione per dire,
    "Vostra sorella è ancora a Pemberley?"
    "Sì, ci resterà fino a Natale."
    "E tutta sola? I suoi amici sono andati tutti via?"
    "C'è Mrs. Annesley con lei. Gli altri sono andati a Scarborough tre settimane fa."
    Non riuscì a trovare altro da dire; ma se lui avesse voluto conversare, avrebbe potuto avere più successo.
    Il tè viene sgomberato nel salotto di Longbourn per riapparire, e fare la sua ultima comparsa, al cap. 55, intorno alla dichiarazione di Mr Bingley a Jane, uscendo di scena davvero alla grande, dopo aver avviato il riavvicinamento delle due principali coppie di innamorati del romanzo.


    Il tè, e il rito che si consuma intorno ad esso, nelle mani di Jane Austen è un evento determinante della vicenda di Orgoglio e Pregiudizio, uno strumento narrativo potente che tiene in moto l'azione, un vero fiume sotterraneo che porta con sé la storia e la nostra attenzione. 
    Sarà per questo che il companatico del nostro pane quotidiano austeniano è l'immancabile tazza di tè?

    Al prossimo tè delle cinque!

    Note:
    I tredici tè si trovano ai capitoli 11, 14, 29, 33, 38, 48, 54, 55
    Tutti i brani tratti da Orgoglio e Pregiudizio sono tradotti da G. Ierolli, da jausten.it
    L'immagine di testa è tratta da Bingley's Teas, Pride and Prejudice Anniversary Notion Sampler

    Tazza creata da Aldina di www.aldinascorner.blogspot.it


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    Quale che sia il vostro giudizio, vi chiedo un caloroso applauso ed un'ovazione per questo film, il primo adattamento cinematografico di Pride and Prejudice (preceduto da uno sceneggiato tv BBC del 1938, andato irrimediabilmente perduto), nonché un grande successo, duraturo, che ha aperto la strada a tutti gli adattamenti successivi.

    Troppo spesso, la nostra tv lo trasmette colorato al computer, un vero affronto al suo bianco e nero originale, sfolgorante e variegatissimo. Io me lo gusto sempre in privato, grazie al DVD di cui sono gelosissima e fiera proprietaria. Ed ogni volta guardarlo è fonte di grande divertimento e piacere - ma anche di tenerezza, se penso a quanto ero giovane e del tutto ignara di ciò che avrei scoperto grazie a quelle improbabili crinoline, nella tarda primavera dei miei vent'anni.

    Siate pazienti e benevoli, oggi, e lasciate che vi serva il mio tè delle cinque fuori orario e sulla macchina del tempo. Non solo perché l'oggetto delle mie elucubrazioni è un film che ha la stessa età di quei gentili vecchietti che sono i miei genitori ma anche perché in questo caso più che in qualunque altro devo farvi seguire il corso dei miei ricordi personali.




    La locandina italiana

    La prima tappa di questo viaggio a ritroso mi porta ai miei vent'anni di avida lettrice, studentessa di lingue straniere, ancora principiante di inglese ma con all'attivo già una memorabile prima vacanza studio in Inghilterra.
    All'epoca, in tv qualcuno aveva rispolverato i film di Laurence Olivier e dopo Rebecca la prima moglie, che già amavo moltissimo, fu la volta di questo Orgoglio e Pregiudizio che non avevo mai visto. Né avevo mai letto il romanzo da cui era tratto (a scuola, ai miei tempi, la lingua straniera imprescindibile era il francese, come ben sa chi ha la mia età).


    Iniziando a guardare questo film, avevo subito ammirato Laurence Olivier, che qui interpretava col suo solito carisma "un certo" Mr Darcy, e alla fine fui del tutto affascinata da questo rutilante filmone (quasi due ore) in bianco e nero, molto hollywoodiano, ambientato in un Ottocento sontuoso e fiabesco, in cui ai miei occhi ingordi di ventenne in fase di intensa crescita personale spiccavano la protagonista, "una certa" Elizabeth, (interpretata da una Greer Garson di gran classe), i suoi dialoghi serrati con il suddetto bel tenebroso Mr Darcy e il confronto finale tra Lizzy ed una temibile bisbetica di alto lignaggio, "una certa" Lady Catherine De Bourgh.

    La seconda tappa di questo viaggio nel tempo mi porta a poco tempo dopo questo film: passando come d'abitudine davanti alla bancarella dei libri scontatissimi che la storica Feltrinelli sotto le Due Torri era solita aprire ogni giorno (oggi non lo fa più, ahimé), il mio occhio attentissimo si posò su un tascabile a prezzo stracciato che si intitolava “Orgoglio e Pregiudizio”. 

    Immagine originale del mio libro

    Uh, il romanzo da cui è tratto quel film! Visto e preso – e soprattutto, letto. Divorato. Tre giorni e due notti.
    E fui anche lenta, per i miei ritmi dell'epoca. Del resto, come resistere?, certi passi erano troppo entusiasmanti per non rileggerli immediatamente, magari recitandoli a voce alta.
    Questo film, dunque, ha un posto speciale nel mio cuore perché mi introdusse al il mio primo incontro con Jane Austen, e fu la porta attraverso la quale si aprì un mondo nuovo e bellissimo.

    Eppure, questo film è quanto di più infedele ci sia tra gli adattamenti dell'amatissimo Pride and Prejudice. Beh, forse non così infedele considerato l'effetto che mi fece la prima volta e l'ammirazione che ancora suscita tra gli spettatori, anche i più puristi dei Janeites. Ma allora, è infedele o no? E se è infedele, come può aver veicolato il fascino del romanzo di Jane Austen?

    Le sorelle Bennet al completo

    Basta guardare qualche foto e subito balza all'occhio un'infedeltà eclatante: l'ambientazione. Non c'è nulla, ma proprio nulla, che abbia una qualche attinenza con il tempo e i luoghi di P&P. 
    L'Ottocento creato da costumi e scenografia è perso da qualche parte negli anni 50 di quel secolo, ma più astratto, artefatto, anzi, artificioso. Sembra la materializzazione di quell'Ottocento fiabesco che mi immaginavo quando ero bambina, in cui le donne hanno enormi e lunghi vestiti con un sacco di stoffa svolazzante tutt'intorno e gli uomini sono strizzati in giacche inamidate, e tutti parlano in modo un po'... antico.


    Come molti, anch'io credevo che i costumi fossero stati riciclati da Via col Vento ma sono in realtà costumi originali, creati appositamente dal grande costumista Adrian con un obiettivo preciso: un film a colori. Il legame con Via col Vento c'è, ma in negativo: secondo Ann Rutherford (qui Lydia Bennet, che ha recitato anche in Via col vento), la produzione scoprì che tutte le bobine di pellicola adatte al colore erano state usate per quel film e in extremis dovette ripiegare sul bianco e nero, a costumi già fatti.


    Quanto alla scenografia, l'Inghilterra non c'è eppure... c'è: non è nessun luogo preciso, l'urbanistica e la paesaggistica sono tutte inventate (da notare che il traffico circola a destra e non a sinistra), ma hanno una vaga aria Old England, da cartolina o souvenir.



    Il risultato è comunque un'irrealtà sospesa nel tempo e nello spazio da qualche parte a metà dell'Ottocento e in Inghilterra

    La famiglia Bennet al completo

    Ma quanto è affascinante! Sarà quel bianco e nero sfolgorante, saranno tutti quei falpalà svolazzanti (sembra di sentirne persino il fruscio), quei cappelli giganteschi e sovraccarichi, le carrozze che paiono uscite dai miei vecchi libri di fiabe, i fiori e le piante che spuntano rigogliosi da ogni angolo, il continuo movimento, e quel ballo a Netherfield che sembra una fiera paesana da operetta... per me guardare questo film resta un gran divertimento. 
    E non solo per l'impatto visivo da favola. Anche per ciò che vi accade.

    Non vi ricorda un'illustrazione di C.E.Brock?

    Riconosco che la sceneggiatura è un altro punto debole. Fu curiosamente affidata a due autori molto distanti, quasi opposti, da una parte lo scrittore britannico Aldous Huxley (autore dell'indimenticabile Il Mondo Nuovo), e dall'altra l'americana Jane Murfin, sceneggiatrice di commedie sofisticate come Donne (splendido film diretto da G. Cukor nel 1939).

    Le donne di casa Bennet
    Questa dicotomia autoriale si fa sentire su una sceneggiatura che sembra sempre in bilico tra ironia e farsa, e in cui i pochi dialoghi che ripercorrono fedelmente il testo austeniano (lo scambio iniziale tra i coniugi Bennet, qualche battuta nel salotto di Netherfield e le due dichiarazioni di Darcy) sembrano un po' infilati a forza.
    Molti personaggi spariscono, quelli che restano sono trasfigurati, molti eventi sono compressi e mescolati o profondamente modificati...

    E' Lydia a presentare Wickham a Lizzy, al ballo delle "Assembly Rooms"

    Inevitabilmente, i due antagonisti si incontrano

    Nonostante tutto ciò, credo che la forza trainante di questo adattamento stia nella classe dei suoi attori, in primis la coppia d'oro Greer Garson/Lizzy e Laurence Olivier/Mr Darcy. 


    Che non è esente da difetti.

    Greer Garson (Elizabeth Bennet)

    Lei è spesso accusata di essere troppo matura per la ventenne Lizzy: secondo me, più che l'aspetto fisico, sono i suoi ammiccamenti, i suoi sopraccigli alzati, la sua signorile sicurezza che lasciano trapelare la forza di una donna (e non di una ragazza) pienamente consapevole di sé.

    Laurence Olivier (Mr. Darcy)

    E lui è troppo dandy e ironico (talvolta vulnerabile e persino pavido) per l'ombroso, solido Darcy dell'originale, ma la loro grande classe permette di dare vita a due personaggi affascinanti, soprattutto quando sono insieme e fanno faville (e questo sì che è “molto” Pride and Prejudice).


    Guardateli bene in questa scena, un improbabile (ma delizioso!) tiro con l'arco durante il ballo di Netherfield - una trasfigurazione in chiave leggera del duello verbale all'ultimo sangue a cui si assiste nel romanzo. 
    Sui loro volti mobilissimi guizzano lampi espressivi di ogni genere, riempiono la scena, rapiscono lo sguardo. (sì sì, questa scena è tra le mie preferite).





    E adoro, semplicemente adoro l'elegante ironia che Greer Garson regala alla sua Lizzy.

    Tè e ironia

    I coniugi Bennet sono esilaranti  ma non sono affatto quel monumento al matrimonio male assortito che Jane Austen dipinge nel romanzo: Mrs Bennet è paciosa nelle sue manie, Mr Bennet ci si diverte un mondo, quasi amorevolmente. E in questo sono fedeli alla scelta leggera dei realizzatori.

    Mary Boland (Mrs. Bennet) e Edmund Gwenn (Mr. Bennet)

    Della condanna dell'arido, ridicolo nozionismo di Mary qui resta soltanto qualche cameo farsesco, ma è innegabile che questa Mary, che evidentemente nessuno vuole rendere davvero bruttina, e sembra più svampita che secchiona, è semmai un parodia.

    Marsha Hunt (Mary Bennet)

    C'è un'altra infedeltà eclatante degna di nota: Lady Catherine si trasforma in Cupido. Anzi, no. Non è un errore! 
    Forse qui il romanzo è stato preso un po' troppo alla lettera (gli Americani preferiscono essere sempre espliciti) ma come non vedere nell'improvvido intervento finale di Lady Catherine un innesco dello scioglimento finale? 

    Lizzy con Lady Catherine (Edna May Oliver)

    Lo stesso Darcy lo riconosce, al cap. 60, parlando con colei che  è già la sua dearest, loveliest  Elizabeth:
    Sono stati gli ingiustificati tentativi di Lady Catherine di separarci a rimuovere tutti i miei dubbi. 
    (Inevitabile la replica esilarante di Lizzy:
    Lady Catherine è stata infinitamente utile, il che dovrebbe renderla felice, visto che ama rendersi utile.) 
    E perciò, almeno in questo caso, il film è curiosamente fedele, anche se molto a modo suo (meglio non considerare che lo stesso ruolo, di Cupido, viene affibbiato addirittura a Miss Iena da Salotto, Caroline Bingley, a favore di suo fratello e Jane...)


    Potrei continuare ancora a lungo - dicendovi che c'è un Mr Collins assai fedele, ebbene sì, all'originale, che costella il film con il suo elogio alla straordinaria condiscendenza di Sua Signoria, che il Col. Fitzwilliamè un improbabile scozzese baffutissimo, che non si mette mai piede a Pemberley e che tutto l'affaire Lydia-Wickham viene svuotato della sua funzionalità narrativa e drammatica (che dire dell'arrivo dei due in carrozza a Longbourn annunciati da ben due trombettieri? e del fatto che vanno a vivere in Giamaica?)...


    Ma concluderò con una dichiarazione – e non importa se sarò tacciata di favoritismo a causa del mio debole per un film che ha segnato il mio ingresso nel mondo austeniano. Questo film è, sì, un allegro monumento all'infedeltà alla fonte letteraria ma è adorabilissimo perché, sotto questo suo aspetto fantasmagorico da allestimento alla Ziegfeld Follies e nonostante la materia originale sia rimaneggiata in modo assai strampalato, resta vivo e vegeto lo spirito di Pride and Prejudice. Non so dire in che cosa, esattamente, ma c'è. 

    E credo che questo merito sia da ascrivere essenzialmente alla forza del capolavoro austeniano, che riesce sempre ad emergere intatto e puro da qualunque adattamento. Anche da questo Adorabile Infedele. (Che non smetterò di amare perdutamente, così com'è, sappiatelo.)


    Per saperne di più
    ☞ Molte utilissime notizie sui retroscena della realizzazione del film sono reperibili nella scheda del film sul sito IMDB
    ☞ Nel DVD italiano sono disponibili l'audio originale, i sottotitoli italiani e inglesi.
    ☞ I brani tratti dal romanzo sono nella traduzione italiana di G. Ierolli, dal sito JAusten.it

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    Questa volta io, il mio bollitore e il mio altarino austeniano ci materializziamo fuori dalla blogosfera. 
    Vi offro una tazza di tè e tante chiacchiere intorno a Jane Austen "dal vivo", nel luogo che più si addice ad un appuntamento del genere: una libreria. Saremo ospiti della Libreria delle Donne di Bologna, un luogo libresco ad alto contenuto miracoloso.
    A rinforzare e guidare le mie elucubrazioni ci saranno gli altri amici di JASIT. 
    Per tutti, tè e altri generi di conforto. E, spero, un'oretta o poco più di piacevoli chiacchiere, nella migliore delle tradizioni dei Tè con Jane Austen.

    15 febbraio 2014 - ore 17 
    Un tè con Jane Austen
    Conversazione su Jane Austen
    e dintorni
    con Silvia Ogier, Mara Barbuni, Gabriella Parisi, 
    Giuseppe Ierolli, Petra Zari
    fondatori di JASIT
    presso La Libreria delle Donne
    Via San Felice 16/A, Bologna
    Ingresso gratuito




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    Qualcuno di certo lo ricorderà. La scorsa estate, quella del Bicentenario di Pride and Prejudice (Orgoglio e Pregiudizio), è stata caratterizzata non solo dal prosieguo dei festeggiamenti per il darling child austeniano ma anche da una rovente polemica a proposito di un piccolo pezzo di carta. Una banconota della Banca d'Inghilterra.
    Tutto era nato da un annuncio, in aprile: la Banca aveva dichiarato che dal 2016, al posto di Elizabeth Fry, sulla banconota da 5 sterline ci sarebbe stato Sir Winston Churchill. Ma subito fu chiaro che, una volta sparita Mrs Fry, a parte la Regina Elisabetta II (la cui presenza è, ovviamente, scontata) non ci sarebbe più stata alcuna donna eminente sulle banconote inglesi. E qui nacque la polemica.
    Pochi (ma intensi) mesi dopo, in luglio, ecco l'annuncio della Banca: dal 2017, sulla banconota da 10 sterline Darwin sarà sostituito niente meno che con Jane Austen.
    Come si è arrivati a questa decisione? La polemica ha riguardato direttamente Jane Austen? E quale aspetto avrà la banconota?

    Anticipando solo che no, il dibattito non ha affatto riguardato la nostra cara Zia Jane (lei, monumento eterno alla discrezione e all'ironia, non può essere oggetto di polemiche furenti e strumentali) ma, in generale, la presenza femminile sulle banconote di Sua Maestà, vi invito a prendere un tè nel salotto di JASIT, dove ho ricostruito brevemente la vicenda per poi soffermarmi sull'aspetto della banconota.

    Il bellissimo omaggio della Banca d'Inghilterra al genio di Jane Austen, "la più perfetta" come la definì Virginia Woolf, sarà in circolazione dal 2017, un anno davvero significativo.

    (Lo so: quell'anno non resisterò alla tentazione di precipitarmi in Inghilterra pur di avere il pretesto di andare in banca a cambiare i miei Euro in Sterline. E una volta che avrò tenuto tra le mani una siffatta banconota, in loco, scambiandola come se fosse la cosa più naturale di questo mondo nel corso dei miei acquisti, sarà impossibile staccarmene. La porterò a casa. La incornicerò. Ecco, adesso l'ho confessato pubblicamente.)


    Buona lettura!

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    ... Perché è un enigma senza fine cercare di capire come mai nessuna donna abbia scritto una sola parola di quella straordiazia letteratura mentre un uomo su due, a quanto sembrava, era in grado di comporre una canzone o un sonetto. In quali condizioni vivevano le donne, mi chiedevo [...].

    Consentitemi di immaginare, dal momento che i fatti sono così difficili a ottenersi, che cosa sarebbe accaduto se Shakespeare avesse avuto una sorella meravigliosamente dotata, chiamata Judith, poniamo. [...] Nel frattempo, quella sua sorella straordinariamente dotata, immaginiamo, rimaneva in casa. Era altrettanto desiderosa di avventura, altrettanto ricca di fantasia, altrettanto impaziente di vedere il mondo quanto lo era lui. Ma non venne mandata a scuola [...], dovette essere promessa in moglie al figlio di un vicino mercante di lane.
    [...] E così quella donna, nata nel sedicesimo secolo con il dono della poesia, era una donna infelice, una donna in lotta contro se stessa. Le sue condizioni di vita, i suoi istinti, tutto era ostile a quello stato d'animo che è indispensabile a lasciar libero quanto si ha nel cervello.
    [...] A lei il mondo non diceva, come agli uomini, Scrivi pure, se vuoi; per me non fa alcuna differenza. Il mondo, sganasciandosi dalle risate, le diceva: Scrivere? E a che ti serve scrivere?



    La drawing room (soggiorno) di Jane Austen a Chawton

    [...] Se una donna voleva scrivere era costretta a farlo nel soggiorno comune. [...] Jane Austen scrisse in quel modo fino alla fine dei suoi giorni.
    «Come riuscisse a fare tutto questo, - scrive il nipote nel Memoir, - è sorprendente perché non aveva uno studio proprio in cui rifugiarsi, e la gran parte della sua opera deve essere stata scritta nella stanza di soggiorno comune, dove era soggetta a ogni sorta di interruzioni casuali. Faceva in modo che né le persone di servizio né i visitatori o chiunque altro al di fuori della famiglia si accorgessero di quello che faceva.»

    La "stanza tutta per sé" di Jane nel soggiorno di Chawton

    Jane Austen nascondeva i suoi manoscritti o li copriva con un foglio di carta assorbente. E del resto, la sola educazione letteraria che una donna riceveva agli inizi dell'Ottocento era un'educazione allo studio del carattere, alla analisi delle emozioni. Da secoli, la sua sensibilità veniva educata sotto l'influenza della stanza di soggiorno comune. I sentimenti delle persone rimanevano impressi su di lei, aveva costantemente sotto gli occhi i rapporti umani.

    La prima edizione di O&P sul tavolino di Jane a Chawton

    [...] E dunque, mi chiedevo, Orgoglio e Pregiudizio sarebbe stato un romanzo migliore se Jane Austen non avesse ritenuto necessario nasconderne il manoscritto allo sguardo dei visitatori? Ne lessi una pagina o due per capire ma non riuscii a trovare alcun segno del fatto che le condizioni materiali della vita dell'autrice ne avessero in minima parte danneggiato il lavoro. Ed era quello, forse, il vero miracolo della sua opera. Ecco una donna, agli inizi dell'Ottocento, che scriveva senza odio, senza amarezza, senza paura, senza protestare, senza fare prediche.

    Olivia Williams (Jane Austen) in "Miss Austen Regrets" (Io, Jane Austen

    La stessa condizione nella quale scriveva Shakespeare, pensavo guardando il testo di Antonio e Cleopatra. E quando alcuni paragonano Shakespeare a Jane Austen, forse intendono dire che ambedue erano riusciti a dissolvere nella mente ogni ostacolo [...] ed è per questa ragione che Jane Austen pervade di sé ogni parola che ha scritto, proprio come fa Shakespeare. Se qualcosa faceva soffrire Jane Austen, questa era la ristrettezza della vita che le veniva imposta.

    [...] Se riusciremo, ciascuna di noi, ad avere cinquecento sterline e una stanza tutta per sé; se prenderemo l'abitudine alla libertà e il coraggio di scrivere esattamente ciò che pensiamo; [...] se guarderemo in faccia il fatto che non c'è neanche un braccio al quale appoggiarci ma che dobbiamo camminare da sole, [...] allora si presenterà l'opportunità, e quella poetessa morta, che era sorella di Shakespeare, riprenderà quel corpo che tante volte ha dovuto abbandonare.


    Virginia Woolf in Una stanza tutta per sé, 1922
    (brani tratti dall'edizione Einaudi, 1995)


    - Questi frammenti sono solo un assaggio delle riflessioni che Virginia Woolf dedica a Jane Austen in questo appassionato, divertente e arguto saggio sulla condizione femminile. Per saperne di più, propongo il tè delle cinque dedicato proprio a Una stanza tutta per sé.

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    Durante il Tè con Jane Austen dal vivo dello scorso 15 febbraio alla Libreria delle Donne di Bologna, ho detto una quantità di cose, come nella migliore tradizione dei miei tè delle cinque in questa sala da tè. La maggior parte di esse sono state vere e proprie elucubrazioni su come ho incontrato Jane Austen e che cosa vi ho trovato.
    Un taglio così personale mi è servito per provare a raccontare, attraverso la mia esperienza diretta, che cosa renda la geniale scrittrice di duecento anni fa così moderna (tanto moderna da apparire addirittura un passo sempre più avanti) agli occhi di noi, donne e uomini del disincantato, ipertecnologico XXI secolo.
    Per queste mie elucubrazioni, però, non mi sono affidata soltanto alle mie gambe ma mi sono appollaiata saldamente sulle spalle dei giganti. Per cominciare bene, da solide basi.

    Una di queste solidissime spalle è quella offertami generosamente da un uomo. Un Italiano. Un grande scrittore che in comune con Jane Austen ha la capcità di leggere e decodificare la realtà con acume infallibile e poetico.
    È con lui e le sue splendide parole che ho voluto iniziare a raccontare chi è Jane Austen.
    Per molti ottimi motivi.
    Le sue parole sono tra le più belle dichiarazioni mai scritte su Jane Austen.
    Sono pertinentissime. In mezza paginetta, c'è tutto ciò che c'è da sapere sulla grande autrice.
    E sono scritte da un uomo, un dettaglio rilevantissimo che dimostra, una volta di più, come l'etichetta “roba da donne” appiccicata sempre troppo frettolosamente a JA racchiuda un insieme di ignoranze del tutto privo di senso.
    E poi, ulteriore dettaglio determinante, questo uomo è italiano. Le sue parole, concepite nella nostra stessa lingua, risuonano sulla nostra sensibilità con tutta la loro forza naturale originale.
    Ecco perché in ogni occasione in cui ci sia la necessità di raccontare chi è Jane Austen non esito a rispondere con le parole di Giuseppe Tomasi di Lampedusa.

    Servitevi abbondantemente di tè e generi di conforto: l'elucubrazione di oggi sarà opportunamente assai lunga.






    La Austen è uno dei pochi romanzieri che ha davvero creato un mondo: […]
    L'incipit è già di per sé una verità imprescindibile, che si impone in tutta la sua forza stringente.
    Innanzitutto, l'autore inserisce senza indugi JA tra i “romanzieri” usando il maschile plurale per intendere l'intera schiera di chi scrive romanzi, indipendentemente dal genere (maschile o femminile ma, mi piace pensare, anche letterario) a cui appartiene, per ricordarne la sua universalità, che trascende qualsivoglia categorizzazione grossolana (vedi alla voce “roba da donne” di cui sopra).

    E sì, JA ha creato un mondo, nel senso più vasto, variegato del termine, quell'Austenland fisico (l'Inghilterra della sua vita e dei suoi romanzi) ma anche letterario (il popoloso, dinamico microcosmo delle persone della sua vita e delle sue opere) e pure metafisico (costituito dalle riflessioni e le emozioni e le tante forme, anche le più impensabili, che tutto ciò può ispirare).
    […] un mondo ristretto, certamente, che non ha la vastità degli universi di Balzac o di Dostoevskij, ma che può, come estensione, gareggiare con il mondo di Marcel Proust.
    Un altro luogo comune viene evocato. Quante volte capita di leggere o sentir dire che in JA la Storia - sì proprio quella con la maiuscola – non esiste? Eppure, sottotraccia, sullo sfondo, a ben guardare, qualcosa c'è. 

    George Wickham (Adrian Lukis, BBC 1995) in uniforme

    La presenza della milizia nello Hertfordshire di Pride and Prejudice (Orgogio e Pregiudizio)è solo un pretesto per agitare la già iper energetica Lydia e mettere in moto alcuni fatti determinanti? 
    E i possedimenti di Sir Bertram ad Antigua sono anch'essi solo un pretesto per allontanare il capo famiglia dal mondo claustrofobico di Mansfield Park e innescare un tentativo del suo dissolvimento?
    Non è questo il momento per parlarne (ma prima o poi ci prenderemo anche questo tè). Più sbrigativamente aggiungo che non è della Storia che a JA interessava parlare. Come aggiunge prontamente lo stesso Tomasi di Lampedusa:
    […] Essa è stata una persona che ha voluto parlare soltanto di ciò che conosceva molto bene, dell'alta borghesia inglese della fine del Settecento. Il proletariato non esiste, la nobiltà è vista solo di scorcio.
    Ogni volta, leggendo queste parole, riecheggiano nella mia mente quelle del nipote di Jane, James Edward, il suo primo biografo, che fin dal 1870 nel Memoir of Jane Austen (Ricordo di Jane Austen) delinea l'ambito in cui l'illustre Zia aveva scelto di muovere la sua penna, puntando il suo osservatorio: la famiglia, i vicini, tutti coloro con cui Jane aveva a che fare nella vita quotidiana.

    Jane in famiglia, secondo "Miss Austen Regrets" (Io, Jane Austen),
    tra la nipote Fanny e la sorella Cassandra

    Nel Memoir, scrive:
    […] ritengo che l'influenza di queste relazioni giovanili possa essere rintracciata nei suoi scritti, specialmente in due particolari. Il primo, che è interamente esente dalla volgarità, che in alcuni romanzi risulta così offensiva, di soffermarsi sugli attributi esteriori di ricchezza o rango sociale, come se fossero cose alle quali l'autore non è avvezzo; il secondo, che si occupa poco sia delle classi più basse che di quelle più alte. Non scende mai al di sotto delle signorine Steele, di Mrs. Elton o di John Thorpe, persone di cattivo gusto e maleducate come quelle che si possono realmente trovare mescolate alla migliore società.
    (Capitolo I)


    E ancora:
    […] la fedeltà con la quale [i romanzi] descrivono le opinioni e il comportamento della classe sociale in cui l'autrice visse all'inizio di questo secolo. I suoi romanzi fanno questo con maggiore fedeltà proprio in relazione allo stesso difetto del quale sono talvolta accusati, ovvero, che in essi non c'è nessun tentativo di elevare la normalità della vita, ma solo di rappresentarla così com'è.
    (Capitolo X)

    Torniamo a Tomasi di Lampedusa:
    […] Ma la sua classe la Austen la ha ritratta in modo superiore e, soprattutto, in modo assolutamente spregiudicato sotto il costante velo delle buone maniere sue di scrittrice.
    Dato e non concesso che nelle pagine austeniane non ritroviamo l'impetuosa invasione della Storia, è innegabile che la Società è presentissima sotto ogni aspetto, senza remore o filtri, “in modo assolutamente spregiudicato”, appunto, ma “sotto il costante velo delle buone maniere sue di scrittrice”, con la pungente ironia di un sorriso.

    Olivia Williams (Jane Austen) in Miss Austen Regrets (Io, Jane Austen)
    […] Essa è completamente priva d'illusioni: di ogni azione apparentemente disinteressata essa vi mostra, in una mezza frase, i motivi egoistici.

    Jane Austen romantica? Sì, e no. La superficie delle sue travagliate storie d'amore, vista più da vicino, ci rivela presto un intreccio ben più articolato, che mostra sempre tutte le altre facce dell'animo umano, anche quelle meno che graziose...
    […] Non ha rispetto per niente.
    Ah, quante risate mi faccio su questa frase breve e sacrosanta! 
    Non vi viene in mente il piglio volitivo e lo sguardo penetrante, quasi irriverente, della Jane che ci appare nell'unico ritratto autentico che abbiamo di lei? Sì, quel ritratto eseguito da sua sorella Cassandra (persona assai informata dei fatti, fonte attendibilissima), appena uno schizzo, eppure così reale – quegli occhi ardenti, quei capelli indomabili, quella postura vagamente altera... 
    Guardatelo. 
    E ripensate alle parole “in modo spregiudicato”, “non ha rispetto per niente”...

    Ritratto di Jane eseguito da Cassandra Austen intorno al 1810


    O alle parole che seguono:
    [..] Pensate, per esempio, al modo con il quale nel romanzo del primo Ottocento erano dipinte le figure dei "genitori": una venerabilità, una virtuosità da togliere il respiro. Guardate la Austen: il ridicolo, la vanità, l'infatuazione vi sono ritratti senza ritegno.
    Sottotitolo: Jane Austen è una vera sovversiva!
    Ma non c'è tempo di crogiolarsi con questa appassionante riflessione (sì sì, prometto che prenderemo anche quest'altro tè) che, ecco, Tomasi di Lampedusa completa il ritratto sottolineando una qualità imprescindibile, che tutte le racchiude:
    […] La Austen è uno di quegli scrittori che richiedono di esser letti lentamente: un attimo di distrazione può far trascurare una frase che ha un'importanza primaria: arte di sfumature, arte ambigua sotto l'apparente semplicità.
    Ogni sillaba, ogni virgola, persino tutto ciò che non c'è nelle pagine vergate dalla geniale Jane è carico di significato, portatore di una funzione precisissima nell'intera struttura romanzesca. È come se il mondo intero fosse sublimato nelle lettere dell'alfabeto austeniano. Un'esaltazione inarrivabile dell'Implicito, del Tutto concentrato in piccoli segni innocui, nei suoi infiniti e minuscoli “pezzetti di avorio”.

    Orgoglio e Pregiudizio sul tavolino di Jane a Chawton

    Come scrive Jane stessa in una lettera al nipote James Edward, il 17 dicembre del 1816:
    Che cosa me ne farei dei tuoi Abbozzi robusti, virili, ardenti, pieni di Varietà e di Fuoco? - Come potrei abbinarli al pezzettino di Avorio (largo due Pollici) sul quale lavoro con un Pennello talmente fine, che produce un effetto minimo dopo tanta fatica?
    Olivia Williams (Jane Austen) in Miss Austen Regrets (Io, Jane Austen)

    E dopo averla fatta a pezzi con le mie elucubrazioni a ruota libera, ve la lascio leggere per intera, questa strepitosa, azzeccatissima citazione, un vero e proprio compendio delle caratteristiche di Jane Austen, ritratto fedelissimo ed esaustivo, che rivaleggia in realismo e affetto con lo schizzo abbozzato da Cassandra Austen.
    La Austen è uno dei pochi romanzieri che ha davvero creato un mondo: un mondo ristretto, certamente, che non ha la vastità degli universi di Balzac o di Dostoevskij, ma che può, come estensione, gareggiare con il mondo di Marcel Proust. Essa è stata una persona che ha voluto parlare soltanto di ciò che conosceva molto bene, dell'alta borghesia inglese della fine del Settecento. Il proletariato non esiste, la nobiltà è vista solo di scorcio. Ma la sua classe la Austen la ha ritratta in modo superiore e, soprattutto, in modo assolutamente spregiudicato sotto il costante velo delle buone maniere sue di scrittrice.
    Essa è completamente priva d'illusioni: di ogni azione apparentemente disinteressata essa vi mostra, in una mezza frase, i motivi egoistici. Non ha rispetto per niente. Pensate, per esempio, al modo con il quale nel romanzo del primo Ottocento erano dipinte le figure dei "genitori": una venerabilità, una virtuosità da togliere il respiro. Guardate la Austen: il ridicolo, la vanità, l'infatuazione vi sono ritratti senza ritegno.
    La Austen è uno di quegli scrittori che richiedono di esser letti lentamente: un attimo di distrazione può far trascurare una frase che ha un'importanza primaria: arte di sfumature, arte ambigua sotto l'apparente semplicità.
    Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Letteratura inglese (1954): “Jane Austen”, in Opere, Mondadori, Milano, 1995, pag. 982
    Per saperne di più
    - tutti i brani citati (a parte quello italianissimo di G. Tomasi di Lampedusa) sono tratti da jausten.it e tradotti da Giuseppe Ierolli, grande estimatore del brano oggetto di questo post, tanto che lo ha inserito come epigrafe nella biografia Jane Austen si racconta che ha pubblicato nel 2013.


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    Caroline Knight, foto da The Sydney Morning Herald

    Una pronipote di Jane Austen, Caroline Knight (discendente del fratello Edward Austen, che prese il cognome Knight perché adottato dai ricchi cugini degli Austen, diventando signore di molte proprietà tra cui Godmersham Park, Chawton House 


    e il vicino Chawton Cottage, amatissima dimora di Jane, 


    oggi meta di pellegrinaggi di migliaia di Janeites da tutto il mondo) esce allo scoperto e racconta per la prima volta  in un'emozionante intervista al quotidiano australiano The Sydney Morning Heraldche cosa significa vivere nel ricordo di cotanta Zia
    Ne parla un articolo odierno di JASIT, davvero da non perdere!


    Per saperne di più
    ...su Chawton Cottage e Chawton House, vi ricordo i tè delle cinque dedicati alla casa che Jane Austen amava e dalla quale sono partiti per il mondo tutti i suoi romanzi (ecco perché mi piace chiamarla "l'ombelico del mondo austeniano"): visita a Chawton e al Jane Austen's House Museum


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    Nei giorni in cui si ricordano nascita e morte di William Shakespeare (23 aprile 1564 - 26 aprile/3 maggio 1616), un Genio Assoluto della storia dell'Umanità, non posso esimermi dal rendergli omaggio anche in questa sala da tè intitolata a Jane Austen, sua fervente ammiratrice - come dimostrano le tante citazioni e gli innegabili e, talvolta, persino impliciti tributi che gli ha riservato, tra lettere e romanzi (sì sì, prima o poi ne riparliamo, prometto...).
    Non me ne voglia la cara Zia. Oggi, nella giornata che per tutto il mondo è il compleanno dell'insuperabile Bardo, la metterò un poco in imbarazzo facendo ciò che, da due secoli, tanti prima e meglio di me non mancano di fare: accostare i loro nomi e il loro grande genio letterario (e meta-letterario).

    Non sarei capace di farlo adeguatamente con le mie parole: per questo, con umiltà e deferenza, prendo in prestito le puntualissime, emozionanti parole di un'altra grande Lettrice e Scrittrice, Virginia Woolf, da Una stanza tutta per sé.
    [...] E dunque, mi chiedevo, Orgoglio e Pregiudizio sarebbe stato un romanzo migliore se Jane Austen non avesse ritenuto necessario nasconderne il manoscritto allo sguardo dei visitatori? Ne lessi una pagina o due per capire ma non riuscii a trovare alcun segno del fatto che le condizioni materiali della vita dell'autrice ne avessero in minima parte danneggiato il lavoro. Ed era quello, forse, il vero miracolo della sua opera. Ecco una donna, agli inizi dell'Ottocento, che scriveva senza odio, senza amarezza, senza paura, senza protestare, senza fare prediche.
    La stessa condizione nella quale scriveva Shakespeare, pensavo guardando il testo di Antonio e Cleopatra. E quando alcuni paragonano Shakespeare a Jane Austen, forse intendono dire che ambedue erano riusciti a dissolvere nella mente ogni ostacolo [...] ed è per questa ragione che Jane Austen pervade di sé ogni parola che ha scritto, proprio come fa Shakespeare.

    (Buon compleanno, Will!)

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    Come reagireste se, aprendo un libro del 1870 - sì, una di quelle ammirate, desiderate e preziose prime edizioni - vi ritrovaste tra le mani un manoscritto di Jane Austen?
    Sono sicura che non faticherete a immaginarvi la scena.

    Siamo all'inizio di quest'anno, al Jane Austen's House Museum di Chawton, l'amatissima dimora di Jane, e abbiamo davanti a noi una preziosa prima edizione del Memoir of Jane Austen (Ricordo di Jane Austen) - la "madre di tutte le biografie", ovvero la raccolta dei ricordi familiari (soprattutto delle nipoti) che il nipote James Edward curò e pubblicò nel 1870, appunto.
    I curatori della casa-museo l'hanno appena acquistata per la biblioteca ed ora la apriamo.


    Ecco davanti ai nostri occhi prendere forma la sorpresa più stupefacente e incredibile: incollato a una lettera di James Edward, c'è un frammento dalla grafia inequivocabilmente inconfondibile... 


    Per sapere com'è andata e in che cosa consiste questo prezioso, miracoloso ritrovamento austeniano, vi propongo un tè molto speciale che ho servito nella drawing room della Jane Austen Society of Italy qualche settimana fa. Buona lettura!

    di Silvia Ogier - pubblicato su jasit.it il 14/04/14

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    Come ben sappiamo, questo è il mese di Mansfield Park.
    Il 9 maggio, infatti, sarà il suo compleanno e quest'anno sarà davvero importante perché compie 200 anni esatti. Prestissimo, torneremo su questo argomento perché sono un'accanita sostenitrice delle ottime occasioni per scoprire o riscoprire, secondo i casi, le opere di Jane Austen, ed i Bicentenari di questi nostri (fortunatissimi) anni sono senza dubbio le migliori.

    Oggi, però, vorrei inaugurare il 200° maggio di Mansfield Park con lui, il romanzo, opportunamente vestito a festa.
    Si tratta dell'Edizione Speciale Bicentenario pubblicata pochi giorni fa con il patrocinio di JASIT.


    La traduzione e la cura di tutto il contenuto è, come sempre, di Giuseppe Ierolli, che lo ha corredato di numerose note epslicative e materiale utile, nonché di altri scritti strettamente legati al romanzo, come Giuramenti di innamorati, la commedia che i protagonisti del romanzo tentano di mettere in scena, o Opinioni su Mansfield Park, la raccolta di giudizi composta all’epoca dalla stessa Jane Austen.
    Non finisce qui. Giuseppe quest'anno ha espresso il desiderio che per il compleanno del suo romanzo austeniano preferito ci sia un regalo in più. E Petra Zari, l'illustratrice che ne cura interamente il progetto grafico, lo ha accontentato con entusiasmo, disegnando un bel ritratto di Fanny Price, la protagonista (ma potrebbe essere la stessa Jane Austen o addirittura una lettrice ignota, forse una di noi?...), che appare a fianco del capitolo I.


    È evidente che si tratta di un'edizione particolarmente ricca di contenuti, una vera chicca da collezionare. Per saperne di più, per leggerne un'anteprima e l'indice, e verificare le modalità di acquisto, vi invito a consultare il post di Jasit.it.

    Forse posso arrischiarmi a dichiarare apertamente che l'Edizione Speciale sia ormai diventata una tradizione imprescindibile di ogni Bicentenario Austeniano perché questa nuova pubblicazione segue l'esempio del festeggiato del 2013, Pride and Prejudice (Orgoglio e Pregiudizio),


    la prima edizione speciale che ha inaugurato questa buona abitudine (e che trovate in quest'altro post di Jasit.it).

    Vi do appuntamento il 
    9 maggio 2014
    per un tea party in onore di
    Mansfield Park!


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    Oggi, nel 1814, Jane Austen  ebbe la soddisfazione di vedere pubblicato il suo terzo romanzo, Mansfield Park. Questo è anche il primo romanzo composto interamente ex novo nell'amata casa di Chawton, tanto che spesso ci si riferisce ad esso e ai due successivi, Emma e Persuasion, con cui condivide il luogo di nascita, come ai “Chawton novels”. E dunque:

    Buon 200° compleanno, Mansfield Park!

    Un Bicentenario è sempre un ottimo pretesto per rendere omaggio al festeggiato compiendo alcune attività che lo vedano protagonista. E mai come in questo caso, diventa un'occasione imperdibile per leggero o rileggerlo.

    In questo 9 maggio 2014, giorno del Bicentenario, vi invito ad un birthday tea party che durerà tutto il 2014 grazie alle tante opportunità che avremo di scoprire o riscoprire il più Incompreso e Sconosciuto tra i romanzi di Jane Austen. Le sorprese sono assicurate!

    Ma: perché “mai come in questo caso”? (La risposta non sarà breve...)
    The patience of Miss Price, miscela di tè neri e vaniglia
    di www.bingleysteas.com





    Perché Mansfield Park  “è”  un caso davvero speciale nell'opera di Jane Austen.
    Innanzitutto, è il più controverso e il più difficile ed anche il meno amato e il meno conosciuto tra i romanzi canonici. 
    Generalmente, con una lettura assai superficiale, in passato si tendeva a qualificarlo come libro morale, adatto alle fanciulle che devono imparare a comportarsi "come si deve". 
    Oggi è invece saldamente riconosciuto come un capolavoro di ironia proprio contro questo genere di libri, i cosiddetti conduct books.


    Ma Mansfield Park non è soltanto questo. 
    La sua "strana", indefinibile, inafferrabile bellezza sta nella sua grande complessità, e nelle innumerevoli chiavi di lettura che offre, persino nel corso di anni di riletture.
    Inoltre, pur essendo un romanzo smaccatamente austeniano, con tutti i crismi e gli stilemi della sua autrice dispiegati al massimo e al meglio della loro forza, è anche profondamente diverso rispetto a tutti gli altri romanzi austeniani.
    Per tutte queste ragioni (e di certo anche per altre che ancora non ho scoperto!), Mansfield Parkcontinua ad affascinare e a sfuggire a qualunque classificazione.

    ...Tant'è vero che le note che seguono potrebbero essere del tutto contestate da ognuno di voi, che le leggete, e persino successivamente smentite con sereno candore da me, che le scrivo... Ma voglio comunque provare a dare concretezza alle ragioni di cui sopra.

    da Mansfield Park Edizione Speciale Bicentenario,
    JASIT (ill. Petra Zari)

    C'è un'Eroina, Fanny Price, che sembra lontana anni luce dalle splendide, volitive donne austeniane che ben conosciamo, ed il cui comportamento spesso risulta incomprensibile - e che, più che un'eroina, sembra un' anti-eroina, o forse una non-eroina, o magari un'eroina riluttante... Con tutto il suo conclamato candore, proprio come le tanto deprecate “acque chete” arriva ad ottenere esattamente ciò che vuole.
    (Vi chiedo perdono ma mi scappa di dirlo... non riesco proprio a trattenermi e, del resto, siamo qui, tra noi, a bere un tè in confidenza... e dunque lo dirò. In breve: Fanny Price c'è o ci fa?)


    C'è un personaggio maschile, Edmund Bertram, che avrebbe potuto (o voluto?) essere un Eroe e invece si rivela una vera antitesi dell'eroe, quasi insopportabile nella sua granitica inettitudine...

    C'è un'Antagonista dell'Eroina, Mary Crawford, che molto spesso (e molto volentieri!) ruba la scena a quest'ultima, risultando talvolta, e per certi aspetti, assai più simile alle altre eroine austeniane... Mi sono trovata spesso a pensare che sia addirittura... (attenzione, sto per lasciarmi andare ancora una volta)il “lato oscuro” di Elizabeth Bennet...


    C'è un Antagonista dell'(anti-)Eroe, Henry Crawford (fratello di Mary), che sembra lasciarsi vivere nel suo ruolo di villain ma che improvvisamente prova (sì, ho volutamente scritto "prova") ad essere più buono...

    C'è molta satira sociale, ma c'è anche uno sguardo su un ambiente insolito, mai visto nei precedenti romanzi di Jane Austen, quello della famiglia di Fanny, ben più povera dei Bertram (e persino delle Dashwood post Norland), e in generale c'è una quantità di altre suggestioni sociali...


    C'è una miriade di personaggi indimenticabili che non sono affatto ciò che sembrano ma che, pure in questa indefinibilità, riescono ad assurgere al ruolo di archetipo sociale e psicologico, e finiscono con lo stare tutti sullo stesso piano di importanza della protagonista...

    In questo senso, sempre più spesso ultimamente trovo che Mansfield Park sia un romanzo molto shakesperiano, in cui lo stratagemma narrativo della messa in scena di una commedia (non a caso è “Giuramenti di Innamorati”) sembra dare forma alla messa in scena più vasta, quella della vita di questi personaggi, ma anche, allargando ancora di più il cerchio, quella dei tanti tipi psicologici del mondo intero (all the world's a stage, and all the men and women merely players...).

    Mansfield Park, film del 1999

    Pare davvero che qui Zia Jane si sia divertita a farci impazzire con una fantasmagoria di sottili sfumature e di oscillazioni continue.
    In breve, come dico sempre: non aspettatevi un altro Orgoglio e Pregiudizio.

    Di seguito, tutte le informazioni e gli strumenti giusti per prepararsi ad incontrare l'anomala (o normalissima?) Fanny Price e la variegata (molto variegata...) famiglia Bertram, con i suoi insoliti (o molto soliti...) ospiti.

    In quanti modi possiamo 
    rendere omaggio 
    a Mansfield Park?

    - Per provare a conoscerlo meglio, vi consiglio innanzitutto gli articoli scritti su JASIT a proposito di diversi aspetti del romanzo. Ecco alcuni titoli già pubblicati:
     Due passi per Austenland: Sotherton o Stoneleigh? di G.Ierolli
    Da non perdere, la raccolta di tutti i contributi nel post del Bicentenario!


    - Per analizzarlo, un testo che raccomando vivamente di leggere è il capitolo III “Mansfield Park e la parodia ironica del romanzo didattico”dal libro “La zitella illetterata” di una dei massimi esperti austeniani d'Italia, Beatrice Battaglia. È stato determinante per aiutarmi a mettere a posto molte tessere del mosaico (labirinto?...) costruito abilmente da Jane Austen.

    - Per leggerlo trovate molte risorse gratuite in rete, in italiano, anche con testo originale a fronte, o solo in inglese, online o scaricando file: per sapere come, vi invito ad accedere allo Scaffale di Jane in questa sala da tè.

    David Tennant - Benedict Cumberbatch

    - Per ascoltarlo in una versione d'eccezione, in originale, letto - anzi - interpretato da attori eccellenti, nel 2003, tra cui Felicity Jones (la stessa che interpretò Catherine Morland nel film Northanger Abbey del 2007), Benedict Cumberbatch (l'insuperabile modernissimo Sherlock Holmes) e David Tennant (l'ottima decima rigenerazione di Doctor Who),  non mancate di sintonizzarvi su BBC Radio 4 Extra dal 12 maggio! Tutte le informazioni nell'articolo di BBC e su BBC Four Extra



    - E se vi volete divertire con qualche variazione sul tema, non perdete i gruppi di lettura che Gabriella Parisi (LizzyGee), con la collaborazione mia (LizzyS) e di Petra Zari (Miss Claire/LizzyP) organizza quest'anno nel suo salotto, appena rinnovato, dedicato ai derivati austeniani ispirati da Mansfield Park. Andate a farle un saluto sul suo Diario delle Lizzies dove presto partirà un nuovo Gruppo di Lettura!


    - Per vederlo negli adattamenti cinematografici, vi invito a dare un'occhiata ai Film Austeniani in questa sala da tè. Vi ricordo che uno di essi passa spesso in tv, anche sul digitale terrestre gratuito (ma, forse a causa di alcune scene molto esplicite e per niente austeniane, è collocato in orari un po' tardi), perciò tenete d'occhio i palinsesti.

    E poiché non mancherò di fare un po' di queste cose appena enunciate, non mancate di passare da queste parti per i prossimi tè perché di certo, prima o poi, ne prenderemo qualcuno in compagnia di Fanny Price & Co. 

    Buon Bicentenario di Mansfield Park!

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    Dite la verità, LBD-Addicted di tutta Italia. 
    Dalla fine di The Lizzie Bennet Diaries, il geniale e appassionante adattamento iper-moderno di Pride and Prejudice in forma di vlog (acclamato vincitore di un Emmy Award), siete inconsolabili! 
    Avete riguardato tutta la web series più volte, curiosato in giro per la rete alla ricerca di nuovi segni della presenza degli amatissimi personaggi e attori, divorato famelicamente tutte le nuove serie e le novità della Pemberley Digital, ma non siete mai appagati.
    Nessuna delle nuove serie che si sono succedute da quel giorno è riuscita a darvi l'intensità di emozioni (e la grave, divertentissima dipendenza) che avete provato con lo strepitoso The Lizzie Bennet Diaries tra il 2012 e il 2013.

    Animo! In questo triste anno di astinenza da LBD, alcune novità hanno preso forma, per la gioia di tutti noi che non vediamo l'ora di qualche ottimo pretesto per tornare alle vicende raccontate da Lizzie davanti alla webcam.
    E proprio ieri, 22 maggio 2014 (ecco un'altra pietra miliare nel calendario LBD), Lizzie è tornata, con un Bonus Video!

    Il video è disponibile sul canale youtube di The Lizzie Bennet Diaries

    Inoltre, altri bonus ci attendono per alimentare nuovamente la nostra dipendenza cronica: un libro e persino un audiolibro tratti dalla serie, nonché i DVD dell'intero adattamento.
    Il tè di oggi è ricco di sorprese...



    My name is Lizzie Bennet AND I'M BACK!



    La prima, grande, avvincente novità è già nota da fine marzo e sarà disponibile dal 24 giugno 2014: The secret diary of Lizzie Bennet.


    Questo libro non è semplicemente una trasposizione pedissequa della serie ma una vera integrazione al vlog. Quante volte avremmo voluto vedere o almeno conoscere i retroscena di ciò che Lizzie condivide con noi durante i suoi rutilianti, coinvolgenti video! 

    La solita "energetic" Lydia (Mary Kate Wiles) alla scoperta dei segreti della sua "nerdy sister" Lizzie (Ashley Clements)
    Il diario segreto di Lizzie è scritto da uno dei due realizzatori nonché regista della serie, Bernie Su, ma soprattutto da Kate Rorick, la bravissima (e mai sufficientemente ricordata) sceneggiatrice che ha scritto buona parte degli episodi, ha curato in particolare i personaggi di Lizzie e Darcy e alla quale dobbiamo il più bell'episodio della serie, il fatidico e amatissimo ep.98 Gratitude. Chi meglio di lei potrebbe raccontare i mille pensieri di Lizzie dietro alla webcam?


    Come ben sanno le amiche LBD-Addicted con cui ho condiviso questa irripetibile esperienza di spettatrice e ammiratrice, ho un chiodo fisso. 


    Si tratta di quanto accade al ballo all'Assembly Room... pardon!, al matrimonio di Ellen Gibson in cui Darcy non perde tempo a inanellare una gaffe dietro l'altra, finendo col giudicare Lizzie DECENT ENOUGH e guadagnandosi così la sua avversione imperitura e senza filtri, ampiamente riversata nei video - dove, per oltre 50 puntate, Darcy viene ritratto senza pietà con un esilarante, azzeccatissimo costume theater.


    Credo sia il desiderio insoddisfatto di chiunque abbia visto la serie. Questa "most awkward dance ever"è la madre di tutte le battaglie verbali, cerebrali, sentimentali di Darcy & Lizzie, è il Big Bang della loro relazione, la scintilla che mette in moto tutta la vicenda: se nel breve spazio di un video Lizzie può e vuole selezionare ciò che intende raccontare al pubblico, una volta davanti alle pagine del suo diario è libera di raccontare tutta la verità, ricca di dettagli. Non vedo l'ora di conoscerli...


    È proprio di questo che si parla nelle prime pagine del libro, che è possibile leggere in anteprima su Amazon.com: Anteprima The secret diary of Lizzie Bennet.
    Il libro si può già ordinare in attesa della sua uscita anche su Amazon.it e sarà disponibile in versione cartacea, con copertina rigida o flessibile, e in versione elettronica (Kindle), ma anche in versione audiolibro, ovviamente letto e interpretato da Lizzie in persona, l'impareggiabile Ashley Clements.
    Tutti i dettagli sul sito di Pemberley Digital e su quello dedicato al libro.


    La seconda novità riguarda i 5 DVD dell'intera serie, realizzati con una raccolta fondi di grande successo. Contengono tutti i vlog, non solo quello principale, di Lizzie, ma anche quelli di Lydia e Gigi Darcy (Domino), ed extra imperdibili: le immancabili papere, le interviste a tutti gli attori, i commenti audio a tutti gli episodi, un tributo all'appasionatissimo fandom della serie (sì, tutti gli LBD Addicted del mondo), e molto altro. Saranno pubblicati all'inizio di giugno ma è già possibile ordinarli sul sito di DFTBA.


    Ma c'è qualche LBD-Addicted che ha già avuto il privilegio di guardarli prima di tutti: si tratta dei sostenitori della raccolta fondi che li hanno scelti come premio per la loro donazione. Inutile dire che li invidio moltissimo...



    Non mi resta che ingannare l'attesa della pubblicazione di questi agognati oggetti del desiderio guardando i bonus video di questi giorni e, soprattutto, rituffandomi nel mondo di Lizzie e ripercorrendo la sua storia!
    ...Un invito che estendo a tutti gli LBD-Addicted presenti a questo tè e soprattutto a coloro che ancora non conoscono questo geniale e appassionante adattamento di Pride and Prejudice (Orgoglio e Pregiudizio).


    Per saperne di più
    - My name is LizzyS and I'm LBD Addicted, un commento a caldo durante la messa in onda, poco prima di entrare a Pemberley con Lizzie



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    Hans Place, una delle dimore londinesi di Jane Austen, in un disegno di Ellen Hill (1902)
    Se state programmando una vacanza nei luoghi austeniani, due mete non devono assolutamente mancare nel vostro itinerario.
    La prima è la contea dello Hampshire (facilmente raggiungibile da Londra anche con il treno) perché vi trovate concentrata in poche decine di chilometri l'intera esistenza di Jane Austen: Steventon, il villaggio in cui è nata e cresciuta ed ha dimorato fino ai primi giorni del 1801 (quando, per decisione dei genitori, fu obbligata a trasferirsi a Bath); Chawton, dove Jane visse gli ultimi 8 intensissimi anni della sua vita nel cottage che oggi è il Jane Austen's House Museum (e nel quale trovate il tavolino sul quale l'autrice ha rivisto o composto i sei romanzi canonici, pubblicandoli proprio in quegli anni); e Winchester, che vide Jane, ormai malatissima, trascorrere gli ultimi due mesi di vita, e la cui splendida cattedrale custodisce i suoi resti mortali in una tomba sempre affollata di visitatori.
    Link utili in fondo al post.

    L'altra meta è proprio la capitale del Regno Unito, Londra, dove le tracce lasciate da Jane sono numerosissime e ancora oggi ben visibili.
    Basterà lasciarsi guidare da Jane stessa, attraverso le sue lettere, i suoi romanzi e le testimonianze di chi la conosceva bene, raccolte nella prima biografia a lei dedicata, il Memoir of Jane Austen (Ricordo di Jane Austen) scritto dal nipote James Edward...
    ...Proprio come ha fatto nel 1901 un'altra scrittrice, sua grande ammiratrice, Constance Hill, che ha scritto una biografia in forma di diario di viaggio Jane Austen. I luoghi e gli amici (curata da JASIT Jane Austen Society of Italy, edita da Jo March Agenzia Letteraria) che diventa un ottimo canovaccio per il nostro giro.

    Vi invito, dunque, a partire con me per un viaggio nella Austenland di Londra, alla ricerca delle tracce lasciate da Jane Austen nella capitale del RegnoUnito.
    Preparate un thermos pieno di buon tè forte e dissetante, e scarpe comode: benché abbia fatto una cernita dei luoghi che ritengo più significativi, il tour sarà lungo.

    di Silvia Ogier, publicato su jasit.it il 10/06/2014

    Una mappa di Londra del 1814


    Link utili per conoscere lo Hampshire, il cuore di Austenland:
    - la Guida per viaggiatori austeniani a Chawton, per visitare il cottage di Jane e la sontuosa House di suo fratello Edward, oggi biblioteca (su jasit.it)
    - la Guida per visitare Steventon (su jasit.it) 
    - i tè delle cinque con il fotoracconto della mia visita a Chawton e a Winchester.

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    È convinzione comunemente diffusa anche tra i più appassionati Janeite che il cuore di Austenland sia Bath...

    Durante i miei tè delle cinque austeniani dentro e fuori il grande mare di internet, mi trovo spesso a chiacchierare dei luoghi che sono stati scenari della vita, reale e letteraria, di Jane Austen. 
    Quando affermo di essere stata a Bath troppo tempo fa da poterlo ricordare con dovizia di particolari, per di più in un'epoca in cui ancora non avevo incontrato Jane Austen (sì, ero davvero molto giovane), la reazione dei miei interlocutori è immancabilmente di enorme sorpresa, non priva di una dose sempre variabile (ma pur presente) di... scandalo. 
    Come può essere? Un'ammiratrice di Jane Austen, appassionata e avida di conoscenza come me, è andata a Bath una sola volta, per di più nella vita pre-Jane Austen? Per sintetizzare: come può essere che una Janeite sfegatata non sia mai andata a Bath?
    La mia risposta è sempre la stessa: perché il mio primo (e finora unico) viaggio austeniano ha puntato dritto al cuore di Austenland.
    Che - contrariamente a quanto (quasi) tutti, anche tra i Janeite più appassionati, tendono a credere - NON è Bath.
    Lo è, semmai, la contea dello Hampshire, dove Jane Austen è nata (a Steventon), è vissuta per i primi venticinque anni della sua vita (sempre a Steventon), e poi gli ultimi nove (a Chawton), ed infine è sepolta (a Winchester). Con questa sua terra, Jane aveva un vero e proprio rapporto simbiotico e sono convinta che non si possa dire di averla incontrata se non si è andati a trovarla qui, a casa sua.

    Chawton Cottage, oggi Jane Austen's House Museum

    Periodicamente, mi capita di leggere pareri addirittura più estremi che danno per certa un'avversione di Jane per Bath. Non arrivo a tanto semplicemente perché non esiste alcuna testimonianza diretta né nelle sue lettere (dove, semmai, si trovano alcuni giudizi positivi), né nei romanzi (certo, di Anne Elliot in Persuasion scrive che "Bath non le piaceva, le pareva che non le fosse congeniale" ma non mi sembra una prova sufficiente), né nelle biografie familiari, e questa presunta avversione resta, appunto, niente più di un'ipotesi, per quanto dedotta da elementi concreti.
    Di certo, la vita di Jane Austen negli anni di Bath è un periodo breve e molto difficile, segnato da eventi negativi, in cui la sua vena creativa sembra addirittura scivolare in un inspiegabile letargo...

    Che cosa le accadde a Bath? 
    E perché io non riesco a considerare questa splendida città, scenario di alcune parti dei suoi romanzi e citata qua e là nelle sue opere, il cuore di Austenland?
    Servitevi di abbondante tè, dolcetti e sandwich, e andiamo con Jane a Bath.




    Cominciamo dagli anni che Jane Austen passa a Bath.
    Vi risiede da maggio 1801 a luglio 1806, appena cinque anni, contro i venticinque di Steventon (dalla nascita fino, appunto, all'inizio del 1801) e i nove di Chawton (da luglio 1809 a poche settimane prima di morire, nel 1817).
    E' pur vero che la quantità di per sé non conta niente se non osserviamo più da vicino gli accadimenti di quel periodo e non cerchiamo di capire, anche con l'aiuto delle sue stesse parole, la qualità della vita di Jane Austen a Bath.

    Bath, The Crescent

    Il trasferimento non comincia sotto i migliori auspici. 
    È l'inizio di dicembre del 1800. Il rev. Austen decide di andare in pensione e di trasferirsi a Bath; Jane, di ritorno da Ibthorpe con Martha Lloyd, apprende l'importante notizia da sua madre. E la sua reazioneè eloquente, a tal punto da restare impressa nei ricordi di famiglia. Ce la racconta, non senza filtri, il primo biografo di Jane, il nipote James Edward Austen Leigh, nel Memoir of Jane Austen (Ricordo di Jane Austen) del 1870, al capitolo III:
    Il distacco dalla casa natia è generalmente un grande dolore per una persona giovane con sentimenti forti e una viva immaginazione, e Jane fu estremamente infelice quando le fu detto che il padre, ormai settantenne, aveva deciso di rinunciare ai suoi doveri e di trasmetterli al suo primogenito, che sarebbe stato il suo successore nella rettoria di Steventon, e di trasferirsi con la moglie e le figlie a Bath. Jane era assente da casa quando fu presa questa decisione, e, dato che il padre era sempre veloce sia nel prendere che nel mettere in atto le sue decisioni, ebbe poco tempo per rassegnarsi al cambiamento.

    La fonte di questo aneddoto è Jane Austen: Her Life and Letters (1913) di William e Richard-Arthur Austen-Leigh (basata su un manoscritto, Family History, di Fanny Caroline Lefroy, figlia di Anna Austen e Benjamin Lefroy, che riferisce quanto le è stato raccontato dalla madre). Qui è ancora più esplicita:
    La tradizione dice che quando Jane tornò a casa accompagnata da Martha Lloyd, la novità le fu annunciata all'improvviso dalla madre, che le saluto così: "Be', ragazze, è tutto sistemato; abbiamo deciso di lasciare Steventon tra una settimana e di andare a Bath", e che lo shock per quella notizia fu talmente grande che Jane cadde svenuta.


    Non si tratta, ovviamente, di un'avversione per la destinazione, semmai per l'essere costretta a lasciare all'improvviso un luogo tanto amato, quale è Steventon. Ma di certo, il rapporto con Bath inizia negativamente. Tuttavia, qualche tempo dopo, il 3 gennaio 1801, in una lettera a Cassandra, Jane sembra aver preso per il verso giusto questa improvvisa novità:
    Mi riconcilio sempre di più con l'idea del nostro trasferimento. Abbiamo vissuto abbastanza a lungo in questa Zona, i Balli di Basingstoke sono sicuramente in declino, c'è qualcosa di interessante nel trambusto della partenza, e la prospettiva di passare le prossime estati al Mare o in Galles è davvero deliziosa. - Ora per un po' di tempo potremo sperimentare molti dei vantaggi che ho spesso invidiato alle mogli dei Marinai o dei Soldati. - Tuttavia il fatto che io lasci la Campagna senza molto sacrificio non si deve sapere in giro - altrimenti non potrei aspettarmi di ispirare né tenerezza, né interesse in quelli che ci lasciamo dietro.
    Bath, High Street

    Ma ecco la prima impressione della città, così come Jane la racconta alla sorella Cassandra in una lettera del 5-6 maggio 1801: 
    Il primo impatto con Bath col tempo buono non corrisponde alle mie aspettative; penso che la vedrò più distintamente attraverso la Pioggia. – Il Sole faceva da sfondo a tutto, e dalla cima di Kingsdown l’aspetto del luogo, appariva tutto vapore, ombra, fumo e confusione.

    Tante abitazioni, nessuna casa
    Il periodo di Bath sembra segnato da una continua incertezza logistica che va ben al di là dei soggiorni come ospite di questo o quel parente o amico di famiglia a cui Jane è stata abituata durante tutta la sua vita.

    Sydney Place

    Una volta arrivati in città, gli Austen alloggiano in una casa in affitto al n.4 di Sydney Place, che però lasciano dopo appena tre anni, alla fine di agosto del 1804, per andare a Lyme Regis fino ad ottobre, e tornare a Bath, dove andranno in affitto al n. 3 di Green Park Buildings East.

    Death comes to Bath...
    Questa mancanza di un luogo che possa essere chiamato stabilmente "casa" diventa eclatante nei primi mesi del 1805, dopo la morte del padre, il Reverendo George, (avvenuta a gennaio) 


    quando le due sorelle e la madre, pur vivendo anche del sostentamento economico assicurato dagli uomini di famiglia (per un totale di 450 sterline all'anno), si trovano costrette dapprima a traslocare in due diverse abitazioni di Bath nel giro di un solo anno e, infine, dal luglio 1806, ad iniziare un lungo periodo di continui spostamenti tra Southampton, Clifton, Adlestrop, Stoneleigh e Hamstall Ridware, nonché Godmersham e Steventon (nella loro vecchia casa, ora del fratello maggiore James) e sempre comunque ospiti nelle residenze di parenti e amici... Fino al luglio del 1809, quando le tre donne della famiglia Austen possono prendere possesso del cottage di Chawton, che potranno finalmente chiamare "casa".

    Madam Anne Lefroy

    Poco prima della morte del padre, Jane aveva già sofferto per la morte di una cara, stimata amica, Madam Lefroy, a causa di una caduta da cavallo nel dicembre del 1804.

    Il gran rifiuto
    A scuotere ulteriormente l'esistenza di Jane Austen nel periodo di Bath c'è un evento davvero inaspettato: il 2 dicembre del 1802, mentre è a Manydown ospite di amici di famiglia, i Bigg-Wither, riceve la proposta di matrimonio dal giovane Harris Bigg-Wither, fratello di due care amiche di Jane e Cassandra. 

    Harris Bigg-Wither

    Jane dapprima la accetta ma il mattino dopo la rifiuta e, praticamente, fugge tornando a Bath. 
    Non sappiamo le ragioni di questo ripensamento ma possiamo immaginare il tormento di Jane sia nella notte precedente il "gran rifiuto", sia nel periodo successivo: una tale grave decisione ha di certo causato le reazioni dei suoi genitori e di altre persone a lei vicine... Ma nulla di tutto ciò è arrivato fino a noi.


    Eclissi creativa
    Nel periodo di Bath e in quello "senza fissa dimora" che gli succede, fino all'approdo a Chawton, Jane sembra perdere anche il sostentamento morale di ciò che la tiene viva come l'aria che respira, scrivere. L'energia creativa, infatti, pare diminuire progressivamente, forse scoraggiata non solo dall'incertezza che aleggia sulla sua vita ma anche da un episodio letterario negativo: durante l'inverno 1802-1803, Jane rielabora Susan (il futuro Northanger Abbey) e lo invia, tramite William Seymour, un avvocato amico di Henry Austen, a un editore di Londra, Benjamin Crosby, che acquista i diritti per dieci sterline e ne annuncia la pubblicazione - che poi non ci sarà. Mai. 


    I diritti di Susan vegono ricomprati da Henry Austen, il fratello complice dell'affermazione letteraria di Jane, nel 1816 e Jane lo revisiona con l'obiettivo di pubblicarlo, ma non vivrà abbastanza per vederlo: Northanger Abbey (L'Abbazia di Northanger), questo il nuovo titolo di Susan, sarà pubblicato dopo la sua morte, nel dicembre 1817 (datato 1818) insieme a Persuasion (Persuasione).

    Una pagina del manoscritto di The Watsons

    Sempre nel periodo di Bath, presumibilmente nel 1804, Jane inizia i Watson, che però non riprenderà mai, nemmeno negli anni sereni di Chawton, e lascerà incompiuto (personalmente, ho sempre pensato che, agli occhi di Jane, quest'opera fosse diventata lo scrigno intoccabile che custodiva tutti i tormenti e i dolori del periodo in cui era stata abbozzata).

    Bath, la Pump Room

    Accanto ai balli alle Assembly Rooms (l'Upper e la Lower) e alle passeggiate alla Pump Room, alle visite ad amici e parenti, alla vivace vita cittadina, i cinque anni di Bath per Jane Austen sono segnati indelebilmente da instabilità logistica e una maggiore fragilità economica, lutti dolorosi, una proposta di matrimonio travagliata e un progressivo, forse conseguente, appannamento della vena creativa.
    Ecco perché non riesco a considerare Bath il cuore di Austenland.

    In conclusione, oltre ad essere una splendida città che merita di essere vista anche a prescindere da un tour letterario, Bath è uno scenario importantissimo della vita e delle opere di Jane Austen: visitarla è imprescindibile per chiunque desideri vedere con i propri occhi i luoghi in cui l'autrice è vissuta e ha scelto di ambientare alcune parti delle sue opere. Ma questo non significa che sia il "cuore" di Austenland, se per "cuore" intendiamo non solo il centro energetico più forte di questo mondo tra realtà e fantasia, ma anche il pezzo di terra a cui Jane era più visceralmente legata.
    Non mancate di includere Bath nel vostro tour austeniano, dunque. Ma...

    Il fingerpost all'incrocio davanti al Chawton Cottage

    ...se volete incontrare Jane in persona, il mio invito è di andare innanzitutto nello Hampshire, in particolare a Chawton (vero ombelico del mondo austeniano, dove si trova il cottage che fu l'amata casa di Jane negli ultimi nove anni di vita, e dal quale i suoi romanzi sono partiti alla conquista del mondo), a Steventon (l'amatissimo luogo di nascita e dei suoi primi 25 anni di vita) e a Winchester (dove Jane è sepolta nella grandiosa cattedrale gotica). 
    Questo è il cuore pulsante di Austenland.

    Il tavolino-scrittoio di Jane Austen al Chawton Cottage 

    Per saperne di più su Bath
    - Raccomando la lettura dei capitoli dedicati a Bath in Jane Austen. I luoghi e gli amici di Constance Hill, edito da Jo March, in collaborazione con JASIT.
    - Due passi per Austenland: un tour di Bath di Mara Barbuni, su jasit.it 
    - Due passi per Austenland: Le Assembly Rooms di Bath, di Gabriella Parisi, su jasit.it 

    Per saperne di più sullo Hampshire, il cuore di Austenland
    - la Guida per viaggiatori austeniani a Chawton, per visitare il cottage di Jane e la sontuosa House di suo fratello Edward, oggi biblioteca (su jasit.it)
    - la Guida per visitare Steventon (su jasit.it) 
    - i tè delle cinque con il fotoracconto della mia visita a Chawton e a Winchester.

    Per saperne di più sulla proposta di matrimonio e sui Watson
    - Lo strano destino dei Watson (introduzione alla recensione di I Watson e Emma Watson)

    Nota
    I brani delle opere e delle lettere di Jane Austen e delle biografie familiari sono tratti dalle traduzioni di G. Ierolli (jausten.it)




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    Foto di Petra Zari
    Questo tè è in grave ritardo, e me ne scuso fin d'ora con i fedeli frequentatori di questa sala da tè. 
    Devo recuperare una lacuna lasciata aperta fin dal 2012, quando ho raccontato il mio diario di viaggio nello Hampshire alla ricerca dei momenti e dei luoghi fondamentali nella vita di Jane Austen.
    Infatti, quell'anno, dopo i tè dedicati all'imperdibile cottage di Chawton, l'amatissima casa di Jane dove i suoi romanzi hanno preso forma compiuta e conquistato il mondo, il tè successivo preparato a Winchester, è rimasto colpevolmente a metà. Lo abbiamo sorseggiato davanti all'ultima dimora di Jane in College Street, scenario delle sue ultime, sofferte settimane di vita, ma non l'ho mai completato con il racconto sulla tappa successiva, la Cattedrale, che custodisce i suoi resti mortali e gli omaggi al suo eterno ricordo.

    Non so perché io abbia esitato così a lungo. Nel corso di questi due anni, ho sempre pensato che il giorno della commemorazione della sua morte, il 18 luglio, fosse l'occasione giusta per ricordare questa esperienza (proprio come accaduto nel 2012, con il tè di College Street), ma un inconscio pudore mi ha frenata anche quest'anno. Forse, a vincermi è stata la consapevolezza che il giorno idoneo per raccontarlo è, semmai, oggi.

    Il 24 luglio del 1817, infatti, ebbero luogo il funerale e la sepoltura di Jane nella Cattedrale di Winchester - esattamente due mesi dopo il suo arrivo in città alla ricerca di una cura per la sua malattia...
    Di quanto accadde quel giorno abbiamo due testimonianze dirette da chi l'ha vissuto in prima persona: la prima è di Cassandra, l'amata sorella, e la seconda è del nipote James Edward, il suo primo biografo, che quel giorno era "il più giovane dei dolenti". Ed è alle loro parole che la mia mente continuava ad andare mentre mi aggiravo nella Cattedrale durante la mia visita di due anni fa, e che ricorderò anche oggi.

    È arrivato il momento. Lasciamoci alle spalle College Street e andiamo verso la vicina Cattedrale, sulla tomba di Jane Austen, per rendere omaggio al suo ingresso nell'eternità.



    È il 14 giugno 2012 quando la mia compagna di viaggio, Petra (Miss Claire), ed io varchiamo la soglia della maestosa Cattedrale di Winchester. Da quando siamo arrivate in città qualche ora prima, continuiamo a sottolineare come le condizioni meteorologiche stiano seguendo fedelmente il nostro viaggio in Austenland.
    Il giorno precedente, infatti, la gioiosa visita a casa della Zia a Chawton era stata all'insegna di un insperato quanto benvenuto bel tempo, la condizione ottimale per godere appieno della magia del luogo.

    Foto di Petra Zari

    Ma oggi, a Winchester, luogo della fine del suo viaggio su questa Terra, ci accompagnano le nuvole pesanti, la pioggerella insistente, il freddo umido - atmosfera adeguata a una visita come questa, per il raccoglimento e l'omaggio alla memoria di un genio assoluto della cultura mondiale, che per noi, fervide Janeite, è anche una cara amica, una persona frequentata a lungo e con affetto, l'insostituibile, inarrivabile dear aunt Jane.


    Mentre pago il biglietto per entrare in Cattedrale, mi tornano in mente le parole di Cassandra rivolte alla nipote Fanny in una lettera del 20 luglio, scritta in College Street a soli due giorni dalla morte di Jane - una delle lettere più commoventi e sincere che mi sia mai capitato di leggere e che ancora oggi, dopo innumerevoli riletture, ha il potere di far affiorare molte lacrime:
    Ho perso un tesoro, una Sorella, un'amica che non potrà mai essere superata. - Era la luce della mia vita, rendeva preziosa ogni piccola gioia, alleviava ogni pena, mai le ho nascosto un mio pensiero, ed è come se avessi perduto una parte di me stessa. 
    Ritratto di Jane Austen, acquerello eseguito da Cassandra

    No, non vado oltre, penso mentre prendo il mio biglietto, o potrei davvero scoppiare in lacrime come una sciocca sprovveduta - sì, Jane ne riderebbe, e probabilmente mi ricorderebbe gli eccessi emotivi della sua Marianne invitandomi ad essere un po' più come Elinor...
    ...La quale penserebbe, pur con una certa emozione, ad un passo successivo della lettera a Fanny, in cui le parole di Cassandra fissano per sempre il momento dell'arrivo di Jane nella Cattedrale:
    L'ultima mesta cerimonia avrà luogo giovedì mattina, i suoi cari resti saranno deposti nella Cattedrale - per me è una soddisfazione pensare che giaceranno in un Edificio che lei ammirava così tanto - la sua preziosa anima voglio sperare riposi in una Dimora di gran lunga superiore. Possa la mia un giorno riunirsi ad essa. - Il tuo cara Papà, gli Zii Henry e Frank e Edward Austen nelle veci di suo Padre l'accompagneranno. Spero che nessuno di loro soffra troppo a lungo per quel pio dovere. - La cerimonia dovrà terminare prima delle dieci, dato che la funzione nella Cattedrale inizia a quell'ora, quindi saremo a casa presto, poiché da quel momento non ci sarà nulla a trattenerci qui.
    Chi legge resterà colpito dal fatto che al funerale mancano le donne di famiglia e che la stessa Cassandra, pur presente in loco, non vi prenda parte. Si tratta di una consuetudine dell'epoca che ammetteva solo la presenza degli uomini di famiglia, e non delle donne, a un funerale. Nemmeno della madre, nemmeno della sorella...
    Tanto che viene chiamato un nipote, James Edward, in rappresentanza del proprio padre James, fratello maggiore di Jane e Cassandra, impossibilitato a partecipare. 

    Il ritratto di Jane creato per il Memoir del 1869 (datato 1870)

    Sarà questo nipote a scrivere, nel 1869, il Memoir of Jane Austen (Ricordo di Jane Austen), scegliendo proprio questa scena come incipit della biografia.
    Più di mezzo secolo è passato da quando io, il più giovane dei dolenti, partecipai al funerale della mia cara zia Jane nella cattedrale di Winchester [...].


    Mi giro verso l'abside e non posso fare a meno di restare in contemplazione della magnificenza della visione d'insieme. Poi... 
    Mi scuso mentalmente con Jane stessa e con tutti gli esperti di arte nonché con coloro che tanto sudarono per erigere nei secoli ogni signolo pezzo di questo luogo. Ma prometto agli esperti e manovali di cui sopra  di prendermi poi tutto il tempo per esplorare la cattedrale come si conviene.
    Lo prometto, sempre mentalmente, anche alla gentile guida che ci accoglie dopo aver pagato il biglietto. Mi chiede quale sia la mia lingua e, a seguito della mia risposta, ci porge due mini guide in italiano.

    Chiedo scusa perché non ho tempo, adesso, per tutta questa magnificenza. Essere consapevole della presenza di Jane mi distrae totalmente. La domanda frulla in testa ossessiva.
    Dov'è LEI?....


    Eccola! Impossibile non accorgersene... Quando intravvedo il manifesto che segnala i cartelloni dedicati a lei, sento il volto distendersi in un sorriso. È come se avessi visto Jane in persona farmi cenno di avvicinarmi, di là, nella navata sinistra...
    ...che io, ormai preda di un evidente attacco di Sindrome di Stendhal (esiste, sì, ne sono la prova vivente), raggiungo in due falcate e inizio a percorrere quasi dimentica della mia (santissima!) compagna di viaggio. Ma prima di leggere con attenzione tutti i cartelloni, mi fermo un istante ad osservare il pavimento, a perdita d'occhio...


    Mi sembra di averla avvistata! LEI è laggiù, poco distante, alla fine di questi cartelloni sulla sua vita: 





    Sono fortunata a poterla fotografare così sgombra. In meno di un minuto, alcune persone si affollano intorno. E mi rendo conto, nel corso della nostra visita, che questo è uno dei punti in cui non manca mai qualche gentile visitatore a rendere omaggio alla persona che qui giace.
    Anche noi raggiungiamo la tomba. 
    No, non vi descriverò la grande emozione che si prova, potete ben immaginarla (o ricordarla, se ci siete già stati). 
    Riporterò soltanto un gesto ed un commento della mia compagna di viaggio che credo sia quanto di più eloquente si possa dire di questo luogo.
    Oh, sì, qualcuno mi taccerà di sentimentalismo da tipica Janeite, sempre in bilico tra sciocco fanatismo e sincera e razionale ammirazione, ma non importa...

    Petra mi chiede di fotografarla mentre è seduta accanto alla tomba, con una mano appoggiata sul marmo freddissimo.

    Foto di (e con) Petra Zari
    E improvvisamente, in un bisbiglio, mi folgora con un piccolo, geniale, affettuosissimo commento:
    "Non siamo mai state così vicine alla Zia."
    Credo sia proprio questa l'essenza dell'emozione che si prova stando lì
    È come se le sue spoglie fossero più che mai animate e fosse impossibile scindere la Jane viva da quella inerte che da due secoli riposa sotto quella lastra di marmo scuro sul pavimento. Questa donna, così strepitosa tanto nella sua normalità quanto nella sua genialità, è fisicamente qui, a pochi metri dai nostri piedi, pur con quel pochissimo, forse quasi niente, che di lei può rimanere lì sotto! Mai, davvero, mai siamo state così vicine!

    Foto di Petra Zari
    A questo punto - inutile dirvelo... - diventa impossibile andarsene! 
    Prendiamo più tempo per perlustrare attentamente tutto questo angolo. Leggiamo l'iscrizione (voluta dal fratello Henry, l'amato complice delle sue pubblicazioni), dove Jane è elogiata per le sue qualità morali ma non per la sua abilità di scrittrice:

    Foto di Petra Zari
    e fotografiamo ogni singola testimonianza della sua presenza qui, dalla targa di ottone posta alla fine dell'800 grazie ai proventi raccolti dal Memoir of Jane Austen (Ricordo di Jane Austen) del nipote Jame Edward; il testo della targa ricorda che Jane è "conosciuta da molti per i suoi scritti"


    alla sontuosa vetrata che ci sovrasta, installata nel 1900 dopo una sottoscrizione popolare (a conferma del successo ormai raggiunto dalle opere di Jane Austen): 

    Foto di Petra Zari
    I turisti vanno e vengono... ed il momento di andare deve pure arrivare anche per noi. C'è un'intera, strepitosa cattedrale da scoprire, ricca di preziosi tesori  pronti a destare la nostra ammirazione....

    Foto di Petra Zari
    Non vi dirò nulla di questo capolavoro scaturito dall'abilità umana di mettere insieme pietre, legno e sudore per costruire monumenti che sembrano voler sfidare ogni limite fisico e trovare nuove frontiere metafisiche. Posso solo dire che è un luogo meraviglioso, da visitare anche a prescindere da Jane Austen.
    Mentre lasciamo la cattedrale dopo questa visita così intensa, ci soffermiamo ancora un minuto (uno soltanto, sul serio) sulla tomba della cara Zia Jane, il tempo di salutarla e dirle arrivederci. 

    Illustrazione di Ellen Hill, tratta da "Jane Austen. I luoghi e gli amici" ed. Jo March
    E poi, via, fuori, a rivedere le nuvole e un sorprendente spicchio di sole!

    ...Oh sì, penso. Questo luogo è davvero meraviglioso - ma anche se lo fosse di meno, varrebbe comunque la pena pagare un biglietto per venire alla presenza di Jane Austen, che ci aspetta là, nella sua ultima dimora terrena, quietamente rivolta verso il sorgere del sole, e mai così tanto vicina a noi.
    29 luglio 1817, da Cassandra Austen a Fanny Knight, Godmersham
    Chawton martedì
    Mia carissima Fanny, [...]
    Giovedì non è stata per me una giornata terribile come avevi immaginato, c'erano talmente tante cose indispensabili da fare che non c'è stato tempo per ulteriori sofferenze. Tutto è stato condotto con la massima tranquillità, e se non avessi deciso di volerla vedere per l'ultima volta e quindi di stare attenta, non mi sarei accorta di quando hanno lasciato la Casa. Ho osservato la piccola processione dolente per tutta la lunghezza della Strada e quando sono scomparsi alla vista e l'ho perduta per sempre - persino allora non ero sopraffatta, né così agitata come sono ora scrivendone. - Mai essere umano è stato pianto più sinceramente da coloro che ne accompagnavano i resti di questa cara creatura. Possa il dolore con cui è stata separata sulla terra essere un presagio della gioia con la quale sarà accolta in Cielo! [...]

    Per saperne di più
    - Dear Aunt Jane, da qui all'eternità questa visita alla tomba di Jane Austen, raccontata da Petra Zari 
    - L'ultima dimora di Jane Austen, Winchester il foto racconto della visita al n.8 di College Street
    - I tè delle cinque con il fotoracconto della mia visita a Chawton 

    Nota bibliografica e iconografica 
    - I brani delle lettere di Jane Austen e del Memoir of Jane Austen (Ricordo di Jane Austen) sono tratti dalle traduzioni di G. Ierolli su jausten.it
    - Le foto, dove segnalato, sono di Petra Zari La collezionista di dettagli; le altre sono state avventurosamente scattate in loco con il mio cellulare...


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    La biografia in forma di diario di viaggio Jane Austen. I luoghi e gli amici, scritta e illustrata da Constance e Ellen Hill nel 1902, è stata pubblicata in italiano il 16 dicembre 2013  da Jo March Agenzia Letteraria in collaborazione con JASIT (Jane Austen Society of Italy) che l'ha scoperta, tradotta e curata per la stampa.
    Da quel giorno, periodicamente, noi cofondatori di JASIT ci siamo lasciati ispirare dal viaggio di Constance ed Ellen e abbiamo composto le nostre personali passeggiate nei luoghi da loro descritti, ribattezzandole Due passi per Austenland.
    I nostri due passi, ricchi di approfondimenti anche di ordine pratico su come raggiungere e visitare questi luoghi austeniani, si sono conclusi lo scorso 20 giugno ed ora li abbiamo raccolti in un fascicolo gratuito, in formato PDF, con una copertina che è tutta un programma, come sempre opera di un'ispiratissima Petra Zari.

    Mi ispirerò ancora una volta a Constance Hill e al suo irresistibile invito che chiude la Prefazione del libro, per inoltrarvi il mio - ben più umile ma, spero, ugualmente coinvolgente...

    In questo bel pomeriggio di metà agosto, 
    vi invito a seguirci per fare insieme a noi

    a cura di JASIT Jane Austen Society of Italy

    (e alla fine delle passeggiate, 
    non mancate di curiosare nella pagina


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    Portare i tè delle cinque fuori da questa sala virtuale mi fa sempre grande piacere e, come cofondatrice di JASIT (The Jane Austen Society of Italy), rientra nell'attività che svolgo per realizzare lo scopo principale dell'Associazione, cioè creare occasioni per conoscere ed approfondire la vita e le opere di Jane Austen.
    Ho sempre pensato che la Nostra possieda, per sua stessa natura sia umana sia letteraria, una vocazione innata a far incontrare le persone e a farle interagire suscitando prolifici scambi di opinioni ed emozioni. Parafrasando una vecchia e famosa pubblicità, potrei arrischiarmi a dire: Jane Austen connecting people!
    Ed è proprio sotto l'egida di JASIT che oggi vi invito a degli incontri austeniani dal vivo molto speciali.

    Grazie all'intuizione e alla disponibilità della prestigiosa Biblioteca Salaborsa, nasce il Jane Austen Book Club di Bologna, in collaborazione con JASIT.
    Si tratta di un Gruppo di Lettura permanente e tematico, interamente dedicato alla grande scrittrice inglese. Di seguito, i dettagli per seguirlo, anche online...



    Da ottobre 2014 a giugno 2015, leggeremo un libro austeniano al mese e ci incontreremo un sabato al mese, alle 17 (of course!) presso la splendida e centralissima Biblioteca Salaborsa di Bologna per condividere le nostre esperienze di lettura in libertà, come da consolidata consuetudine dei gruppi di questo genere.

    Il programma cerca di soddisfare tutti i gusti e le più svariate sfaccettature del "fenomeno Jane Austen":  dagli imprescindibili sei romanzi canonici, alle meno conosciute opere incompiute, alle lettere (sì, finalmente!) alle biografie, con un finale da non perdere, dedicato ai luoghi austeniani. E, per il prossimo ciclo, stiamo già pensando di recuperare la lettura di opere non incluse in questo programma!

    La mia presenza sarà costante, sia come appassionata lettrice e partecipante al GdL sia come rappresentante di JASIT (sono l'unica bolognese del gruppo), e non escludo che qualcuno degli altri cofondatori possa fare una capatina di tanto in tanto. Spero di incontrarvi!
    Non mi resta che darvi appuntamento al primo incontro l'11 ottobre, dedicato a Ragione e Sentimento, il primo romanzo pubblicato (proprio il 30 ottobre del 1811), e rimandarvi per tutti i dettagli - calendario, titoli in programma, come raggiungere Salaborsa, ecc. - alla pagina di JASIT, dove troverete anche un segnalibro commemorativo esclusivo e le indicazioni per seguire il JABC anche da lontano...
    A presto e buona lettura austeniana!


    a Bologna
    su jasit.it


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    Rileggere Sense and Sensibility (Ragione e Sentimento) per il Jane Austen Book Club di Bologna ha rimesso in moto una quantità di riflessioni, o meglio elucubrazioni in libertà - una parte delle quali riverso oggi in questa breve tazza di tè meditativa dedicata proprio all'inizio del romanzo.

    Credo che la prima caratteristica dell'abilità compositiva di JA che salta all'occhio di chiunque inizi a leggere i suoi romanzi sia, per l'appunto, l'inizio, il primo capitolo, per la sua straordinaria capacità di portare il lettore nel cuore dell'azione: l'autrice non si limita soltanto (e scusate se è poco) a dipingere un accuratissimo quadro della situazione ma, addirittura, nel fare ciò prende il lettore saldamente per mano e, nel giro di pochi paragrafi, lo porta baldanzosa dentro quel quadro. Il romanzo diventa subito un grande quadro vivente tutto intorno a noi.

    Questo accade fin dall'inizio - intendo l'inizio del destino pubblico di scrittrice - con il primo romanzo pubblicato, Sense and Sensibility (Ragione e Sentimento), che stabilisce immediatamente questa sana, entusiasmante abitudine, che si ripeterà in tutti gli altri romanzi, per la gioia incontenibile dei lettori.
    (in realtà, accade fin da un altro inizio, quello vero, primigenio, della Jane Austen scrittrice privata, la dodicenne argutissima che compone il suo primo romanzo, Frederick & Elfrida, incluso negli Juvenilia, di appena otto pagine e già portatore in nuce di tutto quanto sarebbe stato composto negli anni seguenti)
    A riprova di ciò, invito i miei sei lettori a fare un divertente esperimento e rileggere il primo capitolo dei sei romanzi canonici. Una folgorazione.

    Quando chiudiamo il primo capitolo di Sense and Sensibility (Ragione e Sentimento), abbiamo tutte le coordinate del caso per sapere dove siamo, con chi siamo, e in quale situazione. Non solo: ci siamo già formati le nostre brave prime impressioni.


    Elinor e Marianne nello sceneggiato BBC del 2008

    Così, accade che nelle prime pagine di questo primo romanzo pubblicato facciamo conoscenza soprattutto con le due protagoniste della storia. Che siano protagoniste ce lo dice il fatto che entrano in scena in modo determinante, non solo con una descrizione breve ed esaurientissima ma con situazioni che concretizzano queste descrizioni e mostrano come le due giovani signorine Dashwood influiscano fin da subito sulla trama.

    Elinor fa riflettere la madre sull'opportunità di lasciare subito Norland Park
    Mrs. Dashwood fu colpita in modo così acuto da quello sgarbato comportamento, e disprezzò tanto apertamente sua nuora per questo, che, all'arrivo di quest'ultima, avrebbe lasciato per sempre la casa, se non fosse stato per le suppliche della figlia maggiore, che la indussero a riflettere sull'opportunità di andarsene [...]
    e ne fa le veci di (ex) padrona di casa nei rapporti con gli scomodi nuovi inquilini:

    Fanny e John Dashwood nel film del 1995
    Anche Elinor era profondamente afflitta, ma ciò nonostante riusciva a lottare, a darsi da fare. Si consultava con il fratello, ricevette la cognata al suo arrivo, comportandosi con lei con le dovute attenzioni, e si sforzò di scuotere la madre a fare altrettanto, incoraggiandola a un'analoga sopportazione.
    Marianne, invece, vive in simbiosi con la madre tutto il dolore e lo sdegno che la nuova sistemazione può comportare:
    Madre e figlia si incoraggiavano a vicenda nella violenza del loro dolore. Il tormento della sofferenza che all'inizio le aveva sopraffatte, era volutamente rinnovato, cercato, ricreato giorno dopo giorno. Si abbandonavano completamente al loro dolore, cercando di accrescerne la violenza in ogni modo possibile, ed erano risolutamente contrarie persino ad ammettere una consolazione futura.
    Le Dashwood dello sceneggiato BBC del 2008

    Il capitolo, dunque, si chiude sapientemente dopo queste descrizioni:
    Elinor, la figlia maggiore, il cui parere era stato così efficace, possedeva una capacità di comprensione, e una freddezza di giudizio, che la qualificavano, anche se a soli diciannove anni, a dare consigli alla madre, e le davano la facoltà di contrapporsi, con vantaggio per tutti, all'avventatezza di Mrs. Dashwood che conduceva generalmente all'imprudenza. Aveva un cuore eccellente, era affettuosa, e i suoi sentimenti erano forti, ma lei sapeva come governarli, una qualità che la madre doveva ancora imparare, e che una delle sue sorelle era risoluta a non imparare mai.
    Le doti di Marianne erano, per molti aspetti, del tutto simili a quelle di Elinor. Era sensibile e intelligente, ma impaziente in tutto; le sue pene, le sue gioie, non potevano essere moderate. Era generosa, amabile, interessante, tutto meno che prudente. La somiglianza tra lei e la madre era straordinaria. 
    e con un guizzo ironico affidato alle pennellate con cui Jane Austen dipinge la terza delle giovani Dashwood:
    Margaret, la terza sorella, era una ragazza sempre di buon umore e ben disposta, ma dato che aveva già assimilato un buon numero delle romanticherie di Marianne, senza avere il suo buon senso, non prometteva, a tredici anni, di riuscire a eguagliare le sorelle nel corso della sua vita futura.
    Le Dashwood nel film Sense and Sensibility del 1995

    Ci sono tutte le ottime premesse per una storia avvincente e restiamo preda di una voglia incontenibile di passare subito al capitolo successivo - meglio, ai capitoli successivi...

    Ad esaltazione della portata narrativa del primo capitolo dei romanzi, sta l'incipit stesso.
    Se quello di Pride and Prejudice (orgoglio e Sentimento)è così folgorante da essere divenuto ormai patrimonio linguistico dell'umanità:
    È una verità universalmente riconosciuta, che uno scapolo in possesso di un'ampia fortuna debba avere bisogno di una moglie.
    ...se quello di Northanger Abbey (L'Abbazia di Northanger) mi appare come un monumento all'ironia luminosa come un sorriso - e come i denti ben affilati di tale sorriso - tipica dell'autrice:
    Nessuno che avesse conosciuto Catherine Morland nella sua infanzia avrebbe mai immaginato che fosse nata per essere un'eroina. La sua condizione sociale, il carattere del padre e della madre, il suo aspetto e la sua indole, era tutto ugualmente contro di lei.
    ...se quelli di Emma e Persuasion (Persuasione) si offrono al mio sguardo come veri capolavori di ritrattistica romanzesca:
    Emma Woodhouse, bella, intelligente e ricca, con una casa confortevole e un buon carattere, sembrava riunire in sé alcune delle migliori benedizioni dell'esistenza, ed era al mondo da quasi ventun anni con pochissimo ad affliggerla o contrariarla.
    Sir Walter Elliot, di Kellynch Hall, nel Somersetshire, era un uomo che, per suo diletto, non prendeva mai in mano altro libro che il Baronetage; lì trovava occupazione per un'ora d'ozio e consolazione in una di tristezza; lì il suo animo si accendeva di ammirazione e rispetto, contemplando le scarse vestigia delle nomine più antiche; lì qualsiasi spiacevole sensazione suscitata da questioni domestiche si trasformava in modo naturale in compassione e disprezzo.
    ...se quello di Mansfield Park mi suscita un'angoscia strisciante per la precisione chirurgica con cui disegna i confini delle convenzioni e differenze sociali:
    Circa trent'anni or sono, Miss Maria Ward, di Huntingdon, con sole settemila sterline di dote, ebbe la fortuna di attrarre Sir Thomas Bertram, di Mansfield Park, nella contea di Northampton, e di essere così elevata al rango di moglie di un baronetto, con tutti gli agi e le prerogative di una bella casa e di una rendita cospicua. Tutta Huntingdon si dichiarò stupita dalla grandezza del matrimonio, e lo zio, l'avvocato, anche lui ammise che le mancavano almeno tremila sterline per poter legittimamente aspirare a tanto.
    ...posso dire che quello di Sense and Sensibility (Ragione e Sentimento) 
    La famiglia Dashwood si era da tempo stabilita nel Sussex. Avevano una vasta tenuta e risiedevano a Norland Park, al centro della proprietà, dove, per molte generazioni, avevano vissuto in maniera tanto rispettabile da meritarsi la stima generale dei conoscenti nel circondario.
    mi appare come un perfetto primo incipit del primo romanzo pubblicato perché riassume in poche righe la precisione, quasi storiografica e giornalistica, con cui Jane Austen ci vuole lettori perfettamente informati dei fatti che stanno alla base della vicenda in cui sta per immergerci


    L'intero primo capitolo di Sense and Sensibility (Ragione e Sentimento) dà, dunque, la tonica a tutto ciò che verrà dopo, compresi gli altri romanzi, poiché sembra quasi invitarci ad abituarci a questi ingressi così netti, così ricchi, così avvolgenti nel microcosmo dei romanzi austeniani. Sembra dire: così è iniziata la conversazione con Miss Austen ed è con questo tono che proseguirà, sempre.

    Per saperne di più
    - Consiglio vivamente la lettura di una bellissima analisi del carattere di ogni incipit in Come comincia? Gli incipit di Jane Austen, scritta da Giuseppe Ierolli per Jasit.it

    Nota:
    Le citazioni dai romanzi di Jane Austen sono tratte dalle traduzioni di Giuseppe Ierolli (jausten.it)

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    Per gentile concessione di Petra Zari

    Premetto che la mia intenzione originaria era delle migliori: scrivere una recensione vera e propria, basandomi sulla mia esperienza di lettrice, traduttrice e prefatrice di questo libro, che potesse integrare quelle, numerose, già uscite in questi primi nove mesi di vita del libro.
    Ma confesso che proprio la ricostruzione di tale esperienza ha finito col trascinarmi in una delle mie solite elucubrazioni, tra ricordi ed emozioni di lettura e di viaggio.
    Stavo per aggiungere “proprio come Constance Hill, l'autrice di questa biografia di Jane Austen” ma mi è venuto il dubbio che risultasse un po' irriverente, nonché presuntuoso, fare un'affermazione simile.

    Eppure, non posso fare a meno di dirlo se ripenso a come tutto è iniziato, quando Gabriella Parisi, cofondatrice di JASIT (Jane Austen Society of Italy), ci ha travolti con il suo entusiasmo inducendo me e gli altri componenti dell'associazione (Mara Barbuni, Giuseppe Ierolli e Petra Zari) a leggere questo libro nell'originale inglese, e a quali emozionanti affinità con la mia esperienza di Janeite Teinomane Conversatrice Scribacchina, nonché Viaggiatrice, vi ho trovato.

    Per narrarvi di questa curiosa biografia in forma di diario di viaggio, ma anche di come tutti noi di JASIT siamo arrivati alla decisione di tradurlo, vi dirò delle cose che vi ho trovato leggendolo la prima volta. Partendo dall'inizio, come si conviene ad un vero e proprio viaggio.
    Seguitemi, con scarpe comode e un thermos pieno di corroborante tè caldo.


    2013, Primavera inoltrata: la stagione migliore per intraprendere un viaggio. Su indicazione di Gabriella, e seguendo l'esempio degli altri Jasit, apro Jane Austen. Her homes and her friends e inizio a leggerlo.
    Frontespizio della prima edizione inglese

    Non sono ancora arrivata alla fine della Prefazione alla prima edizione e  già ne sono innamorata.
    Le prime parole di Constance Hill, infatti, sono dedicate alla sensazione di subitaneo, irresistibile fascino che pervade i lettori di Jane Austen appena le si accostano, nonché al desiderio di conoscerla meglio, come se fosse ancora viva e vegeta e potessero presentarsi al suo cospetto in qualunque momento per guadagnarsi la sua preziosa amicizia. Inoltre, sono accompagnate da citazioni prese a prestito da chi conosceva bene Jane Austen, cioè fratelli e nipoti.
    La sensazione immediata è di essere di fronte ad una lettrice appassionata che desidera approfondire l'oggetto della sua passione letteraria, e farlo attraverso fonti autorevoli. E soprattutto, in prima persona.
    Sì, in questo atteggiamento di Constance Hill, oscillante tra l'entusiasmo più spontaneo e la curiosità accademica, sempre animata dal desiderio di condividere le proprie passeggiate nel microcosmo austeniano, mi ci riconosco subito.


    Mi ritrovo pienamente nella sua costante attenzione verso i testi che da tempo ho imparato a considerare le uniche vere "Guide Universali per Janeite" (opere a parte): la raccolta delle lettere (la voce pura e semplice di Jane) e il Memoir of Jane Austen (Ricordo di Jane Austen), “la madre di tutte le biografie”, scritta dal nipote James Edward Austen-Leigh nel 1869 sulla base dei ricordi di famiglia.



    E mi ritrovo anche nelle tante citazioni dalle opere che l'autrice sparge qua e là, evidentemente richiamate alla memoria dalle sue passeggiate sulla terra dei luoghi in cui Jane stessa, circa un secolo prima, camminava, e immaginava.
    Mi ritrovo – lo confesso - persino nel suo stile, assai informale, molto personale, pieno di emozioni, riflessioni in libertà, esclamazioni (i tre punti esclamativi che punteggiano la sola prima pagina non sono certo “accademici”).
    Tutto ciò  proclama subito che sono di fronte a una biografia sui generis, che non è una lezione  cattedratica bensì una conversazione allegra e informale, seppure esperta, davanti a uno high tea ricco di leccornie, con cui Constance mi intrattiene svelando ogni dettaglio del suo viaggio in Austenland in compagnia della sorella Ellen, autrice degli “scatti” che lo illustrano. 

    Come Constance ed Ellen, sulle tracce di Jane a Chawton

    Mi rendo conto che le due sorelle Hill sono proprio “due di noi”, vere Janeite che, per conoscere meglio l'oggetto del loro “spontaneo affetto” (come direbbe l'autore del termine, George Saintsbury) hanno condotto una ricerca sul campo.

    Sempre leggendo le due prefazioni (non sono ancora partita e quante cose ho già scoperto!), noto che le due sorelle hanno avuto a che fare direttamente con i discendenti di Jane Austen. È un meraviglioso privilegio, che invidio cocentemente e mi emoziona. Per me - che, mentre leggo mi sento lì accanto a loro - è come aver avuto a che fare direttamente con LEI, come averla vicino, fisicamente presente. Lo ammetto: sarei vergognosamente svenuta ad ogni stretta di mano all'idea di avere tra le mie la mano di qualcuno che condivide il codice genetico con Jane Austen!

    Non sono ancora partita, dicevo - e quando giro la pagina per iniziare il primo capitolo, mi ritrovo davanti ad una scoperta sensazionale, che mi riempie di gioia:

    Capitolo I – Arrivo in Austenland

    Dopo una facile verifica, mi rendo conto che... ho scoperto Austenland. Meglio: è Constance Hill a scoprire il potere evocativo di questo termine, semplice parola magica che racchiude tutto il microcosmo austeniano, e che lei inventa con felicissima intuizione e usa per la prima volta qui, proprio qui. Basterebbe questo a farmi ringraziare per sempre questa scrittrice ma ecco che l'incipit rincara la dose:
    In una bella mattina di metà settembre, un calesse di campagna si apriva la via attraverso le stradine dello Hampshire. Vi erano sedute due appassionate ammiratrici di Jane Austen, armate di penna e matita, ansiose di vedere i luoghi dov'era vissuta, osservare gli scenari che aveva osservato, e imparare tutto quanto era possibile imparare sull'ambienete che la circondava.

    Sono seduta sul calesse con le sorelle Hill!
    Anzi, no. Queste NON sono più Constance ed Ellen ma siamo proprio NOI!
    Lì, dove dovrebbe trovarsi Constance, ci sono io pronta a registrare nella mia memoria tutte le esperienze e le sensazioni che sto per vivere. E lì di fianco, dove dovrebbe trovarsi Ellen, c'è Petra Zari (alias Miss Claire), armata di una provvidenziale macchina fotografica super professionale con cui documentare il viaggio. Non si tratta di un'identificazione immaginaria, per sola sintonia con il testo. Questo viaggio è avvenuto davvero.


    Il 13 giugno 2012 (poco più di un secolo dopo le due sorelle Hill), Petra ed io abbiamo davvero intrapreso il nostro personalissimo viaggio in Austenland.
    Quella mattina, dopo un arrivo a Londra appena 12 ore prima, funestato da un temporale lungo e copioso, con temperature intorno ai 10 gradi, ci trovammo a fare i primi passi in Austenland a Alton, lungo Normandy Street, in direzione di Chawton sotto un bellissimo e caldo sole.
    Tutti quei ricordi, con precisione quasi chirurgica, compresi il tepore del sole che sprigiona il profumo dell'erba ancora bagnata e i rumori di sottofondo della mattinata lavorativa della cittadina, tornano alla mente mentre leggo.
    Mi sembra di essere davvero sul calesse, due pellegrine “armate di penna e matita”, sorelle acquisite nel nome di Jane Austen, la penna per me e la matita per Petra (sotto forma di macchina fotografica e di fervida creatività figurativa).

    ill. di Ellen Hill


    Proseguo la lettura e nel giro di una pagina incappo nella prima illustrazione del libro, eseguita da Ellen: il fingerpost sull'incrocio di Winchester Road, di fronte al cottage di Chawton!
    Sono di nuovo catapultata nella mia mattinata del 13 giugno 2012, quando Petra ed io arrivammo a quell'incrocio...

    Foto di Petra Zari

    Ricordo che a quel punto eravamo entrambe già in contemplazione dell'intera area perché un centinaio di metri prima il Chawton cottage (con nostra grande, indicibile emozione) era entrato nella nostra visuale ed ora si trovava esattamente davanti a noi, oltre questo cartello, in pieno sole.
    (ripensandoci, mi rendo conto che le nostre esclamazioni di allora sono le stesse che Constance scrive senza filtri qua e là, lungo tutto il diario di viaggio...)
    Sì, eravamo a casa di Jane, l'amata dimora degli ultimi otto anni della sua vita, il luogo da cui tutti i suoi romanzi (le sue creature) sono partiti per il mondo (come dice Constance nel libro).
    Ma non entrammo subito. La sorpresa di essere lì, l'emozione di vedere dal vivo il cartello osservato tante volte in foto, ci spinse a imprimere tutto nella memoria, con calma.
    E Petra non poté non scattare una foto del fingerpost, con quell'indicazione “Jane Austen's House” puntata in direzione del cottage, proprio lì accanto.

    Foto di Petra Zari

    Non dubito che, a questo punto della mia recensione sentimentale, i miei sei lettori abbiano istintivamente dato un'occhiata al libro. Sì, è la foto che campeggia sulla copertina! Come omaggio di Petra, la fotografa di oggi, a Ellen, l'illustratrice di ieri.
    ...ma anche simbolo dell'arrivo a casa di Jane, il luogo dove il suo spirito è più palpabile, nonché partenza verso altri luoghi austeniani, che tutti li comprende - potere evocativo di quell'insegna a quell'incrocio, lì nel Centro di Gravità Permanente di Austenland.

    Potrei proseguire su questo tono lungo tutte le pagine del libro, anche se nel mio curriculum di Janeite molti di questi luoghi austeniani mancano ancora all'appello.
    Ma questi primi esempi di coinvolgimento totale sono sufficienti a recensire sentimentalmente questo libro (Per i suoi tanti, innegabili pregi e per l'analisi del suo valore rimando senza esitazione all'Introduzione dell'opera).
    È innegabile che aver ritrovato in queste pagine la mia esperienza sul campo come visitatrice di luoghi austeniani ma anche come umile studiosa della materia austeniana tout court abbia contribuito a rendermi questo libro particolarmente caro.



    ...Che è divenuto ancora più caro quando noi cinque JASIT abbiamo iniziato a dare corpo all'edizione italiana, condividendo traduzione, ricerca delle fonti (quasi mai citate da Constance), correzione della bozza, stesura della prefazione, senza nemmeno sapere se avremmo trovato qualcuno disposto a pubblicarla.
    Ed è anche per questo che in chiusura voglio ringraziare pubblicamente, ufficialmente, con un brindisi con la mia migliore miscela di tè, la casa editrice che con immediato entusiasmo ha accettato di salire con noi sul calesse di Constance ed Ellen pubblicando questo libro. Grazie di cuore a Valeria e Lorenza di Jo March Agenzia Letteraria per aver accettato di fare con noi questo viaggio in Austenland.

    Buon viaggio anche a tutti coloro che vorranno salire sul calesse di campagna al fianco di Constance ed Ellen Hill per "venire con noi al cospetto di Miss Austen".


    Per saperne di più:
    - Jane Austen. I luoghi e gli amicisul sito della casa editrice Jo March Agenzia letteraria
    - Due passi per Austenland, la presentazione del libro su jasit.it
    - Gli articoli della serie Due passi per Austenland dedicati all'approfondimento dei luoghi austeniani raccontati da Constance Hill, su jasit.it

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    Lo scorso 18 luglio, JASIT è diventata un'associazione culturale a tutti gli effetti e la sua prima uscita pubblica è avvenuta al primo incontro del Jane Austen Book Club alla biblioteca Salaborsa di Bologna, l'11 ottobre. In quell'occasione, abbiamo inaugurato anche le iscrizioni per l'anno 2015.
    Oltre alla tessera, ai Soci sono riservati due piccoli doni di ringraziamento, immortalati nell'immagine in testa al post: un calendario 2015 e un segnalibro con disegno esclusivo dell'illustratrice, nonché cofondatrice JASIT, Petra Zari.

    Inoltre, con il 2015, i Soci riceveranno la rivista quadrimestrale dell'associazione, Due pollici d'avorio. Questo titolo, proposto dalla cofondatrice Mara Barbuni al resto del consiglio direttivo di JASIT, ci ha subito entusiasmato e lo abbiamo scelto senza indugi perché parla con immediatezza della geniale donna e scrittrice a cui la rivista è dedicata.
    Si tratta, infatti, di una citazione molto famosa, tratta da una lettera che Jane Austen scrisse al nipote James Edward Austen-Leigh il 16 dicembre del 1816, in cui definisce con la proverbiale abilità e arguzia il proprio modo di scrivere, confrontato con quello del nipote:
    A proposito, mio caro Edward, sono molto preoccupata per la perdita menzionata da tua Madre nella sua Lettera; due Capitoli e mezzo mancanti è mostruoso! Meno male che io non sono stata di recente a Steventon, e quindi non posso essere sospettata di averli trafugati; - due robusti ramoscelli e mezzo nel mio Nido, sarebbero stati qualcosa. - Comunque non credo che un qualsiasi furto del genere sarebbe davvero utile per me. Che cosa me ne farei dei tuoi Abbozzi robusti, virili, ardenti, pieni di Varietà e di Fuoco? - Come potrei abbinarli al pezzettino di Avorio (largo due Pollici) sul quale lavoro con un Pennello talmente fine, che produce un effetto minimo dopo tanta fatica?

    Nel ringraziare vivamente chi ha già espresso il proprio appoggio a JASIT e si è già iscritto, invito tutti a fare altrettanto! Grazie

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    È uscita un'edizione di "Orgoglio e Pregiudizio" a cura della casa editrice xedizioni che offre agli appassionati la possibilità di rileggere la prima versione italiana del romanzo, pubblicata da Mondadori nel 1932 con il titolo "Orgoglio e Prevenzione" e la traduzione di Giulio Caprin.

    È una verità universalmente riconosciuta che Pride and Prejudice abbia la straordinaria capacità di restare del tutto inalterato persino quando viene strapazzato e snaturato. La mia esperienza personale lo conferma senza alcun dubbio: scoprii Jane Austen grazie a Orgoglio e Pregiudizio, film del 1940, che mi folgorò a tal punto da farmi divorare il romanzo, che trovai poco tempo dopo quella visione in un'edizione Mondadori del 1986.
    Leggendo il libro, mi resi conto che il film si era concesso una quatità incommensurabile di licenze cinematografiche sull'originale di Jane Austen ma aveva comunque conservato qualcosa - la sua brillantezza, l'ironia diffusa, la levità intelligente con cui la protagonista affonta qualunque tenzone sociale, il divertimento rutilante di una scena costantemente affollata di personaggi notevoli.
    Ancora, leggendo il libro avevo sorriso di fronte alle scelte stilistiche d'altri tempi e ai nomi propri ostinatamente italianizzati (Elisabetta, detta Bettina, le sue sorelle Giovanna, Maria, Caterina, Lidia, e poi Don Guglielmo Lucas e Donna Caterina De Bourgh e tutti gli altri...), ma era la vicenda stessa ad essere d'altri tempi e nella mia giovane mente inesperta avevo finito per accettare questi dettagli come parte integrante dell'atmosfera romanzesca - dettagli che, peraltro, non mi avevano impedito di innamorarmi del romanzo, e della sua autrice. Perdutamente.

    Non lo sapevo all'epoca di quella mia Prima Lettura, e lo avrei saputo solo dopo qualche anno (e la lettura di altre edizioni): quel libro che avevo divorato in tre giorni e due notti, che mi aveva conquistata nonostante scelte linguistiche che trovavo discutibili, era la ristampa, senza alcuna modifica, della fatidica prima edizione italiana di Pride and Prejudice, tradotto da Giulio Caprin per Mondadori nel 1932 col titolo Orgoglio e Prevenzione. Non solo: fu anche la prima apparizione di un'opera di Jane Austen nel nostro paese.
    A Giulio Caprin e alla sua traduzione, dunque, ho imparato a guardare con aria di totale, incondizionato rispetto e gratitudine perché ha introdotto generazioni intere di lettrici e lettori alle opere di Jane Austen ed ha spianato la strada alle pubblicazioni successive. Ma quella che Mondadori usa oggi non è più la stessa traduzione...


    Immagine originale del mio primo O&P, ed. Mondadori 1986
    Dal 1986, anno della mia edizione, nel corso delle ristampe Mondadori ha ritoccato la traduzione di Caprin privandola del suo persistente profumo d'antan (ad esempio riportando il nomi propri all'originale inglese) e svecchiandone lo stile, e di fatto quella che è utilizzata nelle edizioni e ristampe attualmente disponibili è una traduzione diversa.

    Immagine originale dell'edizione del 1932

    Se qualche curioso volesse ritrovare la veste linguistica originale con la quale Miss Austen potè mettere piede in Italia può soddisfare la sua curiosità andando a caccia delle vecchie edizioni nelle bancarelle, nelle librerie antiquarie o nelle vendite di libri usati online - o tuffarsi nel volume che xedizioni ha pubblicato lo scorso mese di maggio e che riproduce fedelmente il testo originario, con tutti i suoi errori di traduzione (si veda, ad esempio, la white soup di Nicholls che diventa la barba bianca di San Nicola), la sua conclamata autarchia linguistica e lo stile d'antan.


    Con una sorpresa graditissima: l'introduzione inedita che Giulio Caprin scrisse per un'edizione del 1959. Anche qui non mancano le imprecisioni (ma è bene ricordare che ai suoi tempi la conoscenza dell'autrice e della sua vita era assai limitata) eppure è molto interessante leggere che Jane Austen è "goldoniana", e che il suo può essere considerato un "romanzo domestico", ma anche un "romanzo di costume, familiarmente psicologico", seguendo il ragionamento che si sviluppa per tutta l'introduzione e che parte con questo notevole incipit:
    C'è posto in una silloge di grandi opere narranti grandi passioni per un romanzo che può sembrare, superficialmente, un romanzo da signorine?
    per approdare ad una promozione su tutta la linea:
    Entri dunque in questa biblioteca di forti romanzi e di maschi scrittori stranieri il romanzo della giovinetta inglese a cui le ingenue grazie di un parsonage del Hampshire, alla prima alba del secolo passato, concessero il difficile dono di dire con candida arguzia l'umile suo vero quotidiano. [...] Disraeli, uomo di Stato che avrebbe forse preferito di essere un grande romanziere, si vantava di aver letto Pride and Preudice diciassette volte.
    Il tutto è preceduto da una Prefazione di un'appassionata lettrice e studiosa della materia austeniana, P.R. Moore Dewey, già autrice di un derivato che omaggia proprio Orgoglio e Pregiudizio, e del quale abbiamo parlato in questa sala da tè lo scorso anno.

    Bentornata, Bettina!

    Per saperne di più:
    - Quando Pride and Prejudice diventò Orgoglio e Prevenzione, il tè delle cinque su vizi e virtù della prima edizione italiana del capolavoro austeniano
    - la pagina di Orgoglio e Prevenzione sul sito della casa editrice xedizioni dove è disponibile un'anteprima del libro
    - Pregiudizio e Orgoglio, di P.R. Moore-Dewey, ovvero: la storia di Lizzy vista con gli occhi di Darcy (e Georgiana), il tè delle cinque dedicato al derivato austeniano citato nel post

    Greer Garson, Elizabeth Bennet nel film del 1940


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    La parola Janeite esprime l'essenza dell'ammirazione totalizzante per Jane Austen - per intenderci, quella che provoca un legame ideale e profondo, addirittura affettivo, con la donna-scrittrice, fino a generare una vera e propria dipendenza da tutto ciò che la riguardi, le sue opere così come la sua vita.
    La folta schiera di ammiratori che cresce a vista d'occhio ogni giorno in ogni parte del mondo si riconosce senza esitazione in ciò che questo significante molto efficacemente esprime.

    Mentre scrivo questo esordio, penso inevitabilmente a come questa parola sia stata usata per molto tempo (un tempo vicinissimo più a noi che alla sua ispiratrice) con un'accezione negativa, che ne radicalizza la componente emotiva al fine di indicare, con ingiusta limitazione, gli appassionati di Jane Austen persi nella modalità estrema del fanatismo più puro.
    Ed è così che, per esorcizzare questa interpretazione fuorviante e riduttiva, mi ritrovo a pensare immediatamente alla sua origine - nobile, intensa, geniale. Che non perdo mai occasione per ricordare. 
    E così, oggi, in questo tè delle cinque, colgo l'occasione per invitarvi a conoscere da vicino proprio i due testi che costituiscono questa importante origine - poiché non ci si può dire Janeite senza conoscerli, tanto più che, finalmente, sono disponibili in italiano.



    Nobile, intensa, geniale - dicevo poc'anzi a proposito dell'origine di Janeite.
    Nobile, perché a generarla sono due grandi menti letterarie tra fine Ottocento e inizio Novecento: uno studioso e critico letterario, George Saintsbury; e uno scrittore, Rudyard Kipling. 
    (sì, due uomini, a imperitura confutazione del luogo comune secondo il quale Jane Austen sarebbe "roba da donne"!)

    George Saintsbury
    Intensa,  perché entrambi, nel crescerla, la nutrono dando libero sfogo all'appassionata ammirazione che provano per Jane Austen, regalandoci il loro punto di vista di lettori.
    (e apparendoci, così, "due di noi")

    Rudyard Kipling
    Geniale, perché ognuno in modo diverso - il primo nel crearla, il secondo nel consacrarla - usa il proprio grande talento per cogliere e svolgere un'intuizione felicissima, cioè che dietro al vezzo di chiamare Jane Austen per nome ("dear aunt Jane", la cara zia Jane) alla maniera del suo primo biografo, James Edward Austen-Leigh (nel Memoir of Jane Austen del 1870), ci sia una vicinanza ideale così concreta e profonda da essere percepita come un vero legame familiare. 
    (E non a caso i Janeite tendono a riconoscersi al primo sguardo, come se davvero la passione che li accomuna arrivasse addirittura a creare una somiglianza somatica, una certa "aria di famiglia", come tanti nipoti della stessa zia...)


    George Saintsbury inventa la parola Janeites (scrivendola Janites) nelle prime righe della prefazione che l'editore George Allen gli affida nel 1894 per una nuova, preziosa edizione di Pride and Prejudice (Orgoglio e Pregiudizio) - un testo piacevolissimo da leggere, in cui l'autore trova il perfetto connubio tra la trattazione accademica e l'espressione più viva dei propri gusti di grande ammiratore di Jane Austen e della sua creatura più brillante, Elizabeth Bennet (alla quale, nel finale, fa una vera dichiarazione).


    Alcuni decenni più tardi, nel 1924, Rudyard Kipling consacra definitivamente la felice intuizione del professore in un racconto dal titolo che è tutto un programma, The Janeites, in cui l'autore incanala l'elaborazione di un grave lutto familiare che lo ha colpito durante la Grande Guerra.
    Jane Austen, infatti, diventa indirettamente protagonista di una storia di trincea in cui un gruppo di ufficiali, ammiratori della scrittrice, crea una sorta di società segreta che usa riferimenti austeniani come linguaggio in codice. Fino al colpo di scena finale...

    Non ci si può dire Janeites senza aver mai letto questi due scritti - ed è per questo che la Jane Austen Society of Italy ha pensato di dare la possibilità di conoscerli anche ai Janeites italiani che non possono leggerli nell'originale inglese, mettendoli a disposizione in un ebook gratuito, con la traduzione di Giuseppe Ierolli e il progetto grafico di Petra Zari - ...e, sì, anche una mia elucubrazione in forma di introduzione, che riprende in modo più strutturato i tè delle cinque precedenti a quello di oggi.

    Non perdete occasione di leggere l'ebook Janeites,
    scaricandolo dal collegamento qui sotto.
    Buona lettura, Janeites d'Italia!

    Scheda del libro
    Janeites
    (la prefazione a Orgoglio e Pregiudizio di G. Saintsbury + il racconto omonimo di R. Kipling)
    Traduzione di Giuseppe Ierolli
    Introduzione di Silvia Ogier
    Progetto grafico di Petra Zari
    Prima edizione: febbraio 2014
    Pagine: 46
    Pubblicato da Jane Austen Society of Italy (JASIT)
    Scarica il libro online, gratis, in formato PDF

    ☞ Altre pubblicazioni della Jane Austen Society of Italy (JASIT)
    alla pagina Pubblicazioni su jasit.it


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    Una di quelle fate che si racconta stanno attorno alle culle con i loro doni deve averla portata a fare il giro del mondo appena nata.
    E quando fu deposta di nuovo nella culla, ormai sapeva com'era fatto il mondo.
    E aveva scelto il suo regno.
    Aveva sottoscritto un patto: se le fosse stato concesso di regnare su quel territorio, non ne avrebbe desiderato un altro.
    (Virginia Woolf, in Jane Austen fa i suoi esercizi, recensione di Amore e Amicizia pubblicata su The New Statesman, 15 luglio 1922)
    Quel territorio divenne, per sempre, Austenland.
    Grazie per avercelo regalato, e Auguri, Jane.

    Entra nel mondo di Jane Austen attraverso le sue stesse parole, camminando tra le pagine delle sue opere su Lo Scaffale di Jane 
    Leggi le appassionate parole che Virginia Woolf ha dedicato a Jane Austen in Un tè con Virginia e Jane nella stanza tutta per sé e in Perfetta ed immortale, così parlò Virginia